Il caso

Regole nei talk e propaganda russa in Rai: l'ad Fuortes si muove in un labirinto

Simone Canettieri

Il manager di Viale Mazzini domani sarà audito dalla Vigilanza che gli propone un nuovo decalogo sulle regole per le trasmissioni. Poi il 12 maggio si presenterà davanti alla commissione parlamentare sui servizi segreti

Ascolterà gli indirizzi e le proposte della Vigilanza Rai. E, dopo qualche giorno, risponderà alle domande del Copasir, il comitato parlamentare che vigila sull’intelligence. La prima audizione è prevista per domani. Rientra nella prassi per qualsiasi amministratore delegato di Viale Mazzini. Il secondo appuntamento, in programma il 12  maggio, rappresenta un inedito. E  il protagonista sarà sempre lui: Carlo Fuortes. Le due circostanze sono legate fra loro dallo stesso tema: la guerra in  Ucraina e la “postura” che deve darsi la tv pubblica. Con gli opinionisti italiani e con i giornalisti russi. Dove finisce l’informazione e dove inizia l’infiltrazione gratuita della propaganda di Putin? Se lo domandano tutti. Anche  Draghi.


Giornalisti di Mosca legati al ministero della Difesa russa (Nadana Fridrikhson) invitati nelle trasmissioni Rai. Professori dalle teorie discutibili con un presunto passato come collaboratore dei servizi segreti (tipo Alessandro Orsini). La gestione delle opinioni sul conflitto in Ucraina. I gettoni per chi parla. La rotazione degli ospiti. Il diritto al pluralismo delle idee. Il calderone è così ampio che alla fine il rischio smarrimento è quasi assicurato.  Carlo Fuortes si muove in questo ginepraio senza strepitare. A chi gli chiede cosa dirà alla Vigilanza Rai e al Copasir risponde che ascolterà le istituzioni. A chi lo incalza chiedendogli  se adotterà il nuovo regolamento sui talk spinto dai parlamentari tronca e sopisce. L’ad dà per scontato che è pronto a ragionare sulle linee di indirizzo della Vigilanza. Di sicuro l’effetto Lavrov amplica tutto. Anche nella televisione pubblica. Servono anticorpi? Occorrono regole più severe? E chi le stabilisce? E i conduttori ci staranno al nuovo gioco o lo vivranno come un giogo?

Davanti a questo scenario, la polemica su Gennaro Sangiuliano passa in secondo piano. Il direttore del Tg2 venerdì scorso è intervenuto alla conferenza di Fratelli d’Italia a Milano. Secondo quando filtra da Viale Mazzini il giornalista aveva ottenuto il via libera per moderare un dibattito. Dunque per intervistare un politico. Invece è salito sul palco  di Giorgia Meloni per un intervento sui conservatori e su Giuseppe Prezzolini.  I patti non erano questi, spiegano dai vertici Rai abbastanza risentiti. Tuttavia non sono all’ordine del giorno provvedimenti clamorosi nei confronti di Sangiuliano, questo emerge. 


  Ci sono altre priorità adesso nella testa di Fuortes. Deve cercare di ordinare l’ordinabile. Ecco dunque cosa succederà fra domani e il 12. Si inizia con la commissione di Vigilanza. Il presidente della bicamerale, Alberto Barachini,   ha allo studio una risoluzione con alcuni paletti per gli opinionisti invitati nei talk della tv pubblica. E qui si entra nell’impalpabile: dovrebbero essere competenti sul tema trattato. E  dovrebbero ruotare e intervenire a titolo gratuito. Una schema, al quale si oppone M5s, potrebbe essere comunque proposto nelle prossime sedute e aggiornato anche con qualche riferimento ai giornalisti russi.   Anche la Commissione Ue interviene. Per spiegare che   ospitare giornalisti russi di media bloccati dalle sanzioni - come Sputnik e Russia Today - non deve eludere le sanzioni Ue contro la propaganda russa sull'Ucraina. Non si tratta  di censurare le opinioni ma “è importante che sia contestualizzato”, è la linea di Bruxelles. Da dove parte un’altra raccomandazione: le emittenti di Ue e Stati membri non devono permettere l’incitamento alla violenza o all'odio nei programmi, come previsto dalla direttiva sulle attività dei media europei. Tutta questa teoria dovrà essere  contestualizzata, e produrre effetti una volta messa in pratica nei salotti televisivi di casa nostra. Il caso dell’intervista al ministro Lavrov su Rete4 ha riacceso i fari del Copasir sulla propaganda russa e sulla postura, e ci risiamo, che le trasmissioni delle tv pubbliche e private devono avere. Il 12 toccherà a Fuortes, dunque. E dopo di lui sarà ascoltato il presidente dell’Agcom, Giacomo Lasorella. Si parlerà di propaganda putiniana camuffata da informazione, ma anche di buonsenso nel gestire informazioni e opinioni. C’è il pericolo che non se ne esca.  

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia. Ha vinto anche il premio Guidarello 2023 per il giornalismo d'autore.