Compensazioni

Così il governo vuole sospendere l'addestramento delle guardia costiera libica

Valerio Valentini

In arrivo il decreto Missioni. La mossa di Draghi per pacificare il Parlamento: congelare le operazioni di sostegno agli agenti che pattugliano le acque libiche. Rafforzato il fianco est: mille uomini in più in Ungheria e Bulgaria

Un po’ più a est, dunque un po’ meno a sud. E più che alla logica della coperta corta, la decisione risponde a quella della compensazione. Compensazione, nella fattispecie, di malumori e di mugugni: insomma questione di politica interna, e non militare. Per cui, mentre ci si prepara a rafforzare il dispiegamento di uomini e mezzi sul fianco orientale della Nato, lungo il vallo che dalla Lettonia scende fino alla Romania, contemporaneamente si ridimensiona fortemente l’impegno italiano a supporto della Guardia costiera libica. Scelta di convenienza, e forse perfino di necessità, quella avallata da Mario Draghi, e che verrà formalizzata in quel decreto Missioni che sembrava pronto per andare in Cdm già ieri, e che invece verrà rinviato, pare, alla settimana prossima. 


I dettagli vanno ancora definiti, in effetti, e allo studio ci sono almeno un paio di possibili soluzioni. Ma la sostanza è chiara: l’addestramento da parte dei finanzieri italiani agli agenti libici addetti al controllo delle frontiere marittime verrà sostanzialmente congelato. Il senso della scelta di Draghi, condivisa del resto coi ministri di Esteri, Difesa e Interno, sta qui: nel rassicurare quella parte di Parlamento che fa professioni più o meno sincere, più o meno estemporanee, di pacifismo, garantendosene il sostegno sul fronte più decisivo, al momento, e cioè quello orientale. Sull’Ucraina non sono ammesse defezioni, né astuzie di sorta. Per questo, oltre al rinnovato impegno a sostegno dell’esercito di Kyiv – su un terzo decreto gli uffici di Lorenzo Guerini e Luigi Di Maio stanno già lavorando, ma si procederà  solo dopo il vertice Nato di Madrid di fine mese – verrà disposto il dispiegamento di due battle group in Ungheria e Bulgaria, in un numero da concordare coi governi locali ma che non dovrebbe essere inferiore alle mille unità; uno sforzo che andrà ad aggiungersi ai 240 alpini di stanza in Lettonia, ai 160 presenti a Costanza, in Romania, e ai 130 in servizio in Islanda, tutti necessari al servizio di pattugliamento aereo dei confini orientali del fronte atlantico. 


E però, appunto, serve una compensazione. E in questo senso a Palazzo Chigi hanno concordato che, se il gesto di mediazione deve essere politico, allora vale la pena che sia il più simbolico possibile. Per questo si è deciso di ripensare drasticamente la missione di addestramento della guardia costiera libica, di gran lunga la più controversa e contestata, in Parlamento. “Contribuiamo a rafforzare l’operato di chi intercetta in mare i migranti che lasciano l’Africa e li riporta nelle prigioni libiche”, è l’accusa ricorrente da parte di un pezzo di sinistra pacifista che si salda con le sensibilità dei cattolici democratici. E’ la pattuglia capitanata da Graziano Delrio, da Matteo Orfini e Laura Boldrini, e che trova  consensi  pure dalle parti del M5s. Anche l’anno scorso le critiche erano state feroci, e però non erano valse a impedire il rinnovo della missione: 40 militari della Guardia di finanza, assistiti da 9 carabinieri del reggimento Tuscania, deputati a istruire e supportare gli agenti della Guardia costiera libica nella loro opera di pattugliamento delle coste tramite dieci motovedette donate dalla nostra Marina. L’idea, valutata dal ministero dell’Interno insieme a Palazzo Chigi, sarebbe quella di sospendere questa missione di addestramento, lasciando sul posto solo una sparuta pattuglia di tecnici addetti alla manutenzione delle imbarcazioni, col conforto della nave guardiacoste della classe Bigliani, che fungerà da base logistica dell’operazione. L’obiettivo sarebbe quello di riassorbire questa missione all’interno di quella europea gestita da Irini, di cui l’Italia è a capo insieme alla Grecia. Finalizzata a sorvegliare sul rispetto dell’embargo sulle armi disposto dall’Onu nei confronti della Libia, Irini annovera, in effetti, la formazione della Guardia costiera e della Marina libiche tra i suoi obiettivi secondari, ma per diventare operativa su questo fronte ha bisogno di accordi con le istituzioni libiche finora mai raggiunti. Difficile, dunque, che possa avvenire ora, con una Libia ancora funestata dal caos politico.


Tutto ciò si aggiunge al ridimensionamento di un altro sforzo  italiano in Libia, quello  per l’ospedale da campo nei pressi dell’aeroporto di Misurata. 
Disimpegno che, almeno nei progetti della Difesa, non va inteso però come uno smantellamento. E anzi, una ridefinizione delle operazioni nell’area dovrà esserci, in un futuro prossimo,  in sintonia con gli indirizzi strategici ribaditi nella recente Direttiva emanata da Guerini sulla sicurezza del Mediterraneo. Preludio, pare, a un dispiegamento di nuovi uomini e mezzi nel Mare nostrum. Ma modalità e numeri, su questo fronte, si capiranno solo tra qualche mese. 

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  • Valerio Valentini
  • Nato a L'Aquila, nel 1991. Cresciuto a Collemare, lassù sull'Appennino. Maturità classica, laurea in Lettere moderne all'Università di Trento. Al Foglio dal 2017. Ho scritto un libro, "Gli 80 di Camporammaglia", edito da Laterza, con cui ho vinto il premio Campiello Opera Prima nel 2018. Mi piacciono i bei libri e il bel cinema. E il ciclismo, tutto, anche quello brutto.