Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia, 2022 (LaPresse)

Ai sovranisti ghe pensi mi

L'Europa cammina con noi. Intervista al Cav: “Il sovranismo è un'idea stupida”

Claudio Cerasa

Combattere il sovranismo dentro a una coalizione dove l’anti europeismo non manca? È possibile, spiega Silvio Berlusconi. “Siamo la garanzia per i nostri alleati, che spero facciano passi verso il Ppe”. Appello agli astensionisti: “Diventeranno voti per noi”. Draghi? “Continui a svolgere un ruolo per l’Italia”.  Cingolani? “Utile nel prossimo governo

Come si combatte il sovranismo da destra, all’interno di una coalizione dove il sovranismo non manca? Come si combatte l’anti europeismo da destra, all’interno di una coalizione dove l’anti europeismo non manca? Come si combatte la paura della globalizzazione da destra, all’interno di una coalizione dove il protezionismo non manca? E come si può evitare di regalare al centrosinistra un’esperienza di governo comunque di successo come quella di Mario Draghi, all’interno di una coalizione che ha lasciato le sue impronte digitali sulla caduta dell’ex governatore della Bce?

 

Abbiamo chiacchierato ieri mattina con Silvio Berlusconi, ex presidente del Consiglio, presidente di Forza Italia, a capo dell’unico partito del centrodestra iscritto al Parlamento europeo al gruppo del Ppe. E con il Cav., in un giorno complicato, nel giorno della scomparsa dell’avvocato e amico Niccolò Ghedini, abbiamo parlato a ruota libera del centrodestra del presente e di quello del futuro, dell’esperienza di governo con Draghi, dei rapporti con i propri alleati e di alcuni tabù che la coalizione di cui il Cav. fa parte dovrà necessariamente affrontare.

 

Presidente, ci spiega perché un elettore di centrodestra dovrebbe votare, oggi, Forza Italia al posto di Lega e Fratelli d’Italia? “Lo dice la parola stessa: il centro-destra è fatto di un centro, che siamo noi, alleato con una destra democratica. Il centro-destra in Italia – come sa, direttore – è nato con la mia discesa in campo, nel 1994. Ha vinto e ha governato con un profilo liberale, cristiano, riformatore. Il profilo di Forza Italia. La nostra vocazione europeista e atlantica è garanzia per i paesi amici e alleati. Io credo che molti italiani, molti di più di quelli che già votano Forza Italia, si riconoscano in un centro alternativo alla sinistra, il centro del Partito popolare europeo, la maggiore famiglia politica del nostro continente, che noi orgogliosamente rappresentiamo in Italia. Penso in particolare al vasto mondo dell’astensionismo. Le statistiche ci dicono che oltre il 40 per cento degli italiani è orientato a non votare. Ci dicono anche che una buona parte di queste persone – c’è chi ha stimato sette milioni di elettori – si definisce liberale, moderata, anticomunista, conservatrice. Certo non di sinistra. A tutti loro rivolgo un appello. Non possono essere indifferenti al loro futuro e a quello delle loro famiglie. Il 25 settembre possono cambiare la storia del nostro paese, venendo a votare e naturalmente votando Forza Italia”.


I vostri alleati, Lega e Fratelli d’Italia, fanno parte in Europa di gruppi parlamentari che giocano spesso con l’anti europeismo e con il complottismo. La Lega con l’Afd. Fratelli d’Italia con Vox. Pensa anche lei che in caso di vittoria elettorale del centrodestra sia un dovere di Forza Italia agevolare il percorso dei vostri alleati verso il Ppe? “L’ingresso nel Ppe significa l’adesione a una precisa visione dell’Europa e del ruolo dell’Italia in Europa. Un’Europa basata sui valori giudaico-cristiani, sul modello liberale, sulla sussidiarietà. Io sono certamente molto favorevole all’allargamento dell’area che fa riferimento al Ppe in Italia. Se i nostri alleati vorranno intraprendere un percorso di questo tipo, noi naturalmente li aiuteremo”. 


Lei ha detto che per l’Italia sarebbe stato un bene avere ancora un governo guidato da Mario Draghi e che la responsabilità della caduta è solo del M5s, anche se il centrodestra ha avuto eccome dal nostro punto di vista responsabilità nel porre un termine all’esperienza del governo Draghi. Quali sono secondo lei, dal punto di vista economico, i più importanti risultati raggiunti dal governo di cui Forza Italia ha fatto orgogliosamente parte? “Molti indicatori economici sono migliorati, negli ultimi mesi. Il governo di unità nazionale ha saputo, anche grazie alle sollecitazioni di Forza Italia, dare attuazione al Pnrr e fare ripartire il paese dopo la gravissima crisi legata alla pandemia. Questo nonostante un altro grave motivo di crisi, legato alla guerra in Ucraina, alle forniture energetiche, all’inflazione, stia creando gravi problemi agli italiani”. 


“Per questo avrei preferito che in un momento così delicato il governo continuasse a lavorare fino alla fine naturale della legislatura. Come lei ha ricordato, direttore, è il comportamento irresponsabile dei Cinque stelle che lo ha reso impossibile. Noi abbiamo dovuto prenderne atto. Io voglio ribadire l’impegno a non disperdere quanto di buono ha fatto fin qui il governo Draghi dal punto di vista dei contenuti. Devo aggiungere una considerazione, con profonda amarezza. Io ho sempre dato come scontato che la formula politica dell’unità nazionale fosse destinata a finire e che, con le elezioni, l’Italia sarebbe tornata a una naturale dialettica fra centrodestra e sinistra. Avevo sperato tuttavia – e lo avevo detto pubblicamente – che fosse finita la stagione dell’insulto, della menzogna, della demonizzazione. Purtroppo i primi giorni di questa campagna elettorale stanno dimostrando il contrario. Il Partito democratico, invece di accettare un confronto sulle idee, sui programmi, sulle cose da fare, ha ripreso il vecchio metodo della falsificazione. Credo che in verità non possano fare altro, non avendo né un’identità né una prospettiva che non sia la gestione del potere. Da molti anni il Pd, pur senza aver mai vinto le elezioni, si identifica con il governo del paese, quasi ininterrottamente. L’idea che finalmente siano gli elettori a scegliere da chi essere governati li terrorizza. Del resto questo non accade dal 2008, quando dalla nostra vittoria elettorale nacque il mio ultimo governo. Per ‘fermare le destre’, come dicono loro, erano disposti ad allearsi con chiunque, dai radicali e altri sedicenti liberali, fino all’estrema sinistra anti Nato. Alcuni di loro vorrebbero riprendere anche l’alleanza con i Cinque stelle. E’ inevitabile dunque che riescano a unirsi solo nello scontro e non nel confronto di idee. Questo non mi preoccupa per Forza Italia, perché gli elettori non sono stupidi e non premiano questi comportamenti, ma fa molto male alla nostra democrazia”.

  

   

Guido Crosetto, fondatore di Fratelli d’Italia, ha detto al Foglio, qualche giorno fa, che in caso di vittoria del centrodestra sarebbe importante chiedere un sostegno a Draghi e a tutte le persone che come Draghi possono dare un contributo al paese. E’ d’accordo? “Ho stima e affetto per Guido, che si è affacciato alla politica come deputato e sottosegretario di Forza Italia. Ma devo dire che già da molti anni sono stato io a volere Mario Draghi alla guida di Bankitalia e poi della Bce, superando la resistenza della signora Merkel. Sono stato ancora io il primo a indicarlo alla guida del governo di unità nazionale. Ovviamente non posso che essere favorevole al fatto che continui a svolgere un ruolo importante per l’Italia, anche dopo le elezioni. E in generale ho detto più volte che non disperderemo quanto di buono ha fatto il governo Draghi, anche nella scelta delle persone, naturalmente”.


Se Forza Italia dovesse avere un voto in più dei suoi alleati, a palazzo Chigi andrebbe il capo di Forza Italia, ovvero Berlusconi? “Se Forza Italia avesse un voto in più dei suoi alleati la politica del governo sarebbe ancor più caratterizzata in senso liberale, cattolico, garantista, europeista, atlantista. Al resto penseremo dopo aver vinto le elezioni”. Forza Italia e Lega hanno votato a favore di alcune riforme importanti in questi anni. L’obbligo di vaccinazione, attraverso l’introduzione del super green pass, e il Pnrr. Sono scelte che rifarebbe? “Ovviamente nelle condizioni di allora le rifarei. Ma oggi dobbiamo guardare avanti: sul fronte della pandemia non dobbiamo abbassare la guardia perché tutti gli indicatori ci dicono che il pericolo non è passato e che solo mantenendo un comportamento prudente e responsabile possiamo evitare di trovarci costretti a nuove misure restrittive, che vogliamo assolutamente evitare. Il Pnrr non l’abbiamo semplicemente votato: sono stato io a dare un contributo importante, forse determinante, con i miei colleghi e amici leader nel Ppe, perché l’Italia potesse disporre di tante e tali risorse. Sono molto orgoglioso di aver servito il mio paese in quest’occasione e credo che si tratti di un’opportunità straordinaria da utilizzare al meglio. Se necessario se ne potranno rivedere alcuni dettagli per adeguarli al mutare delle circostanze, ma la sua attuazione rimane determinante per uscire dalla crisi”. 


Il centrodestra critica spesso Renzi e Calenda per il loro passato, ma non per il loro presente. Crede che in futuro, dopo le elezioni, per Calenda e Renzi possa essere coerente un avvicinamento progressivo al centrodestra? “Francamente non critico Renzi e Calenda. Sono due figure di sinistra moderata che – dopo infinite contraddizioni  – cercano dei voti da portare a sinistra. Ma tutto ciò appassiona solo pochi addetti ai lavori del teatrino della politica. Io preferisco lavorare per il futuro del paese e per le grandi sfide che abbiamo di fronte, a partire da uno scenario internazionale denso di incognite e di nuvole nere all’orizzonte”. Al centro del programma del centrodestra c’è il governo dell’immigrazione. Possiamo dire che la chiave per governare l’immigrazione oggi non è chiudere i porti ma è chiudere la stagione dell’Europa che sceglie di non scommettere sulla solidarietà? “L’immigrazione è un problema molto complesso, che certo non si risolve solo con i respingimenti. Come lei ricorda è un problema europeo, perché i migranti sbarcano in Italia per ragioni geografiche, ma cercano l’Europa, non l’Italia. Dunque all’Europa dobbiamo chiedere di essere solidale e lungimirante, sia nell’accogliere la distribuzione dei migranti secondo le disponibilità economiche di ciascun paese, sia nel condurre una comune politica verso l’Africa. Questa politica deve basarsi su due cardini. Il primo: accordi con i paesi africani, specialmente quelli che si affacciano sul Mediterraneo, per fermare i migranti alla partenza e stroncare un ignobile traffico di esseri umani e per gestire ordinatamente i rimpatri. Il secondo è quello che io chiamo ‘piano Marshall per l’Africa’: non fermeremo mai un fenomeno come quello migratorio, oltretutto favorito dall’espansionismo cinese in Africa, se non offriremo a quelle popolazioni la speranza di un futuro di benessere nella loro terra. Al tempo stesso una forte presenza europea che affianchi lo sviluppo dei paesi africani servirebbe anche a controbilanciare la presenza della Cina, che costituisce il grande tema geopolitico del 21esimo secolo”.

 

Nel 2019, presidente, lei disse: “Il sovranismo è una bufala da mettere da parte, è un’idea stupida e stupidi sono quelli che ci credono. L’Europa nazionalista e sovranista ha provocato due guerre mondiali e decine di milioni di morti. Vogliamo tornare indietro? No. Con il sovranismo faremo la fine della Le Pen in Francia, che ha tanti voti ma non può governare”. Lo ridirebbe? “Non ho alcuna difficoltà a ripeterlo. Il nostro centrodestra non ha nulla a che vedere con le componenti di estrema destra che esistono in altri paesi, mentre in Italia sono fortunatamente ininfluenti perché esiste una grande destra democratica. La nostra presenza – lo ripeto – è garanzia della vocazione democratica, europeista e atlantista della coalizione. Se così non fosse non potremmo farne parte”.

 

Forza Italia, dal 2011 a oggi, ha governato in tre occasioni. Nel 2011, con il Pd. Nel 2013 con il Pd. Nel 2021 con il Pd. Immaginiamo che Forza Italia non voglia più governare con il Pd, ma possiamo dire che oggi la vera differenza tra partiti distanti non riguarda l’essere di destra o di sinistra ma riguarda l’essere o no europeisti? “Non sono d’accordo. L’europeismo per noi è un grande valore, ma proprio per questo non può essere una scatola vuota nella quale può stare qualsiasi cosa. Non nego che anche il Partito democratico voglia davvero l’integrazione europea, ma – come spesso capita nelle politiche del Pd – al di là dello slogan non è chiaro che tipo di Europa voglia. Noi pensiamo a un’Europa che sia protagonista nel mondo in nome dei valori liberali e cristiani che si identificano con la cultura europea. Vogliamo una comunità di popoli basata su questi valori e quindi in grado di superare egoismi nazionali e di darsi una comune politica estera e di difesa, a partire da una prima forza armata comune di pronto intervento di almeno 100 mila uomini. Vogliamo quindi che l’Europa sia una comunità regolata da princìpi democratici, con l’elezione diretta del presidente della Commissione Ue da parte dei cittadini europei e il superamento del principio del voto all’unanimità nel Consiglio europeo. Vogliamo andare verso un modello basato sulla sussidiarietà, che garantisca il massimo di unità e insieme il massimo di autonomia dei singoli paesi, come avviene negli Stati Uniti d’America. Vogliamo infine un’Europa schierata senza esitazioni con la Nato e con l’occidente. Diciamo che anche questa vocazione occidentale del Partito democratico è quantomeno recente”.

 

Matteo Salvini ha detto che sarebbe contento se in un governo di centrodestra ci fosse un ministro come Roberto Cingolani. Sarebbe un messaggio anche rassicurante in vista della dura transizione energetica a cui dovrà far fronte l’Italia. E’ d’accordo? “Potrebbe essere una buona idea. Nel nostro governo dovranno essere presenti figure di alto profilo, anche prese fuori dai partiti, perché avremo bisogno del meglio che l’Italia possa offrire. Ma credo sia presto per fare nomi”. In attesa che arrivi, come molti osservatori temono, una crisi economica a ottobre, l’Italia da tempo si ritrova ogni giorno a snocciolare dati positivi. Crescita economica tra le migliori in Europa. Occupazione record. Produzione industriale più resiliente del previsto. E’ ottimista sul futuro economico dell’Italia? “Io sono un ottimista per definizione. Ho sempre creduto che anche in campo economico la fiducia nel futuro sia un potente moltiplicatore. Del resto, lo ripeto, il governo Draghi ha fatto un buon lavoro, che noi abbiamo sostenuto e contribuito a migliorare. Tuttavia non nascondo che ci siano problemi molto gravi, che nascono da cause esterne (l’aumento dei prezzi delle materie prime e dell’energia, per esempio) che stanno scatenando una preoccupante inflazione “importata”. Del resto, l’Italia stava uscendo faticosamente dalla peggiore crisi del Dopoguerra, quella scatenata dall’epidemia di Covid e il nostro paese si porta dietro problemi strutturali di lunga data, dall’enorme debito pubblico all’eccessiva pressione fiscale, dalle inefficienze della burocrazia a quelle della giustizia, dalla carenza di infrastrutture alle difficoltà sul fronte energetico, legate a decenni di ritardi e di cultura del ‘no’. Essere ottimista non significa sottovalutare la gravità dei problemi, significa credere che l’Italia possa farcela. Credere davvero in un nuovo miracolo italiano. Noi lavoreremo ogni giorno, io personalmente lavorerò ogni giorno, per arrivare a questo”.

 

Al posto di Meloni, avrebbe tolto la fiamma dal simbolo del suo partito? “Francamente mi sembra il più irrilevante dei dibattiti”. Vladimir Putin ieri ha accusato gli Stati Uniti di voler prolungare la guerra in Ucraina. Ci sono ancora dubbi sul fatto che chi vuole una guerra lunga sia la Russia e non gli Stati Uniti? “La guerra l’ha scatenata la Russia, violando il diritto internazionale e la sovranità di un paese. Questo ci ha portato a essere dalla parte dell’Ucraina, delle politiche del governo italiano, dell’Europa, della Nato, degli Stati Uniti. In passato avevo sperato fosse possibile costruire un rapporto diverso con la Russia, le ricordo che a Pratica di Mare nel 2002 – con il pieno consenso dei nostri alleati occidentali – si giunse per mia iniziativa all’accordo Nato-Russia che poneva fine a oltre 50 anni di Guerra Fredda e di terrore nucleare. Speravo che la Russia potesse essere un partner affidabile dell’occidente nell’affrontare le grandi sfide del 21esimo secolo, a partire dell’espansionismo cinese. Quello che sta accadendo in questi giorni nello Stretto di Taiwan dimostra quanto sia attuale e grave il pericolo che nasce dalle politiche del governo comunista di Pechino. Tuttavia questa speranza appartiene al passato, per questo ho detto che sono deluso. Continuo a sperare come ogni persona ragionevole in una pace negoziata il più presto possibile, ma naturalmente questo non può avvenire a spese della libertà del popolo ucraino”.

 

Giorgia Meloni ed Enrico Letta hanno chiesto più volte al governo di chiudere i rubinetti del gas russo prima che sia la Russia a farlo. E’ d’accordo? “Certo, a patto che nel frattempo si siano create le condizioni per approvvigionamenti alternativi. Che si siano fatti i rigassificatori e i termovalorizzatori. Che si sia investito nelle energie rinnovabili. Che sia almeno ripartita la ricerca sul nucleare pulito. Allora potremo porre fine a una dipendenza che ci sta dando evidenti problemi”. Che cosa dice a chi ancora oggi sostiene che il vero problema della pandemia sia stato non tanto il Covid quanto una famigerata dittatura sanitaria? “Semplicemente, non dico nulla. E’ la scienza che ha dato risposte ormai definitive. Contestarle significa mancare di rispetto alle tante vittime del Covid e alle loro famiglie, mancare di rispetto ai tantissimi italiani che hanno sofferto per questa malattia terribile – come ricorderà l’ho provata sulla mia pelle e ne ho accusato i postumi per mesi – mancare di rispetto anche ai tanti lavoratori, imprenditori, operatori economici che per effetto della pandemia hanno visto compromessa la loro attività, hanno perso il lavoro, hanno dovuto chiudere l’azienda, non sanno come mandare avanti la loro famiglia. Naturalmente questo non significa che non si possa discutere sulle strategie migliori di contrasto alla pandemia per il futuro”.

 

A proposito di scienza, presidente: qual è la principale lezione sulla scienza che ci ha lasciato in eredità Piero Angela? “Piero Angela ci ha raccontato le straordinarie possibilità della scienza in ogni ambito. Sono una dimostrazione della grandezza dell’uomo nell’esplorare la natura, nel fare cose meravigliose, nel cogliere possibilità inaspettate. Cose che a noi sembrano ovvie, parlare quando vogliamo con un amico dall’altra parte del mondo, raggiungere in poche ore e con tutta comodità luoghi remoti, curare malattie terribili, effettuare in pochi secondi i calcoli più complessi, sono in realtà trasformazioni rivoluzionarie alle quali la nostra generazione ha assistito. E chissà quante ce ne riserva il futuro. Certo, in tutto questo vi sono dei rischi e dei limiti, per esempio nell’ambito della genetica, che sta alla saggezza stessa dell’uomo valutare e non valicare. Ma tutto questo – come del resto l’arte, la poesia, la musica, la filosofia – dimostra che l’uomo è una creatura straordinaria, fatta a immagine di Dio per i credenti, portatrice di potenzialità immense e di un valore eccezionale anche per chi non crede. Con il suo stile inimitabile Angela ci ha insegnato a capire la scienza e quindi a credere nell’umanità”.

  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.