Il retroscena

Salvini e Meloni non si parlano, Lollobrigida si sfila: aria di Michetti bis nel Lazio

Tutte le manovre e il grande stallo per il dopo-Zingaretti

Simone Canettieri

A dieci mesi dalle regionali, il centrosinistra è in pieno movimento. A destra buio totale. Il capogruppo di Fratelli d'Italia: non voglio fare il governatore. E la storia si ripete

Tira una leggera aria di “Michetti bis” nel Lazio. A dieci mesi dalle   regionali, il centrodestra è pietrificato.  E’ il riflesso del (non) rapporto fra Matteo Salvini e Giorgia Meloni.  Ma intanto la coazione a ripetere inizia a farsi largo. Sulla carta, il dopo-Zingaretti è una partita più che alla portata per le destre. Si dovrebbe votare insieme alle politiche. C’è  il turno unico. I Fratelli del Lazio, nel senso dei meloniani, per i sondaggi sono sopra al 25 per cento. Tuttavia, come  per la scelta del candidato sindaco di Roma, la corsa inizia a essere segnata dai gran rifiuti. Francesco Lollobrigida si è sfilato.  

Chi ha parlato con il capogruppo di FdI alla Camera dà l’investitura “impossibile”. Un “no” blindato e “già comunicato a Giorgia con tanto di patto”, rivela chi conosce entrambi. Un film già visto, appunto. Come la Capa della destra italiana rinunciò a una quasi elezione certa nella sua Roma per inseguire Palazzo Chigi e la leadership del centrodestra, anche “Lollo” ora crede di essere più utile in caso di governo (di notte sogna il Viminale). Non è una fuga alla ricerca dell’America. Nel suo caso pesa anche l’esperienza poco esaltante nella disgraziata giunta di Renata Polverini (in cui fece l’assessore ai Trasporti). Finì con Batman-Fiorito. Sicché meglio starsene alla larga dall’alveare della Cristoforo Colombo, pensa il capogruppo alla Camera, braccio operativo di un partito in ascesa. 


Dunque non ci sarà Lollobrigida. Tutto si rimette in moto e soprattutto si confonde. Proliferano candidati, autocandidature e nomi messi in giro giusto per essere bruciati. Se fosse interessato ci sarebbe Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera, figura importante della destra romana e laziale. Gli chiederanno di correre? E lui sarebbe disponibile? Intanto, nel tritacarne ci finiscono tutti: da Roberta Angelilli, ex europarlamentare, a Chiara Colosimo, consigliere regionale. Entrambe di FdI. Come Luciano Ciocchetti, già vicepresidente del Lazio. E poi non mancano – con tanto di rifiuto preventivo allegato alla domanda – Claudio Durigon per la Lega e Maurizio Gasparri per Forza Italia. Gira che ti rigira sono gli stessi nomi che ballarono la scorsa estate prima che uscisse fuori dal cilindro, a bordo di una biga, Enrico Michetti, il tribuno di Radio Radio. Personaggio a suo modo entrato nella leggenda delle cronache capitoline. Parlava solo di Antica Roma. Diceva di rifarsi ad Augusto. Ce l’aveva con i vaccini, il green pass e la dittatura sanitaria. Un civico, non politico e semisconosciuto “meravijoso”. Meloni dice aver imparato la lezione. E che non ci sarà un bis. 


E dunque se si dovrà scegliere un nome fuori dal recinto di Fratelli d’Italia, l’aspirante governatore dovrà essere personaggio noto del mondo dell’impresa o della comunicazione (qui tocca registrare, senza crederci troppo, l’ipotesi di Gennaro Sangiuliano, direttore del Tg2, romano d’adozione). Ma  tutto è prematuro. Troppo prematuro, spiegano dal centrodestra. Un ritornello già ascoltato quando c’era da scegliere il sindaco di Roma. Salvo presentarsi al gran finale con il nome dell’avvocato professor Michetti, esperto di Diritto amministrativo. Questi cattivi pensieri del centrodestra si specchiano nel campo opposto dove invece sono già iniziate le grandi manovre. Nel centrosinistra, si stanno portando avanti con il lavoro. Per succedere a Nicola Zingaretti si è subito fatto avanti l’assessore alla Sanità Alessio D’Amato con tanto di annuncio: “Mi candido alle primarie!”. Ma dovrà vedersela, pare, con il collega di giunta Daniele Leodori, solido dem tendenza Franceschini. Tra i due ormai ci sono solo rapporti istituzionali.  Carlo Calenda (Azione), presenza non banale nella capitale, spinge a favore di D’Amato: è pronto a sostenerlo nonostante l’alleanza con il M5s. Il Pd romano studia intanto anche piani B, C e D. Da Enrico Gasbarra a Marianna Madia fino a Beatrice Lorenzin. Bisognerà aspettare le primarie.  In mezzo la questione del termovalorizzatore. L’opera pubblica più importante a Roma e nel Lazio degli ultimi anni  è destinata a creare qualche problemino a questa vasta coalizione piena di galli che già cantano (ieri Beppe Grillo, a nome del M5s, ha rifatto fuoco e fiamme contro l’impianto). Insomma, calcolato il turno unico delle regionali laziali e il possibile traino delle politiche, il centrodestra anche questa volta sarebbe più che in partita. Ma avanzano strani presagi. Habemus Michettum II?

  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.