Il racconto

Elezioni a Roma: Gualtieri, Calenda e perfino Raggi sperano nel voto di Draghi

Per le comunali quasi tutti cercano la preferenza del capo del governo, che però tace come d'abitudine. Viaggio nei comitati elettorali tra aneddoti e mezze certezze

Simone Canettieri

Il renziano Nobili dice che il premier "sceglierà Carlo per il Campidoglio".  Dal Pd sostengono l'opposto: "Roberto ha ottimi rapporti con lui". Anche la sindaca vanta un primato: fu la prima a benedire l'arrivo del banchiere a Palazzo Chigi

E’ il grande elettore che (quasi) tutti vorrebbero, ma nessuno ha il coraggio di chiedergli il voto. Dunque cosa farà Mario Draghi, romano e romanista, il 3 e 4 ottobre? Su chi scommetterà il premier per la grande gara del Campidoglio? Luciano Nobili, deputato renziano al fianco di Calenda: “Voterà Carlo! Per chi altrimenti? Per Gualtieri che non confermò all’Economia e a cui ha riscritto il Pnrr?”. Dalle parti del Pd raccontano altro. E perfino Virginia Raggi vanta un quarto di nobiltà draghiana.  

E sì perché la sindaca di Roma fu la prima big del M5s a dare il via libera, con un’intervista a questo giornale, al governo presieduto dall’ex capo della Bce (“Rompiamo gli schemi, sì a Draghi”). Uno scatto che bruciò sul posto il resto dei grillini, ancora attaccati alle brache di Giuseppe Conte e al classico “mai” diventato poi il solito sì. In questi mesi il Campidoglio ha provato, senza successo, ad avvicinare il premier per motivi istituzionali. Raggi lo invitò per esempio all’inaugurazione di largo Carlo Azeglio Ciampi (momento sublime: il Comune sbagliò il nome sulla targa dell’ex capo dello stato, ribattezzato Azelio).   

Comunque è tardi. E bisogna andare a Trastevere, dove in un’ex sede di una banca c’è il comitato elettorale del leader di Azione.

Carlo Calenda ha appena presentato la sua unica lista (gli altri ne hanno tutti almeno sei) dicendo che “è sicuro di diventare sindaco lo stesso: arriverò primo e poi vincerò al ballottaggio”.

Alla nostra domanda, però, risponde con un’insolita cautela. Fa una boccata di sigaretta e spiega: “Non  tiro il premier per la giacchetta. Posso dire che la sua agenda è quella del mio partito, questo sì. E spero che rimanga a Palazzo Chigi fino al 2023 per completare il suo lavoro”.

Insomma Calenda, chiederà il voto del premier? “I miei contatti con Palazzo Chigi sono solo sui provvedimenti del governo”. Poi però irrompe Luciano Nobili: camicia di lino color salmone fuori dai pantaloni, abbronzato, sorridente, positivo. L’esplosivo deputato di Iv appena varca il comitato elettorale inizia a salutare ovunque. Sorride, organizza, dà appuntamenti. Agli uomini chiede “novità?” e con una ragazza aggiunge “fermati, perché non ci beviamo una cosa?” (qui in effetti c’è un banchetto con un rinfreschino servito da un cameriere in livrea dell’ottima pasticceria siciliana Dagnino). Bisogna braccare Nobili. Sequestrarlo due minuti. Di solito ne vale la pena. “Il premier ha un ottimo rapporto con Matteo, e si sa. Poi non ho dubbi che stimi Carlo. Non credo che ci siano altre opzioni su chi votare alle comunali di Roma, d’altronde”. Nobili, non c’è solo Calenda. “Ah, certo ci sono la Raggi, Michetti e Gualtieri? Dai su”. Poi il deputato di Iv si chiude in una riunione e scompare. 


Ecco, se si va a bussare alla porta del comitato elettorale del candidato del Pd, appena tornato da un volantinaggio a San Basilio (che non è proprio la sua specialità), la faccenda diventa complicata.

Giusto l’altro giorno Goffredo Bettini, ideologo dem che consiglia però Giuseppe Conte più che Enrico Letta, alla festa del Fatto ha detto che questo governo, quello di Draghi, non è il governo del Pd. Non proprio una dimostrazione d’affetto, diciamo.

Ma alle comunali il premier si ricorderà di non essere così amato dai dem capitolini? “Il rapporto fra Roberto e Draghi è solido: da capo della Bce fu favorevole alla nomina di Gualtieri a ministro dell’Economia. Si sentivano, poi una sera andarono anche a cena da Camponeschi, a piazza Farnese, con Gentiloni. Insomma: stima, amicizia...”, raccontano i dem.

Occorre essere brutali, a volte. E ricordare che proprio Draghi però non confermò Gualtieri in Via XX Settembre, tanto che adesso sta qui a correre per diventare sindaco e alla Nadef ci sta pensando Daniele Franco. “Sulle motivazioni della mancata conferma di Roberto ci sono diverse scuole di pensiero, meglio non rivangare il passato di una vicenda ormai chiusa”, dicono ancora dal Pd. Dove – attenzione – sono convinti di due cose. La prima: Draghi voterà per Gualtieri. La seconda: lo farà, ma senza annunciarlo. Il 4 marzo del 2018 una giornalista aspettò Draghi fuori dal seggio elettorale del “Mamiani” per chiedergli se avrebbe fatto il premier del centrodestra su richiesta di Silvio Berlusconi.

Lui non rispose, of course, e si ficcò in auto. La moglie del banchiere, Serenella Cappello, indugiò: “Ma Mario mica è un politico!”. Il marito la riprese subito: “Dai non parlare, andiamo via”. Fu riservato allora, figurarsi oggi che pesa i silenzi e conta i giri delle risposte pubbliche. E il premier per chi votò cinque anni fa? “No so se votò. Magari scelse me o Alfio Marchini. Chissà. Magari, se votò, non lo fece per Raggi o per Meloni”, dice adesso il renziano Roberto Giachetti, nel 2016 candidato del Pd al Campidoglio. A Palazzo Chigi l’argomento è tabù e stanno già preparando una risposta neutra nel caso i soliti giornalisti dovessero fare una domanda “romana” al premier. Intanto, quasi come in Miseria e nobiltà, un po’ tutti i principali candidati ripetono più o meno sotto voce: “Mario, m’è padre a me!”.
 

  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero, prima ancora Parma, Firenze e Viterbo, dove iniziò a 19 anni con un pezzo sul pattinaggio artistico. Ama i giornali, e soprattutto le notizie. Molto meno le bio. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.