Il retroscena

Casellati ha il mal di Colle. Blitz ad Arcore: "Caro Silvio, che agguato da Forza Italia"

Il 28 gennaio l'incidente che ha fatto implodere il centrodestra, adesso la seconda carica dello stato prova a dissimulare la rabbia fra voci di corridoio e sfuriate

Simone Canettieri

Nei giorni scorsi la presidente del Senato ha incontrato Berlusconi per sfogarsi dopo la disfatta del Quirinale. I rapporti con le truppe azzurre rimangono tesi

“Silvio, ho subìto un agguato vergognoso dalla nostra Forza Italia”. Lo sfogo a tu per tu, alla fine, c’è stato: riservato come il saluto che Elisabetta Casellati ha fatto a Silvio Berlusconi lunedì 14 febbraio. Il giorno di San Valentino, la presidente del Senato, dopo aver partecipato all’inaugurazione a Milano dell’anno accademico dell’università San Raffaele, si è presentata ad Arcore.  E’ stata l’occasione, certo, per incontrare il padrone di casa ancora convalescente, ma anche per confrontarsi su un fattaccio non banale.

La prima miccia che ha fatto implodere il centrodestra: quei settantuno voti mancati alla seconda carica dello stato da parte della coalizione che avrebbe dovuto sostenerla compatta come una testuggine.  Piccolo promemoria: ventotto gennaio, quinta votazione per eleggere il presidente della Repubblica. Salvini, Meloni, Berlusconi e il resto del centrodestra annunciano che si voterà  Casellati. Lei ci crede, da un paio di giorni fa telefonate per sponsorizzarsi.

Tuttavia chi ha confidenza la mette in guardia: “Betty, attenta, potrebbe finire malissimo”. Risposta: “Ragazzi, lo so: metto in conto un dieci per cento di franchi tiratori, ma ci saranno sorprese”. Com’è andata si sa.  Un disastro. Almeno una quarantina di cecchini azzurri, più tanti voti fuori linea di Coraggio Italia e, qua e là, qualcosina di Lega e Fratelli d’Italia. Casellati assiste allo spoglio accanto al presidente della Camera Roberto Fico. Compulsa il cellulare e manda messaggini a raffica (c’è chi l’accusa di sgrammaticature istituzionali). Uscirà dall’Aula avvolta da un comprensivo abbraccio di una parlamentare, come un’eroina ferita in battaglia. Stop.  In questo preciso istante iniziano i veleni nel centrodestra che ancora sgorgano con una certa impetuosità.  E soprattutto si spengono i riflettori sulla presidente del Senato. I parlamentari veneti, con i quali ha antiche consuetudini per motivi territoriali, la cercano ormai da tre settimane. Vorrebbero parlarle, esprimerle solidarietà, capire se “è ancora scossa e come sta”, dice , candido, un deputato. “Invece per il momento prendiamo notizie dalla figlia di Elisabetta, sempre gentilissima e protettiva”, racconta un’altra parlamentare.

Casellati, che sa essere spigolosa e decisa, di sicuro va avanti. Fa finta di nulla. Ha ripreso l’attività istituzionale senza timidezze e con piglio militare (raccontano di un vivace confronto la settimana scorsa in conferenza dei capigruppo con il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà).  C’è chi dice che abbia metabolizzato la congiura e chi invece assicura: non dissimula, è ancora arrabbiatissima, meglio starle alla larga. “Noi donne abbiamo una capacità di reazione superiore a quella degli uomini”, racconta una senatrice di FI. Nei corridoi scricchiolanti del Senato c’è una sana e sadica curiosità.

“Come sta?”. Per Maurizio Gasparri, per esempio, non bisogna nemmeno fare troppi drammi perché alla fine la storia  è impetuosa: fa sempre una media precisa  fra aspettative e realtà.     Intanto, da Palazzo Madama anche l’ultimo portavoce se l’è data a gambe (Marco Ventura  cura  la comunicazione di Marcell Jacobs, l’uomo più veloce del mondo). Siamo a otto giornalisti saltati come tappi di lambrusco in questi quattro anni.

Un record nella storia parlamentare. In attesa di un nuovo portavoce, ha assunto l’interim di questo compito (per cui sembra non esserci proprio la fila) Fenesia Calluso, giornalista  del Tg1, già addetta stampa di Marcello Foa, quando era presidente della Rai. Il cerchio ristretto di Casellati è rimasto intorno alla presidente ferita ma per niente abbattuta. “Non c’è nulla da spiegare e non ci sono conseguenze politiche di quanto accaduto”, dice  Nitto Palma, ex ministro della Giustizia dei governi Berlusconi e ora capo di gabinetto della presidente. Che con le truppe di Forza Italia, dopo l’agguato,  parla sempre di meno. Al contrario dell’ottimo rapporto che continua a nutrire con Fratelli d’Italia (a partire da Ignazio La Russa). Tutti escludono colpi di scena. “Però, caro Silvio che brutto trattamento mi è stato riservato”, ha detto Casellati al Cav. Due cerchi quirinalizi che non si sono chiusi.
          

  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.