Il racconto

Rai, cda di Fuortes a Napoli per le nomine. Idea "papessa straniera" per il Tg1

Se saltasse l'opzione esterna, Maggioni e Goracci in pole position. Ma il nodo è politico: il M5s vuole essere ricompensato della perdita di Carboni

Simone Canettieri

Giovedì il consiglio di amministrazione in trasferta. L'ad non può più perdere tempo, Draghi non accetterà rinvii. Ma tutto dipende dal telegiornale della rete ammiraglia

Tra Viale Mazzini e Saxa Rubra lo chiamano "Mistero napoletano". E pensano con ansia struggente non tanto a Ermanno Rea, ma a cosa farà Carlo Fuortes nel cda della Rai convocato per  giovedì  al centro di produzione di via Marconi di Napoli, alle spalle dello Stadio Maradona. Una trasferta lontana dai Palazzi e dai ristoranti della  politica romana. Sarà un consiglio di amministrazione importante. Con le nomine dei tg. Non si potrà fare ammuina, per quanto la situazione ieri sera fosse ancora ingarbugliata. Tutto ruota intorno alla direzione del Tg1. Gira anche l’ipotesi del papa (o meglio: papessa) straniero.  Mario Draghi non accetterà rinvii. Il dossier è finito a Palazzo Chigi. Sarà dunque la mano de dios a indicare il nuovo direttore?  

Ora, così è esagerato. Il premier di sicuro non vuole dare l’idea che le nomine Rai slittino per via dei veti della politica. Perché? Tutti direbbero: vedete, il governo ha terminato la spinta propulsiva e dunque non decide e tira a campare. Allo stesso tempo a Palazzo Chigi non sfugge che Fuortes, che finora non ha brillato per Blitzkrieg , si muove comunque in una palude turbopolitica (dove però non si presenta da alieno). A partire dal cda espressione delle principali forze che siedono in Parlamento (eccetto Fratelli d’Italia). 
Bisogna cominciare dal Tg1. Giuseppe Carboni, nonostante un bilancio di ascolti meritevoli, è arrivato al capolinea. La sua nomina è scaduta. Lo scelse il governo Conte, in quota M5s, anche se il direttore si definisce in redazione “un cane sciolto”. 


Fuortes – ma anche Palazzo Chigi – ha in mente una donna per sostituirlo. “Un’esterna? Perché no?”, riflettono nelle stanze del governo dove le presunte irritazioni nei confronti di Fuortes vengono minimizzate con ragionamenti del tipo: “Carlo si muove in un contesto lottizzato e complicato. Però ora corra”. 

Sicché l’idea di una papessa straniera si muove sul “modello Galloni”. E cioè Alessandra Galloni, la direttrice dell’agenzia di stampa Reuters. E’ quasi impossibile che sarà lei, ma il profilo ricercato va in questa direzione. Caratura internazionale. Se la caccia grossa fuori da Viale Mazzini dovesse finir male – c’è chi parla addirittura di volti Sky – c’è una terna autoctona che gira per la direzione del Tg1. In questo ordine: Monica Maggioni, Lucia Goracci e Maria Luisa Busi.

Ieri sera autorevoli fonti vicino al cda della Rai confessavano al Foglio: brancoliamo nel buio. Paventando addirittura uno slittamento. Facendosi poi forza nel dire che “insomma questo fine settimana sarà quello risolutivo”. Cioè? “Fuortes avrà colloqui importanti”.  Con le lenti della politica la faccenda si potrebbe semplificare così: il Tg1 deve essere espressione istituzionale del governo, va bene, ma bisogna compensare il M5s che rimane la prima forza in Parlamento. Con Fuortes parlano tutti. Da Luigi Di Maio, che balla da solo, a Giuseppe Conte, che ha braccato l’ad venerdì scorso appena lo ha visto al pranzo di compleanno iper Pd di Goffredo Bettini. “Anche Matteo ci parla”, assicurano gli uomini di Salvini. Che poi ammettono: “Alla sinistra si perdona sempre tutto, se l’avessimo invitato noi un ad della Rai a una festa saremmo stati tre giorni sui giornali”. 


Il quadro è complesso. E non c’è solo il Tg1. C’è anche la direzione del Tg2 da scegliere: Gennaro Sangiuliano è dato verso la riconferma. Ha ottimi rapporti con Salvini e Meloni (è stato lui a presentare, per dirne urna, la prima conferenza stampa di Enrico Michetti con i leader del centrodestra).

Giovedì a Napoli si deciderà anche sul Tgr, bacino pazzesco di giornalisti per vie delle edizioni regionali. Alessandro Casarin (quota Lega) sembra dormire fra due guanciali per la riconferma. Ma anche Roberto Pacchetti, uno dei due condirettori – l’altro è Carlo Fontana di area Pd – è vicino al Carroccio. Reggerà questa enclave salviniana così fondamentale per l’informazione locale o ci sarà posto per Carboni? E poi a RaiSport, altra nomina in scadenza, come sarà sostituito Auro Burbarelli (che ha in simpatia Giancarlo Giorgetti)?  Si fa il nome di Alessandra De Stefano. Insomma, le nomine a Napoli saranno quattro. Tra conferme e novità. Non si parlerà delle nuove direzioni di genere. Un incastro ancora più complicato (di sicuro ci sarà da rimpiazzare Ludovico De Meo ora a San Marino rtv). Tra depistaggi e nomi girati solo per vederli bruciati, il settimo piano di Viale Mazzini ieri sera appariva come un’opera di Christo: incartato. Ma Palazzo Chigi non accetta rallentamenti. Niente ammuine.

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia. Ha vinto anche il premio Guidarello 2023 per il giornalismo d'autore.