Il caso

Il M5s è un saloon: "Meritate gli sputi". "Traditori". "Piccioni viaggiatori"

Simone Canettieri

L'assemblea del M5s si trasforma in un saloon davanti a un silenzioso Conte. I senatori insultano e minacciono i grillini che vogliono votare la fiducia a Draghi. Si riprende domani

PIù che un'assemblea dei parlamentari, la riunione degli eletti del M5s si è trasformata in una Suburra. Un incontro di wrestling verbale. Insulti, minacce, urla. Tutti contro tutti come nella zattera della Medusa. E allora ecco Giulia Lupo, senatrice vicinissima a Paola Taverna, che si rivolge contro chi vuole dare la fiducia a Draghi così: "Ci sono sputi che non vengono restituiti dallo specchio, ma che potrebbero arrivare da noi".

Sputacchiera a 5 Stelle? Così parrebbe.  D'altronde l'ala contiana, quella che vuole l'uscita dall'esecutivo costi quel costi, è fortissima a Palazzo Madama, l'acciaieria Azovstal del malcontento pentastellato.

 Marco Pellegrini, un altro senatore, si è scagliato contro "i traditori". E cioè coloro che potrebbero uscire dal Movimento - si parla di 30 parlamentari, ma forse sono di più - per votare la fiducia a Draghi. Luigi Gallo, tendenza Roberto Fico, ha apostrofato i dubbiosi pronti a salutare come "piccioni viaggiatori". L'assemblea è spaccata, chiaro. Si danno per scontate nuove scissioni. C'è chi è pronto a tutto pur di evitare il voto anticipato (un danno di circa 120 mila euro a parlamentare) e chi non ci crede e dunque tira la corda, sperando di accomodarsi con la massima comodità all'opposizione fino alla fine della legislatura.  

L'unico big che ha preso la parola è stato il ministro Federico D'Incà che ha chiesto "una tregua tra Conte e Draghi , per non mettere in difficoltà l’esecuzione delle riforme collegate al pnrr e i progetti collegati , questo per il bene del Paese".

D'Incà ha fatto inoltre riferimento alle difficoltà che ci sarebbero nel campo progressista in caso di voto anticipato. Insomma addio alleanza con il Pd.  L'assemblea, andata in scena su Zoom, si è svolta davanti a Giuseppe Conte, che ha ascoltato gli "interventi" in silenzio. Riprenderà domani, dopo che si era deciso prima di rinviarla alle 18, poi alle 20 di stasera. In una giornata però una pattuglia abbastanza nutrita di parlamentari  (De Lorenzis, Martinciglio, Pignatone, Soave Alemanno, Sut, Barbuto, Invidia, Cimino, Tripodi, Azzurra Cancelleri, D'Incà, Grillo, Lorenzoni, Dieni e D'Arrando) hanno espresso contrarietà rispetto alle posizioni di Conte. 

Di più su questi argomenti:
  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.