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nuove frontiere

Così Meloni cerca il voto dei fantallenatori

Enrico Veronese

In una campagna elettorale con i canali tradizionali intasati, occorre differenziarsi. Per questo Fratelli d'Italia ha deciso di puntare sui siti che trattano di fantacalcio e di sport

Le vie della campagna elettorale sono infinite. Sponsorizzazioni nei social network, camion a forma di vela, bande laterali dei mezzi pubblici, budget in aperitivi, e sempre meno manifesti nei tabelloni.

 

Ma Fratelli d’Italia, che per tempo si era accaparrata molte pensiline dei bus, conosce i suoi polli: nelle ultime settimane i tantissimi utenti del sito Fanta.Soccer, una delle piattaforme più fornite e anche discusse per il fantacalcio, nel cercare le ultime notizie utili a comporre la propria formazione si sono trovati davanti il faccione di Giorgia Meloni che dice che lei è “pronta a risollevare l’Italia”, dando appuntamento al comizio più vicino al geotag dell’utente stesso. Così, ancor più freschi, i banner nel frequentatissimo sito della Gazzetta dello Sport e nei portali dedicati al calciomercato 365 giorni l’anno: è solo la destra ad affacciarsi, naturalmente munita di committente responsabile e rinvio al programma del partito, per coloro che volessero cliccarci sopra.

La scelta, di certo strategica e per niente lasciata al caso, rivela un orizzonte psicologico chiaro a chi ha condotto la campagna della leader: con i canali tradizionali intasati tanto da rendere indistinguibile la propaganda degli uni da quella degli altri, occorre differenziarsi e calpestare sentieri non battuti, peraltro bisognosi di introiti sonanti dalla pubblicità. Non è dato sapere se, accanto ai media specializzati nel calcio e nei suoi accessori (ammesso che il fantacalcio lo sia rispetto alla disciplina principale), Meloni abbia stanziato una quota di risorse anche per colonizzare ulteriori ambienti ancora differenti e comunque poco convenzionali, ma la circostanza pallonara è confermata dagli spot che girano – per esempio – a Radio Sportiva, monopolizzata dai soli claim di Fratelli d’Italia.

Perciò la volontà, il riferimento e la susseguente azione di marketing sono chiari: esiste in questo paese una quota di elettori, in larga misura maschi, che lungi dal seguire con interesse le trasmissioni politiche in tv, indifferenti alle sottigliezze dei dibattiti, refrattari a partecipare ai residui comizi di piazza, stazionano invece nella zona d’ombra dove viene sezionata ogni cinque minuti la più grande passione degli italiani, quasi una ragione di vita (a volte senza il quasi). Ed è là che, scientificamente, Meloni interviene: migliaia di persone, di questa campagna elettorale, vedranno solo quei banner, ascolteranno solo quegli spot, assorbiranno quell’unica narrazione. Non sono una minoranza, stante le cifre di transito dei relativi siti – ben note a chi ha pianificato l’investimento – e la compulsività dei clickbait, che rinviano di pagina in pagina: anche questo, dalle parti di via della Scrofa lo sapevano bene.

A  Meloni interessa far breccia nel voto dei fantallenatori, magari inconsapevoli nella loro caccia al centravanti giusto, e al patito di calciomercato fuori stagione può interessare Meloni, senza nemmeno la fatica di valutare opzioni alternative. Anni di “bomberismo” culturale hanno seminato, si direbbe: del resto, la stessa possibile futura premier vanta un passato di giovane fantasy gamer, tra forum dedicati e messaggerie di fine Novecento. Una cosa è certa: magari il risultato potrà non essere quello che preconizzano i sondaggi clandestini in queste ore, ma non ci piove che FdI sappia surfare più e meglio di altri il momentum della campagna elettorale a colpi di sociologia targetizzata, cioè l’utilizzo dei celebrati big data incrociati in politica. Anche questa volta, come l’alba di “Ecce bombo”, dalla parte opposta rispetto a quella dove ce li si aspettava.