Salvini lancia il fantagoverno della destra. Sfida Draghi, ammicca a Orbán e si scorda dell'Ucraina

Simone Canettieri

Sul palco di Pontida l'immaginifico "Consiglio dei ministri informale". Bongiorno alla Giustizia, un diplomatica alla Farnesina, un medico alla Sanità. Il leader della Lega sogna Palazzo Chigi, e vabbè, e intanto promette di abolire il canone in bolletta

Dal nostro inviato a Pontida. Ecco il fantagoverno Salvini. Lo lancia direttamente il leader della Lega dal palco. Agli italiani chiede di far sì che Sergio Mattarella possa dargli l'incarico di premier. Poi alla Giustizia "ci sarà un avvocato, l'ideale sarebbe Bongiorno". Mentre agli Esteri "al posto di Giggino Volante, ci sarà un ambasciatore, un diplomatico". Ovviamente alla Sanità "ecco un medico". Salvini sogna Palazzo Chigi, e vabbè. Ma dice soprattutto che "il governo di centrodestra sarà più credibile all'estero di quello di adesso". Leggerissima sfida a Mario Draghi che proprio qualche giorno fa in conferenza stampa ha dato lezioni di geopolitica e alleanze a Lega e Fratelli d'Italia.

È comizio e dunque vale tutto. "Questo è il primo consiglio dei ministri informale", arringa la folla Salvini. Che annuncia: "Via il canone Rai dalle bollette della luce: vale 1,7 miliardi l’anno ed è stato introdotto in bolletta dal governo Renzi". Sono i 90 euro del Matteo di Pontida, la promessa a una settimana dal voto. In 40 minuti di comizio - con tanto di bacio al volo alla figlia Mirta - Salvini non pronuncia mai la parola Ucraina. Dice che Orbán "fa cose buone e a volte cose meno buone", rimpiange Trump, ribadisce che dalla Russia non ha mai preso un euro o un rublo. Promette nuovi decreti sicurezza e l'abolizione della "diabolica" Fornero. I tempi sono quelli che sono per il leader della Lega: "Siamo 100mila", fa notare. Ma dalla questura di Bergamo dicono che planimetrie alla mano, per come sono stati disposti i gazebo, più di 20mila persone qui non riescono a entrare. È il solito gioco delle parti. A nessuno qui sfuggono i rapporti tesi con Giorgia Meloni. "Con lei e Silvio andiamo d'accordo quasi su tutto". C'è da capire la vastità del quasi.

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.