(foto di Ansa)

Dopo il voto

Re Mida al contrario. Il vero dramma del centrodestra è l'autolesionismo di Salvini

Claudio Cerasa

Le urne certificano che il leader del Carroccio ha perso definitivamente il suo tocco magico. Una scia impressionante di fallimenti politici. Appello al partito del toc toc

L’esito del referendum sulla giustizia, affossato non dai complotti mediatici ma dall’incapacità da parte di Salvini di non far sganasciare mezza Italia mentre si presentava come il leader unico del fronte garantista, sommato al risultato delle amministrative, che hanno restituito l’immagine di un centrodestra tutto sommato vincente quando si trova lontano dalle grandi città globalizzate (città come Milano, Torino, Roma, Verona, caso diverso invece Genova), offre agli osservatori meno distratti alcuni spunti di riflessione da non ignorare. Il primo tema riguarda la chiusura di una stagione del centrodestra all’interno della quale la capacità di generare mobilitazione da parte di  Salvini si è tradotta nel suo esatto contrario. A settembre del 2020, il leader della Lega raccontava di essere spesso costretto a ingerire tre Muscoril al giorno per combattere l’indolenzimento della sua spalla destra causato dal numero eccessivo di selfie scattati durante il giorno.

 

A giugno del 2022, invece, non è da escludere che il leader della Lega sia stato costretto a passare rapidamente dall’abuso di Muscoril all’abuso di Maloox. E Il combinato disposto, per Salvini, tra referendum flop e amministrative in cui il centrodestra che vince ha un profilo distante da quello salviniano è li a ricordarci alcune verità. Salvini non ha più l’egemonia sull’elettorato settentrionale (anche a Verona, come in buona parte delle città del nord, FdI ha superato la Lega). Non ha più l’egemonia sulla sua coalizione (Salvini avrà ancora l’ultima parola sulle liste?). Non ha più l’egemonia sulla Lega (fino a quando i governatori potranno mordersi la lingua?). Non ha l’egemonia sul governo (nonostante da mesi i parlamentari di centrodestra che votano la fiducia a Draghi siano superiori a quelli del centrosinistra). E negli ultimi tre anni, se si mettono in fila alcuni puntini, il Re Mida al contrario del centrodestra ha raccolto un bottino impressionante.

 

Nell’agosto del 2019, ha fatto cadere un governo di cui era il dominus, salvo poi pentirsene qualche settimana dopo (chiedere a Di Maio). Nel 2020, dopo il successo alle Europee sperperato con abilità estrema nei mesi successivi, si è fatto malamente bocciare un referendum per trasformare in un maggioritario puro l’attuale sistema elettorale (quesiti “eccessivamente manipolativi”, per la Consulta). Tra il 2020 e il 2021, Salvini, facendo impazzire di rabbia i suoi governatori, darà il meglio di sé, durante la pandemia. Combatte contro le mascherine, le chiusure, i vaccini, il green pass, arrivando a considerare le regole anti Covid più pericolose del Covid. In mezzo, il disastro delle amministrative nelle grandi città, dove Salvini ha perso tutto quello che poteva perdere. Il disastro sul Quirinale, dove il leader della Lega è riuscito a dividere il centrodestra in un’occasione in cui il centrodestra avrebbe potuto dettare le danze e non subirle.

 

E poi la guerra, con il putinismo travestito da pacifismo, la resistenza dell’Ucraina autorizzata ma non rivendicata, i biglietti per Mosca acquistati con i rubli dell’ambasciata russa. Il problema del centrodestra, come è evidente, non riguarda tanto gli elettori (le città dove il centrodestra è andato male sono quelle in cui il centrodestra si è diviso, tranne a Lodi dove il centrodestra ha perso pur essendo unito) ma riguarda  la presenza di eletti incapaci di rappresentare degnamente gli elettori, di arginare l’autolesionismo dei  leader, di portare avanti un’operazione verità simile a quella che negli Stati Uniti sta tentando Liz Cheney contro il populismo di Donald Trump. Servirebbe una Cheney alla destra italiana, e sopratutto alla Lega, per combattere la politica della nostalgia, per difendere i valori dell’occidente, per opporsi ai nemici della democrazia liberale e per dimostrare di aver capito che quando un Re Mida diventa tutto il suo contrario, le opzioni sono due: stare a guardare e tapparsi il naso abbuffandosi di Maloox, o reagire con forza, mettendo da parte anche il Muscoril, per passare dalla stagione degli influencer di partito a quella dei politici di governo. Toc toc, cara Lega, c’è nessuno?

  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.