Tutte le volte che Salvini ha detto "Putin? Avercene!"

Enrico Cicchetti

C'era una volta un segretario di partito che invidiava i russi "che non hanno Renzi, hanno Putin". Che avrebbe portato il capo del Cremlino "nella metà dei paesi europei". E che voleva trasformare l'Italia in Mosca, perché lì "non ci sono lavavetri e la polizia è discreta"

Putin è "il miglior uomo di governo al mondo" (2019) se "ne avessimo di più come lui sulla faccia della Terra, avremmo qualche problemino in meno" (2016). E se qualcuno proponesse di fare cambio tra il presidente russo e Renzi "accetterei al volo" (2019).

Mosca? Una città "pulita, senza un mendicante o un lavavetri", dove "la polizia è discreta" ma "se sbagli paghi" e nella quale "si può vivere con serenità, mentre da noi bisogna avere il terrore di uscire di casa" (2015).

Il capo del Cremlino è antidemocratico? Non è certo l'Europarlamento che può dare patentini di democraticità: "La Russia è sicuramente molto più democratica dell'Ue così come oggi è impostata. Farei a cambio e porterei Putin nella metà dei paesi europei malgovernati da presunti premier eletti che sono telecomandati da qualcun'altro" (2015).

Parole di Salvini, dal 2014 a oggi. Anzi, dal 2014 alla scorsa settimana, quando il democratico Putin ha deciso di invadere l'Ucraina.

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  • Nato nelle terre di Virgilio in un afoso settembre del 1987, cerca refrigerio in quelle di Enea. Al Foglio dal 2016