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Abbasso le armi, viva le armi. La giravolta di Conte sugli aiuti militari all'Ucraina (ora che vince in Donbas)
Controffensive e contrordini. Adesso che diventa evidente che le armi dell'occidente servono a Kyiv per respingere gli aggressori russi e riconquistare i territori occupati da Mosca, il presidente grillino si giustifica: "Da sempre d'accordo con l'invio di aiuti militari". Eppure non la pensava proprio così. Ecco cosa diceva
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12 SEP 22
Ultimo aggiornamento: 11:56 AM
Trenta aprile 2022. Le parole del presidente grillino Giuseppe Conte contro l'invio di nuove armi all'Ucraina sono limpide: "Il M5s si oppone all'invio di aiuti militari e anche si oppone a controffensive”. Il pacifismo del fu Avvocato del popolo lo porterà a dire anche, 13 maggio nella sede dell'Associazione Stampa estera a Roma, che l'invio di armi avrebbe portato solo nuova violenza, quindi "sopraffazione e revanscismo". Oppure, il 7 giugno, che "l'Ucraina è stata sostenuta a sufficienza, anche in termini di aiuti militari. L'Italia quella che doveva fare l'ha fatto. Ci sono altri paesi, come Stati Uniti e Gran Bretagna, che stanno continuando a rifornire di armi l'Ucraina. Noi, come Italia, dobbiamo concentrarci sulla capacità di dialogare". Ora che - grazie anche alle armi fornite dall'occidente - la controffensiva di Kyiv ha portato alla riconquista di gran parte dei territori del Donbas, sottratti all'occupazione russa, Conte si riposiziona. O almeno ci prova, con risultati comici: "Sin dall'inizio eravamo conspaevoli che non ci si puo difendere con le mani nude da una tale aggressione. E' per questo che abbiamo acconsentito all'intensificazione del livello di sanzioni e anche all'invio di aiuti militari".
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Nato nelle terre di Virgilio in un afoso settembre del 1987, cerca refrigerio in quelle di Enea. Al Foglio dal 2016. Su Twitter è @e_cicchetti
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