Matteo Salvini a Lampedusa nel 2017 (foto LaPresse)

i programmi elettorali

Decreti Sicurezza e blocco navale. A destra il piano antimigranti nasce vecchio

Luca Gambardella

Ritorno alle leggi di Salvini, respingimenti e hot-spot in Africa, ma nessuna menzione ai respingimenti. Cosa c'è e cosa manca nel piano del centrodestra sull'immigrazione

Alla voce immigrazione il centrodestra riparte da dove aveva lasciato, la parola d’ordine è decreti “Sicurezza”. Nel programma di coalizione appena concordato, Matteo Salvini e Giorgia Meloni non potevano che trovare terreno comune sul provvedimento per eccellenza degli anni d’oro dei “porti chiusi”. Eppure, scorrendo i  punti programmatici, è la sostanziale genericità delle proposte a sorprendere. Al di là dei decreti “Sicurezza”, si menziona il “contrasto all’immigrazione irregolare e gestione ordinata dei flussi legali di immigrazione”. Il come fare resta un mistero. 

 

Se l’obiettivo è chiaro – meno immigrati – la strategia per raggiungerlo sembra contraddittoria. Difficile fare coesiste  i decreti “Sicurezza” e allo stesso tempo, come scritto al punto successivo, “favorire l’inclusione sociale e lavorativa degli immigrati regolari”. Da una parte, i decreti salviniani hanno aumentato e non diminuito  il numero degli irregolari, mentre dall’altra le politiche di integrazione sono state decimate dal taglio dei finanziamenti e dal ridimensionamento degli Sprar – i sistemi di accoglienza diffusa.  I dati dell’ultimo rapporto Ismu dicono che se la curva degli immigrati non in regola è rimasta mediamente costante negli ultimi anni è solo perché la pandemia ha portato a una riduzione degli arrivi e il governo Conte bis ha riformato parzialmente i decreti. In mancanza di queste due variabili, gli irregolari avrebbero continuato a crescere a ritmi molto maggiori di prima. Il culmine delle domande di asilo rigettate (oltre l’80 per cento di quelle presentate) è arrivato nel 2019, unico anno interamente normato dalla legge 132/2018  in cui sono stati convertiti i decreti “Sicurezza”. Nel biennio 2019-2020, l’equazione è stata: più domande di asilo rifiutate, più irregolari rimasti nel nostro paese. Il motivo è anche legato allo stallo sulle politiche di rimpatrio che,  sbandierate da Salvini ai tempi della sua reggenza al Viminale con annunci da capogiro (100 mila espulsioni all’anno, aveva promesso, ridotte poi a 100 al giorno e infine tradotte nei fatti ad appena  6.862 in due anni), ora sono scomparsi – sorprendentemente – dal programma del centrodestra. Una svista, forse. Negli ultimi anni, il livello invariato dei rimpatri è dovuto alle difficoltà dell’Italia a sottoscrivere nuovi accordi bilaterali ad hoc con i paesi di origine dei migranti, una difficoltà che  è una costante nella gestione dei flussi. 

  

Sempre sul piano dell’integrazione, il programma del centrodestra prova a tirare fuori un’iniziativa efficace solo sulla carta,  che consiste nella “creazione di hot-spot nei territori extra-europei, gestiti dall’Unione europea, per valutare le richieste d’asilo”. Un proposito che però viola il diritto d’asilo – che invece tutela la libertà dell’individuo di presentare domanda direttamente al paese di arrivo – e che resta irrealizzabile nella pratica. Immaginare  in questo momento degli  hot-spot in Libia, governata da una moltitudine di bande armate, sarebbe utopistico – eufemismo – per non parlare dell’assenza di volontà da parte degli stessi stati di origine di autorizzare la creazione di questi hot-spot supervisionati dall’Ue sul loro territorio. 

 

Infine, ecco il vero marchio securitario del programma. “Difesa dei confini nazionali ed europei […] con controllo delle frontiere e blocco degli sbarchi per fermare, in accordo con le autorità del nord Africa, la tratta degli esseri umani”. Si tratta di una formula lunga per non citare espressamente il “blocco navale”, ossessione meloniana che prevede il dispiegamento delle navi militari europee nel Mediterraneo. Si tratta però di una misura irrealizzabile, perché implica un’azione di forza nei confronti di un paese – disciplinata dal diritto bellico – e che prevede il blocco di ogni nave in transito, anche dei mercantili. Si dirà che basta fermare i barconi dei migranti, ma a quel punto subentrerebbe il diritto del mare, che obbliga il salvataggio delle persone, e non il loro respingimento. E in un attimo il blocco navale si trasformerebbe in un lontano parente di Mare nostrum. Uno dei tanti cortocircuiti di una ricetta scritta ieri, ma che sembra già vecchia 10 di anni. 

  • Luca Gambardella
  • Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Un paio di tirocini al ministero Affari esteri e al Parlamento europeo, abbastanza per capire che dovevo fare altro. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.it