Il caso

Chat piene, stazioni vuote: flop dei no vax. Ma sul green pass lite Salvini-Letta

Nessuna manifestazione nel giorno del via alle nuove regole per i viaggi interregionali. Il Viminale: terremo la guardia alta

Simone Canettieri

Solo poliziotti e giornalisti negli scali ferroviari. Ma alla Camera Borghi vota con l'opposizione per abolire il passaporto anti Covid. Il Pd: la Lega è fuori dalla maggioranza

Scusi, lei è un attivista no green pass? “No, sono della Digos di Roma”. E poi capiterà il contrario, certo: “Perché sta fotografando? E’ un manifestante?”, ci chiede un agente in tenuta antisommossa. E succederà anche di meglio: sei qui per protestare? “A dire il vero sono della tv svizzera, sei un collega?”, è la risposta che  finisce nel taccuino insieme a una risata. Alle 14.30 il sole rimbalza sul piazzale interno della stazione Tiburtina. Per Roma l’appuntamento  – secondo la chat Telegram “Basta dittatura” – è qui. Davanti al supermercato Pam con vista sui tabelloni degli arrivi e delle partenze. L’assalto ai treni Intercity e dell’Alta velocità dovrebbe scattare  da questa vetrina. Dove però c’è solo Teresa, 64 anni: è toscana, ma vive ai Castelli. Ha votato Salvini, ma non lo rifarà. Non indossa la mascherina. Non si fida dei vaccini perché “sperimentali”. Non si capacita: “Perché non c’è nessuno?”. Sarà intervistata da quattro agenzie di stampa, sei siti, tre  telegiornali. Chat piene, stazioni vuote. Ma blindate. E’ andata così in tutti e 54 gli scali ferroviari “attenzionati”. A Tiburtina sembra di stare al congresso dell’Ordine regionale dei giornalisti.

 
Eppure, ci sarebbe poco da scherzare. La stazione è sigillata dalle forze dell’ordine. Sulle chat di Telegram nei giorni scorsi sono stati minacciati ministri e governatori, qualcuno ha condiviso indirizzi e numeri di telefono di politici in prima linea al contrasto al Covid. Un videomaker di Repubblica, Francesco Giovannetti, si è beccato una gragnuola di pugni da un invasato. E quindi in questo primo settembre del 2021 tutti – giornalisti e agenti – attendono la fatidica ora: 14.30. E’ il giorno dell’obbligo del green pass per le tratte interregionali, il governo non può permettersi segnali di cedimento. Alle 14.31 parte il regionale per Fara Sabina, alle 14.32 da qui si va a Fiumicino. Niente. Bisogna attendere allora il mitico treno, Alta Velocità, per Reggio Calabria (altro che Giovanna Marini).

Ma non accade nulla. Perché non si vedono i manifestanti. Ah, no: spunta, con mascherina, tale Stefano Fuccelli, ex elettore del M5s, nonché “presidente del partito animalista europeo”. E’ circondato. Ripete che “Free vax” e che non si è vaccinato. Con ordine militare un giornalista dell’agenzia Ria Novosti attende il suo turno per portare a casa l’intervista. Occorre allora rituffarsi in questa chat “Basta dittatura” dove rimbalzano le immagini del flop: da Torino a Napoli, fino a Milano. Un utente sardo si lamenta: “Sto in un’isola qui non ci sono treni interregionali, come si fa?”. E’ tutto grottesco. Ogni tanto qualcuno condivide foto di un tossicodipendente intento a farsi un’iniezione di eroina. Commento: “Si è vaccinato”. La situazione non si smuove. Nonostante arrivi in ciabatte tale Maria di 84 anni: fa il segno dell’ombrello ai dottori, parla di Soros e morti per i vaccini. Intorno ha una medusa di telecamere e microfoni. Il gioco dello svitato annoia. Sopra la stazione c’è Giuliano Castellino, leader di Forza Nuova, uno scalmanato, beccato domenica in curva sud all’Olimpico: “Mi ero fatto il tampone, non ci provare”. Fa un comizietto con una decina di camerati davanti a un bar sulla libertà degli studenti universitari e cita la Costituzione. Basta, si può andare. In serata la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese ringrazierà le forze dell’ordine: le stazioni continueranno a essere blindate, la guardia non sarà abbassata. Poi alle 20 la maggioranza sbanda: Claudio Borghi vota in commissione Affari costituzione per l’abolizione del green pass. Enrico Letta dice che la Lega è fuori dalla maggioranza, Matteo Salvini gli risponde che “servono tamponi gratuiti, perché non tutti trovano 24mila euro in una cuccia”. Nostalgia della Tiburtina.   
 

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero, prima ancora Parma, Firenze e Viterbo, dove iniziò a 19 anni con un pezzo sul pattinaggio artistico. Ama i giornali, e soprattutto le notizie. Molto meno le bio. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.