Il racconto

"Non sarà l'ultimo discorso di Draghi". Altro che Quirinale, i peones inchiodano il premier

I grillini che non saranno rieletti: "Rischia di farci perdere 200mila euro". Romani: "Il Parlamento non è sciocco"

Simone Canettieri

Il premier alla Camere per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo. Fra un mese il voto per il Colle. Castagnetti: "La pandemia sta cambiando tutto, ma Mattarella resiste".  Sul no al bis

Suggestione: potrebbe essere l’ultima. Ore 9, Montecitorio: comunicazioni del premier Mario Draghi in vista del Consiglio europeo. E’ la prassi che si fa particulare.  Potrebbe essere l’ultima volta che il premier si presenta qui da premier. Potrebbe. A gennaio inizierà il Gran premio del Quirinale. Da Palazzo Chigi collocano la prima seduta congiunta “il 24 gennaio”. Draghi intanto ha anticipato la conferenza stampa di fine anno a mercoledì prossimo. Un modo per schivare la solita domanda sul suo futuro (“c’è tempo”). Ma nel cortile della Camera già si prendono le misure: vanno montati i box dove ospitare la stampa durante l’elezione del capo dello stato.  

Draghi al Quirinale o a Palazzo Chigi? I parlamentari spingono per la seconda

In Aula il premier sta parlando di Europa, pandemia, immigrazione, vaccini, tamponi per chi rientra dall’estero. “Io sono Forza Italia”, è il titolo dell’opuscolo autocelebrativo del Cav. inviato a tutti i deputati. La pubblicazione giace, sola soletta, su un divanetto. E’ un indizio del clima. Alla Camera non si parla d’altro: chi salirà al Colle? Ecco, spuntare alla buvette Pierluigi Castagnetti. Diccì di lungo corso, ultimo segretario del Ppi. E soprattutto amico di Sergio Mattarella. L’account twitter di @PLCastagnetti è compulsatissimo. Per molti è un termometro del Quirinale. Per questo lui non rilascia interviste. Ma bisogna provarci: onorevole Castagnetti, sensazioni sulla grande partita? “La pandemia incombe e sta cambiando un sacco di cose, ma lui resiste”. Lui: il capo dello stato. Il taccuino, mentre Draghi parla e nelle repliche cita tutti con un occhio di riguardo a Fratelli d’Italia, si riempie piano piano di ragionamenti che inchiodano il premier a Palazzo Chigi. “E’ un discorso di congedo”, dice, fuori dal coro, un deputato Pd espertissimo di certe liturgie. “Ci ha augurato anche buon Natale e buon anno”. Enrico Letta ha confessato ai parlamentari a lui più vicini, come Gian Pietro Dal Moro, che “se è Draghi, sarà Draghi al primo turno”. 

  
C’è sempre la fascinazione del Cav. di cui tener conto. I gruppetti di deputati di Forza Italia dicono di crederci, quelli della Lega no. “Comunque vada ho già ordinato i popcorn”, dice Edoardo Rixi, già viceministro nel Conte I. Si pensa. E si penzola sui divanetti del Transatlantico. Avvistata dalle parti della Corea, si chiama così la porzione di palazzo dietro l’emiciclo,  Rosy Bindi. Mezza quirinabile. Come lo sono tutti. “Perché Rosy sta qui?”,  il sospetto precede la domanda. Si inseguono fantasmi. Ma anche legittimi problemi. L’immancabile peone grillino, ragazzone made in Calabria, dice che votare Draghi gli costerebbe 200 mila euro. Prego? “Se diventa presidente della Repubblica e cade il governo io perdo 12 mila euro al mese per dodici mensilità. A questo aggiunga la decurtazione di 10 mila euro dall’assegno di fine mandato e la mancata pensione. Dovrei ritrattare il mutuo con Intesa SanPaolo: insomma nemmeno se me lo chiedesse il Papa voterei Draghi”. Di discorsi di questo tipo se ne ascoltano a decine. C’è anche la politica, certo. Matteo Orfini, che fu presidente del Pd e che ancora guida la corrente dei Giovani turchi, spiega che “le dimissioni del premier adesso sarebbero inspiegabili e dannose per il paese”. Luciano Nobili, incontenibile renziano d’assalto, incontra parlamentari romani e dice loro: “Votate due Casini per evitare casini”. Il primo è Valerio, candidato alle suppletive nel collegio Roma 1, l’altro è Pier Ferdinando,  che ci spera: sta in silenzio stampa ma si tiene in forma. Con dieci chilometri di corsa, tutte le mattine, a Villa Borghese. Ci vorrà un fisico bestiale? 

L'ipotesi Casellati per il Colle

Comunque altro che Consiglio europeo: qui è tutto un pissi pissi, ma anche “un tanto per”. Gruppetto renziano: “Attenzione alla presidente Casellati: è la carta coperta del centrodestra”. Ecco al Senato, dove il premier si presenta dopo pranzo sempre per le medesime comunicazioni, il clima non cambia. Paolo Romani esperto di manovre di Palazzo già per Berlusconi, ora con Coraggio Italia, dice che “questo Parlamento è incontrollabile, ma non è sciocco. E il rischio che salti tutto per le ambizioni di una persona non lo accetterà mai: non è sciocco”. La raccolta di voci si può un attimo interrompere. Ma possibile che nessuno abbia riferito questi stati d’animo a Draghi. E che ne pensa il premier? A Palazzo Chigi sanno che il silenzio è un’arma preziosa: “Il tempo è spazio in politica, tutti i discorsi di oggi sono inutili. Se ne riparlerà dopo la Befana”. Il leghista  Stefano Candiani mette su una faccia simpatica: “E’ l’ultimo discorso del premier? No, l’ultimo dell’anno. Per andarsene dovrebbe indicare un’alternativa”. Franco? “Sì, Franco Franchi. Suvvia”. Si brancola nelle certezze, per ora.

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.