Il caso

M5s, corsi e ricorsi: la finta pax grillina della carte bollate. Grillo avvisa Conte

Simone Canettieri

I legali dell'ex premier depositano l'istanza di revoca dell'ordinanza del tribunale di Napoli. Il Garante è scettico. Intanto Di Maio e l'Avvocato del popolo siglano una fragile tregua

Pax bollata. Nel senso delle carte.  Beppe Grillo lascia la capitale con una valigia piena di punti interrogativi.  Gli avvocati di Giuseppe Conte (Astone, Consolo, Cardarelli) l’hanno rincuorato, a tavola,  fino a tarda notte: il ricorso al tribunale di Napoli sbloccherà tutto, il M5s tornerà ad avere un presidente riconosciuto e un   nuovo statuto legittimato. Cin cin. “Spero che vada tutto bene, lo spero per te e per noi”, ha detto Grillo a Conte prima di andarsene da Roma. Ieri è stata depositata l’istanza di revoca dell’ordinanza che tutto ha congelato: si punta sul regolamento del 2018, in base al quale sono stati esclusi dalle votazioni gli iscritti da meno di 6 mesi.  La settimana prossima è attesa la risposta del tribunale. Borrè è  pronto a presentare un altro reclamo.   Gli avvocati di Grillo sono abbastanza scettici. L’unico effetto ottenuto è la tregua fra Di Maio e Conte. Ma quanti carboni ardono sotto la cenere.  
Grillo si definisce “un condom per la protezione del Movimento”.  Il ritorno del vecchio capo al cospetto della paralisi della sua creatura, dilaniata dalle guerre interne e dalle carte bollate. La situazione giudiziaria della prima forza del Parlamento travalica anche le scazzottate fra Conte e Di Maio. Con i quali Grillo ha parlato, seppur separatamente. La vera preoccupazione in questo momento riguarda la decisione del tribunale di Napoli. E i tempi. L’ipotesi di cambiare lo statuto per accedere al 2X1000 diventa sempre più remota: c’è tempo fino a marzo. Il terrore che la vicenda dello statuto possa trascinarsi all’infinito è concreta. In mezzo ci sono gli appuntamenti elettorali vicini e lontani. Le amministrative, le regionali in Sicilia e poi le politiche. La Spada di Damocle dei rincorsi infiniti preoccupa il Garante, ma anche l’ex premier. Un’arma di distrazione di massa mentre il Movimento perde aderenza nel paese.  Grillo se ne va senza particolari convinzioni. Incrociando le dita. Sperando di non dover ritornare a prendere altre decisioni. Conte viene descritto in queste ore dimesso.  “I cavilli e le carte bollate non ci fermano nell’azione politica ma rischiano purtroppo di compromettere il percorso e i passaggi formali che ci portano verso le amministrative”, dice infatti a chi cerca parole calde che rincuorino.   Per Grillo è stato un ultimatum: “Ora seguiamo la tua strada, altrimenti procederemo con la mia”. Che significa il rispetto delle regole sottinteso dal tribunale di Napoli: voto su Rousseau, elezione dei nuovi garanti. Tutto è sospeso. E il clima è quello che è. Leggete, per esempio, cosa dice Alessandro Di Battista del suo ex gemello diverso Luigi Di Maio: “Riceve Confalonieri, dà pacche sulle spalle a Casini, tra un po’ si limona Rosato in Aula”.  

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.