L'intervista

"Il dibattito sullo stato d'emergenza ormai è una discussione inutile". Parla Cassese

"Kafka ha scritto una volta che non leggeva i giornali perché lo informavano sulle cose, non gli spiegavano il senso delle cose"

Carmelo Caruso

"Stato d'emergenza e toto Quirinale sono discussioni senza frutto, solo accedemia. Il parlamento dove sta? Landini e lo sciopero generale? Ho nostalgia di Lama. Meloni premier? Ha aperto a Renzi e Violante...". Intervista al giudice emerito della Corte costituzionale

La sintesi è nostra ma i pensieri sono i suoi. Lo stato d’emergenza? “Bisognerebbe scrivere e parlare di temi importanti”. Il toto Quirinale? “Un’altra discussione accademica senza frutto”. Il Pnrr? “Ma chi segue quel che matura nei ministeri?”. Lo sciopero? “Ho lavorato a lungo con Lama e brevemente con Trentin. Ne ho grande nostalgia. Le basta?”. E’ un’intervista speciale. Caro professore Sabino Cassese è d’accordo che dobbiamo dire che è il momento di non dire nulla? “Non stare zitti, ma parlare e scrivere di temi importanti. L’accademia in corso sulla presidenza, sull’emergenza e su altri temi rivela il vuoto di politiche della politica”.

   
Iniziamo dunque a cancellare. Lo stato d’emergenza è stato prorogato. Perfino Mario Draghi aveva detto “attenzione, il professore Cassese mi sgrida”. Lo sgridiamo? “Osserviamo semplicemente che un paese che non riesce ad affrontare con strumenti ordinari una situazione che si protrae da due anni (è ancora emergenza?) ha un deficit di ideazione, di capacità di individuare strumenti ordinari, di progettazione, che dovrebbe preoccupare. Il Consiglio di stato dov’è, se non sa dare buoni consigli? Il governo dov’è, se non sa individuare soluzioni che ci sappiano mettere in sicurezza anche la prossima volta? Il Parlamento dov’è, se non sa fare buone leggi? Possibile che si debba sempre ricorrere alle scorciatoie per superare gli ostacoli e non si sappia o non si abbia il coraggio di abbatterli? Che faremo dinanzi alla prossima pandemia? Ricorreremo a un altro Figliuolo?”.

    

Conferma dunque che parlare adesso di stato d’emergenza è come decidere sotto quale albero si sedeva Giambattista Vico? “Deve spiegare che a Vatolla Cilento, dinanzi alla casa nella quale abitò Vico, vi erano sei alberi. Gli eruditi di un secolo fa si accapigliarono sul tema: sotto quale dei sei alberi usava sedersi Giambattista Vico?”. Impaginiamo un fantasioso giornale. Eliminata la polemica sullo stato d’emergenza ci restano due pagine libere che, se concorda, possiamo riempire con la corsa al Quirinale che, come sa, si legge sempre… “Un’altra discussione accademica senza frutto. Perché non si parla della scuola, della sanità, dell’andamento demografico, cioè di argomenti importanti, che interessano tutta la collettività? E perché ci si interroga angosciati solo della persona che occuperà il Quirinale e non delle dieci più alte cariche dello Stato, quelli che indirizzano, decidono, gestiscono, restano nell’ombra semplicemente perché non sono sotto i riflettori? Quanti sono quelli che leggono quel che scrive, preoccupato, Gian Carlo Blangiardo, presidente dell’Istat?”.

   

Dimenticavamo. Ha saputo che pure Cassese è un quirinabile e in alternativa possibile premier fino al 2023? Cassese preferirebbe Franco? “Non partecipo a questo gioco, sto cercando di dimostrarlo. Legga le statistiche Ocse sul numero dei laureati in Italia rispetto a quelli degli altri paesi. Parli con un gestore della sanità e si faccia dire in che condizioni è la sanità che si definisce territoriale. Veda come vengono assunti i giudici, quale è la loro produttività. Indaghi sul modo in cui si stanno facendo le assunzioni previste dal Pnrr. Controlli come vengono fatte le assunzioni nel settore pubblico, di questi tempi. Capirà quale è lo stato che lasciamo ai nostri figli e nipoti”.

 

Concretamente. Senza le pagine sul Quirinale comprenderà che non ci resta che “aprire” sui vaccini. Due pagine con “cosa puoi fare e cosa no”. Dice di no? “I giornali escono ogni giorno, ma debbono parlare solo di quel che è accaduto il giorno prima? Se qualcosa accade – continua ad accadere – da sei mesi o da due anni, è meno importante e attuale? Kafka ha scritto una volta che non leggeva i giornali perché lo informavano sulle cose, non gli spiegavano il senso delle cose. Per capire il senso delle cose, bisogna ‘prendre du recul’ – dicono i francesi – guardare con altro occhio, capire il movimento dei tempi, distanziarsi, saper vedere l’andamento degli eventi”.

 

Una grande intervista a un virologo? Insomma, di cosa dovremmo occuparci? “Leggere le statistiche Istat e capire quale Italia siamo. Di sapere intendere i sentimenti del popolo, di cui tutti si riempiono la bocca. Di interpretare il senso della collettività così diffuso e l’asocialità presente. Solo da questo capirà su quali temi soffermarsi. Il resto è schiuma, che presto si dissolve”. Rimane fuori il toto premier che si può collegare, con un pizzico di mestiere, alle pagine economiche. Il futuro del Pnrr. Pure di questo si dovrebbe tacere? “Il Pnrr: ma chi segue quel che matura nei ministeri? C’è una seria inchiesta sui tempi e sulle modalità di attuazione nei governi locali? Chi ha letto il rapporto Svimez, appena uscito?”. Spostiamoci nella sezione interni. Lo scontro a destra Meloni-Salvini mentre a sinistra possiamo ragionare sulle difficoltà di Letta e le mosse del centro. Anche di questo non si dovrebbe scrivere? “Qui ci vogliono gli aruspici, i sacerdoti che dall’esame delle viscere delle vittime nei sacrifici traevano indizi per l’interpretazione di prodigi. Bisogna quindi saper selezionare, capire, interpretare”.

 

Allora, la cronaca. Oggi c’è lo sciopero di Cgil e Uil. Scioperare contro Draghi dicono non “è lesa maestà”. Dire che il sindacato sbaglia a scioperare è complicità con il padrone? “Ho lavorato a lungo con Lama e poi brevemente con Trentin. Ne ho grande nostalgia. Le basta?”. Una curiosità. Ad Atreju come si sta? Giorgia Meloni “in quanto erede di una tradizione …”. Dunque può fare il premier o no? “Non le pare significativa l’apertura? Aver invitato Violante e Renzi?”. Ci resta da decidere nel nostro fantasioso giornale a chi far scrivere l’editoriale. Immaginiamo che voglia farlo lei. Uffa, contro i giornali? “I partiti come grandi educatori non esistono più. Internet è una folla senza volto. Se i giornali non svolgono la funzione di formazione dell’opinione pubblica iniziata a metà dell’Ottocento (bellissime in proposito le pagine del libro di Orlando Figes sugli Europei), avremo non il popolo, ma la folla”.   

 

  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica, ha scritto otto anni per Panorama occupandosi di politica, cronaca, cultura. Nel 2018 a Il Giornale. Oggi in redazione a Il Foglio.