L'Italia guida l'Europa verso il post pandemia

Claudio Cerasa

Scioperi governati, green pass ok, vaccini su, contagi giù. Quattro buone notizie sul futuro del paese

Ci sono almeno quattro splendide notizie che arrivano dalla giornata di ieri e che ci permettono di ragionare sul futuro dell’Italia con un ottimismo mica male. La prima notizia riguarda l’impatto avuto dal green pass sui luoghi di lavoro e al contrario di ciò che temevano in molti, noi compresi, la giornata di ieri verrà ricordata più per le conseguenze positive avute dal green pass che per quelle negative.

  

Gli scioperi sono stati contenuti, il porto di Trieste non si è fermato, il porto di Genova non si è bloccato, le manifestazioni non hanno tenuto in scacco l’Italia, gli uffici  si sono organizzati con più efficienza del previsto (e con qualche certificato medico in più: l’Inps, ieri, ha registrato un +23 per cento di certificati di malattia rispetto al venerdì precedente) e grazie al green pass obbligatorio l’Italia nei giorni che hanno preceduto il 15 ottobre ha visto aumentare in modo significativo le prime dosi di vaccino: 73 mila giovedì, 65 mila mercoledì, 58 mila martedì, in media circa il 25 per cento in più rispetto alla settimana precedente, a dimostrazione che gli obiettivi veri della campagna vaccinale oggi non sono gli intransigenti No vax ma sono i più flessibili Boh vax.

   

La seconda buona notizia è quella offerta dal direttore della prevenzione del ministero della Salute, Giovanni Rezza, che ha comunicato che l’Italia ha raggiunto una copertura pari all’85 per cento delle prime dosi, risultando, al momento, come uno dei paesi al mondo con la copertura più elevata (il nono per l’esattezza, dopo gli Emirati Arabi Uniti, il Portogallo, il Cile, la Spagna, Singapore, l’Uruguay, il Canada e la Danimarca, prima di Francia, Regno Unito, Stati Uniti e Germania) e risultando, anche grazie all’utilizzo di vaccini affidabili come uno dei paesi europei con il più basso numero di contagi (la Russia, che ha un vaccino non troppo affidabile e un tasso di vaccinazione molto basso, al 34 per cento, ieri ha registrato mille morti, segno che la pandemia è a un passo dalla sua fine solo per i paesi che oltre ad avere un buon vaccino hanno anche buone regole per convivere con il Covid-19).

  

La terza buona notizia è quella data al Foglio dal ministro della Salute Roberto Speranza convinto che nel giro di un mese e mezzo, con questo ritmo di vaccinazioni, sarà possibile arrivare al 90 per cento di prime dosi inoculate agli italiani vaccinabili. La quarta buona notizia è spiegata da una tesi suggestiva presente in un articolo pubblicato ieri dall’Economist: la pandemia si trova a un passo dal diventare una endemia, si trova cioè a un passo dal diventare una malattia che circola ma che può essere prevenuta, controllata e guarita con i vaccini e le cure, e per alcuni paesi, grazie ai vaccini e grazie alle regole flessibili, l’uscita dal tunnel è meno distante rispetto a quanto si possa pensare.

 

“I vaccini – scrive l’Economist – hanno offerto a circa un terzo dell’umanità una scorciatoia verso l’endemia. Circa 3,8 miliardi di persone hanno avuto almeno un’iniezione e 2,8 miliardi sono completamente vaccinati. Se accanto a questi numeri aggiungiamo coloro che sono sopravvissuti all’infezione, possiamo dire che oltre la metà della popolazione mondiale vanta oggi un certo grado di immunità al Covid. E il fatto che il Covid diventerà una malattia con cui l’umanità potrà convivere è dovuto anche ai rapidi progressi delle cure. Remdesivir – scrive ancora l’Economist – è un antivirale che può ridurre i ricoveri ospedalieri dell’87 per cento nei pazienti ad alto rischio se somministrato nella prima fase. E tra i farmaci più promettenti in arrivo vi è anche il Molnupiravir, prodotto da Merck e Ridgeback, che arriverà entro la fine del 2021 e che se preso entro cinque giorni dall’insorgenza dei sintomi ridurrà il rischio di ospedalizzazione o di morte di circa il 50 per cento nei pazienti con Covid”.

 

La fine della pandemia è a un passo. E chissà che l’Italia, dopo essere stato il primo paese occidentale a entrare nell’incubo, non sia anche il primo paese a mostrare la strada d’uscita. Green pass per tutti, controlli efficaci, regole chiare e cittadini responsabili (come dimostra il Regno Unito, che contemporaneamente è uno dei paesi più vaccinati d’Europa e uno dei paesi con le minori restrizioni d’Europa, essere vaccinati senza avere buone regole per prevenire i contagi non basta: ieri i contagi sono stati 45 mila, con un totale di 157 morti; in Italia i contagi ieri sono stati 2.732, con un totale di 42 morti). Nonostante il tentativo quotidiano dei populisti di prolungare la nostra agonia (no green pass, no regole, sì ai vaccini ma non per tutti) il post pandemia è lì di fronte a noi. E l’Italia ha tutte le carte in regola per farsi trovare pronta di fronte alla nuova stagione.

Di più su questi argomenti:
  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.