Il racconto

Giorgia Capoccia: Meloni si carica il centrodestra a Roma e in Italia. Salvini la insegue

Viaggio nel comitato elettorale del candidato del centrodestra. Dove la Lega e Forza Italia sono ormai scomparse

Simone Canettieri

La leader di Fratelli d'Italia è l'unica a festeggiare. E su Michetti assicura: "Non me lo accollerò solo io, ma va sostenuto da tutta la coalizione"

Comitato elettorale di Enrico Michetti. Un sussurro: “La Capa è sempre in ritardo, sta arrivando”.  Tutti aspettano Giorgia Meloni.

Gli uffici di Forza Italia e Lega sono vuoti. Ma l’esercito di Fratelli d’Italia è ovunque. Spunta Tommaso Longobardi, il Morisi meloniano, il re dei social: “Io genio? Merito della squadra”. Ecco Rachele Mussolini, la più votata di FdI in Campidoglio: “Ancora con l’antifascismo? Basta!”.

Rachele Mussolini è la nipote del Duce. Figlia di Romano e sorella di Alessandra, ma hanno mamme diverse. Mussolini, il Pd ha appena detto che per il ballottaggio servirà un appello al voto antifascista. “Ancoraaaa!!!”.

Al comitato elettorale di Michetti – un grande ufficio in un sotterraneo che sembra un labirinto nei pressi della Cristoforo Colombo – c’è euforia.

Facce giovani, sorrisoni. Il tribuno stamattina si è presentato a mani piene: “Crostata per tutti”. Fratelli d’Italia cresce e si consolida. Ovunque. A Roma (17,4) e nel resto d’Italia.

Trambusto: “E’ arrivata la Capa!”. Codazzo di telecamere. Eccola, Giorgia Meloni. E’ insieme al “suo” candidato. Di fatto Forza Italia ormai è scomparsa a Roma (3,6 per cento). E quelli della Lega (misero 5,9) valli a prendere. C’è solo Giorgia Capoccia in questo mondo infame. Bisogna ascoltarla. Ha dati croccanti da snocciolare. Da Trieste in giù. Seguirà così una conferenza stampa fiume. Oltre un’ora e mezza. La leader parlerà diciotto minuti. Il candidato trenta. Poi toccherà alle domande e alle risposte. 


Meloni è carica. Tesa, ma ha tantissime cose da dire. Su Roma fa un velato appello agli elettori del M5s. E dice che Conte è stato “un vigliacco” a non presentarsi al fianco di Virginia Raggi. Aggiungendo, a favore dei calendiani, che la proposta del centrodestra è civica. Quindi perché no? Meloni dice che “non si accollerà solo lei” Michetti, ma si aspetta che questa volta il centrodestra sia compatto.

Niente interviste storte tipo quelle di Giancarlo Giorgetti, tanto per dire. Non c’è nulla da fare. Parla da leader della coalizione. E lo è. “Dirò a Salvini e al Cav. di concentrarsi sul voto di Roma e Torino. Basta tafazzismo”. Ancora: “Sfido Letta a sostenere Draghi al Quirinale per tornare subito al voto. Anche Salvini la pensa come me”. 
Poi però esce fuori la domanda sull’inchiesta di Fanpage, sul barone nero, “il black”, Carlo Fidanza. E il clima si surriscalda: “Voglio le cento ore di girato prima di prendere decisioni”. Lo dice una volta. Due. Tre. Quattro. “E’ inutile che mi fate questa domanda: risponderò sempre così”. 

Poi tocca a Michetti. Prima di scendere in conferenza stampa gli hanno detto: “Enrico, vai all’attacco. Mordi, basta con gli antichi romani, santo cielo”.

E lui lo fa. Alza la voce. Sbatte la manona sul tavolo. Sicurezza, migranti, rom, degrado. “Appena eletto chiederò un incontro a Draghi su Alitalia: lavoratori e territori vanno difesi”. Michetti coglie l’occasione per raccontare in pratica tutto il suo programma. Di come far “sfioccare al meglio i treni della metro C”. Dà lezioni di diritto amministrativo for dummies. Ma chiederà alla Chiesa di pagare l’Imu sugli immobili commerciali? “Io parlerò con la segreteria di stato e parlerò dei tributi ma non farò politiche laiche contro la Chiesa”. E Pippo Franco con il sospetto green pass falso? “Non ho sentito Pippo Franco”. Risatine. Prima di lasciare il comitato, va ripresa però una frase di Meloni su catasto e delega fiscale. Era stata durissima. Nel pomeriggio lo strappo di Salvini e della Lega in Consiglio dei ministri. L’inseguimento continua. Lei davanti, lui dietro. Nervosissimo.
 

  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.