Storia di un processo

Il ponte Morandi e l'impostura di Conte

Ripete che la riforma Cartabia rischia di fare estinguere il processo. Non è vero

Carmelo Caruso

Il processo simbolo di una tragedia viene agitato dall'ex premier come fantasma contro la riforma Cartabia. Ma la riforma si applica per i reati commessi dopo il 1° gennaio 2020. Parla Ceresa-Gastaldo, professore di Procedura Penale alla Bocconi

Roma. Sta dicendo una cosa non vera e la sta dicendo sapendo che è un’impostura. Un consiglio a Giuseppe Conte: prima di vigilare sulle presunte “sacche d’impunità” (che genererebbe la riforma Cartabia) cominci a fare manutenzione delle (sue) parole.

 

Sta ripetendo infatti qualcosa di pericoloso. E’ qualcosa che è già stata smentita dal ministro della Giustizia. Si tratta dell’ultima grande strage italiana. Ripete questo: “Non accetteremo mai che il processo penale per il crollo del Ponte Morandi possa rischiare l’estinzione”. Non è vero. Non c’è nessun processo che rischia l’estinzione. La riforma  non incide su quel procedimento. Ma a questo ci si arriva. Perché Conte lo dice? Perché la nuova riforma non gli piace e perché sa che il miglior modo per avere ragione è mistificare una ferita che accomuna. Sta facendo politica ma fa torto alla sua storia. Un giurista, come si vanta di essere, avrebbe detto: “Aiutiamo la procura di Genova, facciamo di quel processo un esempio di  processo”. E invece cosa fa? Nel suo messaggio da leader (quasi) incaricato ha agitato (e continua) un fantasma che non esiste.

 

E’ la stessa operazione che da premier ha compiuto subito dopo il crollo. Per intercettare meglio il dolore di quel giorno aveva anticipato: “Non possiamo aspettare i tempi della giustizia”. Faceva finta di non ricordare che non è così che funziona nei paesi di diritto e che quella frase è ancora buona per le tribù. E sarebbe il caso di smetterla di raccontare che Conte, ieri, a Palazzo Chigi, di fronte a Mario Draghi, si è presentato senza minacce e nessun tono bellicoso.

 

Ma cosa avrebbe dovuto minacciare? Sa benissimo pure lui che la riforma Cartabia si “applica per reati commessi dopo il 1° gennaio 2020”.  Significa che non ha nulla a che vedere con una sciagura avvenuta il 14 agosto del 2018. Spiega Massimo Ceresa-Gastaldo – un genovese, un professore ordinario che insegna diritto processuale alla Bocconi di Milano – che quanto si cerca di far passare non è altro che una menzogna: “Una cosa è dire la riforma Cartabia non mi piace, ma un’altra è prefigurare l’estinzione di quel processo. E’ un processo complesso che ha impegnato una procura e di cui si attende l’udienza preliminare. Dire che non si celebrerà non è altro che un’informazione falsa”. Senza tenere conto che la prescrizione (come prevede la riforma) è bloccata fino alla sentenza di primo grado.

 

A Genova si è superata la fase più difficile. E’ quella dell’incidente probatorio. Ci sono 59 indagati. E’ stata già fissata la data dell’udienza preliminare: il 15 ottobre. Si confida che la prima sentenza possa arrivare nei primi mesi del 2022. Per velocizzare i tempi, il giudice ha fissato tre udienze a settimana. E’ una procura che non si è risparmiata nello zelo. Dice Gastaldo che “se c’è qualcosa di pacifico è che quella riforma non ostacolerà la ricerca della verità”. Qual è l’altra verità? Aggiunge il professore: “Che troppe volte, e rammarica, la politica si serve in maniera strumentale di processi simbolo. Si suscitano emozioni”. Chi pensa che le vittime, tanto più quelle di Genova, non debbano avere giustizia? Dovrebbero avere anche la garanzia di non essere strattonati e soprattutto essere protetti dai mercanti di pena, i neo leader “gliela facciamo vedere noi”.

 

Anche nel secondo grado di giudizio, quello in cui scatterebbe la novità Cartabia, il famigerato pericolo “prescrizione” dipenderà dai reati contestati dai giudici e non dall’umore di Conte. Quando alla ministra hanno chiesto, e lo ha fatto il Corriere, se temesse l’impunità per la vicenda Morandi, ha ricordato che “la riforma prevede che i processi per reati gravi abbiano garanzie e tempi più lunghi per celebrare ogni grado”. Se come ha promesso Conte “il M5s, sulla giustizia, avrà un atteggiamento costruttivo”, la prima cosa che dovrebbe fare è smontare questo ponte di “paure”.

 

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  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica, ha scritto otto anni per Panorama occupandosi di politica, cronaca, cultura. Nel 2018 a Il Giornale. Oggi in redazione a Il Foglio.