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memorie e aneddoti

"Per lui Donna Assunta era una confidente a prova di bomba". Parla lo storico portavoce di Almirante

Gabriele De Campis

La svolta di Fiuggi, Fini, la musica, gli aneddoti e il doppiopetto. Massimo Magliaro, ex direttore di Rai international, ricostruisce il legame profondo tra il leader dell'Msi e sua moglie: "Occhiuta e acuta come nessuna donna al mondo".

Massimo Magliaro, storico portavoce di Giorgio Almirante, poi direttore di “Rai International”, quando scoccò la freccia di Cupido tra il leader politico e Donna Assunta?

“Ricordo quello che mi raccontarono entrambi tanti anni fa. Eravamo a Parigi, al ristorante “Le soufflé” di cui Almirante era (quando poteva) affezionato cliente. Loro e io. Mi raccontarono che la loro conoscenza fu casuale, al termine di un comizio al centro di Roma. Fine anni ’50. Ci fu un’amica di lei che li presentò. La scintilla non scoccò subito, ma poco dopo. Fu un amore reso difficile e sofferto dalle reciproche situazioni di entrambi: entrambi sposati ma entrambi in crisi. Il resto è noto”.

 

Che rapporto avevano? Come si conciliavano la mitezza di Almirante e l'esuberanza della sua compagna di vita?

"Per lui Donna Assunta era una confidente a prova di bomba. Non l’ho mai sentita dire 'Giorgio mi ha detto' oppure 'da Giorgio ho saputo'. Lui si fidava della discrezione estrema di lei ma aveva anche stima del suo intuito politico, della sua capacità di analisi, della sua abilità nel saper valutare la caratura delle persone, anche quando il carattere 'tuttopepe' di lei prevaleva sulla serenità di giudizio. Dal canto suo, lei lo adorava. Lo guardava con gli occhi persi di chi ascoltava un uomo con una personalità eccezionale ma anche con una umanità straordinaria e una sensibilità impagabile”.

 

Una serata in casa Almirante?

“Aneddoti? Ci vuole una enciclopedia per raccontarli. Mi ricordo con grande nostalgia le grandi tavolate piene di figli e nipoti e amici di partito, e non solo, che la grande famiglia Almirante riusciva spessissimo a mettere insieme. Il tono era quello di una allegra combriccola senza formalismi e con tanta voglia sorridere al futuro”.

 

Avevano canzoni, film, luoghi che caratterizzavano la loro vita privata?

"Lei adorava cantare. Da brava catanzarese, amava “Calabresella” che durante le feste cantava a squarciagola. Per la gioia dei presenti dai quali pretendeva cori di accompagnamento. Lui era stonato e ovviamente non rischiava i fischi: amava molto certe melodie francesi, “La vie en rose” ad esempio, Aznavour, la Piaf. Film? A lui non dispiaceva il neorealismo italiano, Rossellini in particolare. E amava il teatro di Eduardo".

 

Si dice che Donna Assunta influì anche sul look del segretario, introducendo il doppiopetto...

"E’ vero. Donna Assunta preparava l’abito completo della giornata di lui: vestito, camicia, cravatta, scarpe, calzini. Era attenta a tutti i particolari. E lui accettava senza batter ciglio".

 

Le donne erano tutt'altro che marginali nell'immaginario e nella cultura post-fascista o missina...

“Sì, certo. Almirante veniva considerato un bell’uomo, a prescindere dal suo indiscutibile fascino oratorio. E donne che stravedessero per lui ce n’erano, eccome, e in tutta Italia. Ma lei ha sempre vigilato. Occhiuta e acuta come nessuna donna al mondo".

 

Come attraversarono gli anni di piombo?

“Male, malissimo. Fu una tragedia per tutti, figuriamoci per il capo di una delle fazioni in lotta, una fazione che, ricordiamolo, non era protetta dai giornali, dalla politica, dalla magistratura. Almirante si interrogava per cercare di capire come fosse possibile un imbarbarimento di quel livello. E lei raccoglieva queste riflessioni senza fine che riempivano le notti. Era come il confessore che ascolta e consola e asciuga le lacrime dell’anima. Quanto volte Donna Assunta mi ha detto 'Anche stanotte non ha dormito. Stava seduto su quella poltrona laggiù, in camera da letto, a pensare, a interrogarsi, a riflettere. E io non sono riuscita a fargli chiudere occhio'. Furono anni di una pena indicibile per entrambi: i fratelli Mattei, Venturini, Giralucci e Mazzola, Ramelli, Acca Larentia, Pedenovi, quanti funerali, quante lacrime, quanto sangue. E Almirante a invocare, spesso incompreso, 'Giustizia sì, vendetta no!'”.

 

Il ruolo di Donna Assunta nella scelta di Gianfranco Fini come delfino?

“Secondo me è una leggenda metropolitana che Almirante abbia indicato Fini perché “imbeccato” dalla moglie. Le ragioni, peraltro a suo tempo dichiarate ai quattro venti, furono altre: Almirante voleva far fare al partito un salto generazionale ma nel solco della storia missina che fu una storia di cui essere orgogliosi. Un salto per non restaurare ma anche per non rinnegare. A Sorrento i candidati alla Segreteria furono quattro: Servello, nato al Meridiano d’Italia dello zio De Agazio nell’immediato dopoguerra e cresciuto nel Msi; Rauti, che aveva combattuto nella Rsi e quindi non era propriamente un giovane; Mennitti, giovane certamente, ma in cammino verso altri lidi (diventerà di lì a poco primo coordinatore nazionale di Forza Italia); e Fini che, al di là della giovane età, aveva le sue radici nella storia missina. La scelta era per così dire obbligata e inevitabile”.

 

La svolta di Fiuggi?

"In un primo tempo volle restare a vedere, ma si rese conto subito che il copione che veniva suonato era un altro rispetto a quello annunciato al prologo e presentato al primo atto”.

 

Dopo la morte di Almirante, come custodì la memoria del marito?

Girò l’Italia per ricordare col suo nome e la sua parola che le radici erano quelle di una storia gloriosa, durata peraltro poco meno di mezzo secolo, vissuta con dignità e orgoglio in mezzo a un mondo che, malgrado la sua ostilità, non riuscì a soffocare quel popolo. Lo fece per ammonire tutti affinché tutti capissero che il taglio delle radici fa morire qualunque albero”.

 

Simpatizzò per Gianfranco Fini, e poi se ne pentì. Ora per chi aveva una attenzione particolare tra i leader destrorsi?

“Alludi a Giorgia Meloni? Di lei una volta disse: 'La Meloni dice che non è fascista. Ha ragione'. Ci mancheranno i suoi giudizi lapidari come questo”.

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