L'intervista

"Sui diritti siamo più avanti noi del Pd". Parla Kelany, "l'avvocata patriota" di Meloni

Carmelo Caruso

"La prima a parlare di cittadinanza ai migranti è stata Giorgia. Non siamo medioevali. Ormai parlare di concepimento tra uomo e donna è rivoluzionario". Intervista a Sara Kelany, candidata con Fratelli d'Italia

Sentiamo che dicono. Ai migranti spariamo? Bum, bum? “Il blocco navale è un concetto articolato”. La cittadinanza agli stranieri? “Sì, con un percorso di studi di dieci anni. Siamo più avanti del Pd. La prima a parlarne è stata Meloni”. Stop alla legge 194? “Non scherziamo”. Abbiamo chiamato “la patriota avvocata” che si occupa di diritti per Giorgia Meloni. Si chiama Sara Kelany e l’abbiamo avvisata di “non fare l’intelligente”. “Dunque che dovrei fare?”.  Dicono che ormai giocate a fare gli intelligenti. Perché ci volete imbrogliare? “E voi perché ci volete raccontare come medioevali?”. E’ forse un complotto Lgbtq, come diceva Meloni in Andalusia, da Vox? “Non ha detto questo”. Lei dove è candidata? “Capolista in Lombardia, alla Camera”.

 
In FdI esiste un pensatoio che viene chiamato “centro studi”. Lo coordina Giovanbattista Fazzolari e Sara Kelany è l’esperta di diritto. “Kelany”, che cognome è? “Egiziano. Sono un’ immigrata di seconda generazione”. Quando ha conosciuto Giorgia Meloni? “Ai tempi del liceo”. In che occasione? “Ero la coordinatrice del movimento studentesco degli Antenati a Fondi. Giorgia era la coordinatrice nazionale”. E gli altri chi erano? “Lollobrigida, Mollicone”. Fazzolari al Foglio ha detto che bisogna ripartire dalla missione Sophia. Non era la missione che FdI contestava? “Non eravamo contrari al principio”.

 

Ah no? “No. Quella missione prevedeva tre fasi. La terza, lo smantellamento delle navi, non è stata mai attuata. Ci si limitava al traghettamento dei migranti in Italia. Perfino Emma Bonino aveva indicato delle problematicità”. I migranti li lasciate in mare come faceva Matteo Salvini? “Il salvataggio è doveroso. Sottolineo doveroso. Lo dice il diritto internazionale”.

 

Ci spiega cosa intende per “il blocco navale è un concetto articolato”? “Significa distribuzione comune dei migranti nei paesi Ue e partenze regolate. Occorre creare degli hotspot nei paesi di partenza gestiti direttamente da istituzione europee, da Onu, Oim, Unchr”. In Inghilterra, i giornalisti del The Guardian scrivono che Giorgia Meloni “è amica di Orban e si oppone ai diritti di gay”. Siete di destra e amate i polacchi di Orban. Se vincete voi di FdI toglierete i figli agli omosessuali? “Innanzitutto quello con l'Ungheria è un paragone stonato. La nostra idea non è ungherese, è nostra”. E qual è? “Abbiamo sempre detto che la situazione ideale, e ripeto ideale, per un minore è la bigenitorialità uomo-donna. In questi casi il nostro faro è l’interesse del minore”.

 

Fate gli intelligenti, ma volete ostacolare la legge 194 e se non volete voi c’è Matteo Salvini. E nelle Marche il diritto all’aborto è negato. Come la mette? “Sulle Marche si dice una falsità. E basterebbe leggere i dati senza i paraocchi e le catene ideologiche. Non c’è nessun diritto all’aborto negato. Nessuno”. I vostri candidati uomini parlano della 194 con faciloneria. “Il diritto all’aborto è un diritto sancito. Detto questo bisogna tutelare in ogni modo le donne che si rifiutano di abortire. Aiutare chi vuole un figlio e sconta gli ostacoli di una società arcigna. Sulla delicatezza, mi permetto di dire che a sinistra, nel Pd, non esiste”. E perché? “Una delle loro candidate, Monica Cirinnà, ripete che la destra è ‘Dio, patria e famiglia, insomma che vita di m…’. E sarebbe questa la delicatezza di sinistra?”.

 

Non ha risposto sulla “lobby Lgbtq”. Esiste una lobby Lgbtq che ci manovra? “Esiste una egemonia culturale. Orienta pensiero. Ormai sembra quasi rivoluzionario parlare di un concepimento tra un uomo e una donna”. Lei è sposata? “Si, marito ingegnere. Ci siamo conosciuti militando nelle giovanili della destra”. Cosa ascoltavano gli Antenati, Meloni,Kelany,Lollobrigida, Fazzolari? “A volte mi fa sorridere. Ascoltavamo i cantautori del nostro tempo, della sinistra. La sinistra ha forse la proprietà anche sui dischi? Guccini, De André. A ogni nostro comizio usiamo Rino Gaetano. Lo usiamo più noi di centrodestra che quelli di centrosinistra”.

 

Lo sa che gira un video di un candidato di Più Europa dove si dice che con la destra entreranno i carabinieri a scuola per cercare gli spinelli ai ragazzi? E ditelo che farete cosi… “Mi sembra che quel candidato si riferisca a modelli che la sinistra conosce, sono i modelli della Cina di Mao. Non certo i nostri”. Avete parlato di “devianze”. Tornano i “balilla”? “Premesso che il termine devianze è utilizzato anche nei dossier di questo governo. Quale sarebbe il male? Proporre modelli di vita sani, tempo libero, sport? E’ il modello della Finlandia. Io non voglio adolescenti tutti uguali obnubilati e che si rifugiano nelle dipendenze”. Perché non avete votato la legge Zan? “Perché è una bandiera slabbrata della sinistra e per il semplice motivo che quella legge rischia di non passare il vaglio costituzionale”. Perché avete detto no allo ius scholae? “In verità è stata Meloni, da ministro della Gioventù, a parlare per prima di cittadinanza. FdI è dell’opinione che la cittadinanza va legata al ciclo scolastico obbligatorio di 10 anni anziché a cinque. Noi lo colleghiamo a qualcosa di concreto, il Pd a cosa?”. Perché Meloni ce l’ha con i professori che hanno la tessera della Cgil, li caccerete dalle scuole? “Era un’iperbole per dire che non deve contare una tessera sindacale ma il merito. Basta conventicole”. Ma se scrivono tutti di FdI… “Perché siamo passati dal 4 al 30 per cento. Non abbiamo la presunzione di fare gli intelligenti, ma crediamo che ci sia un’intelligenza anche a destra. Vivida, fervida”. Quindi eravamo noi quelli pochi intelligenti a raccontarla? “No, eravamo noi che troppo ‘piccoli’ per attirare il vostro interesse”.

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  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica, ha scritto otto anni per Panorama occupandosi di politica, cronaca, cultura. Nel 2018 a Il Giornale. Oggi in redazione a Il Foglio.