la giornata del M5s

Gelo Conte-Grillo. Crimi: voto per il direttorio, ma no a Rousseau

In serata il capo politico attiva le procedure per la scelta on line del direttorio a cinque, ma sulla piattaforma Sky-vote e non su quella di Casaleggio come voleva il Garante

Simone Canettieri

A vuoto la mediazione di Di Maio con l'ex premier: "Il problema è Beppe". Il ministro tema l'esplosione dei gruppi parlamentari. Adesso i litiganti sono pronti a presentarsi dai deputati

Beppe Grillo a chi lo chiama dice che per lui vale la “coerenza”. Ostenta tranquillità, il Garante. E non teme,  sostiene, che il suo Movimento gli sfugga dalle mani. Insomma, il comico non ha paura dell’Opa di Giuseppe Conte: “Meglio essere in pochi, ma uniti che snaturarci in qualcosa di diverso.

 

Il progetto di Conte è effimero ”, è il ragionamento che Grillo affida a chi lo chiama. Giuseppe Conte di prima mattina riceve a casa Luigi Di Maio, il mediatore, colui che – con Roberto Fico e Federico D’Incà – vorrebbe rificcare dentro il dentifricio ormai uscito dal tubetto. L’incontro dura un’ora. Conte si dimostra rigido. Il ministro degli Esteri gli prospetta la pace come unica soluzione. “Altrimenti i gruppi parlamentari esplodono”. L’ex premier gli ribatte che da Grillo non ci sono segnali di ravvedimento: vuole far votare il direttivo a cinque su Rousseau, si è spinto ormai troppo avanti. Di Maio parlerà poi a lungo con Fico, la strana coppia che prova a tenere insieme i cocci. Dalle parti di Conte c’è la convinzione che il problema sia proprio e solo Grillo ormai: “E’ ingestibile, la situazione è insanabile”.  Poi in serata si sveglia Crimi e avvia le pratiche per votare il direttivo a cinque, chiesto da Grillo, ma su SkyVote, e non su Rousseau.  


Mercoledì Grillo aveva intimato Vito Crimi di procedere con la convocazione del voto su Rousseau entro 24 ore, altrimenti avrebbe avocato a sé i poteri per farlo lui. Il capo politico allo scadere dell’ultimatum ha battuto un colpo: si voterà per il direttivo a cinque, ma sulla piattaforma scelta da Conte. A dare manforte a Grillo e al desiderio, anzi l’obbligo di ritornare su Rousseau almeno per due votazioni (voto del direttorio e cambio dello statuto) è spuntata una pattuglia di eletti (la consigliera regionale Francesca De Vito, sorella del neo forzista Marcello, Antonella  Laricchia, già candidata governatrice in Puglia) per chiedere al comitato di Garanzia (Vito Crimi, Roberta Lombardi, Giancarlo Cancelleri) di ridare i dati degli iscritti a Rousseau per procedere con la votazione richiesto da Grillo. Ma il capo politico-reggente è andato sulla nuova piattaforma, esponendo così il voto a ricorsi perché viola le regole del vecchio statuto.


Caos che si somma a caos. Perché, nota a margine, in questa guerra l’unica che sembra rimetterci è stata al momento Virginia Raggi: quattro consiglieri comunali del M5s, critici già da tempo, hanno lasciato il gruppo pentastellato in Aula Giulio Cesare in polemica, dicono loro ma vai a capire, con il trattamento  che Grillo ha riservato a Conte. Morale della favola: la sindaca della capitale, a tre mesi dalle elezioni, non ha più la maggioranza. E ora aleggia sul suo capo la minaccia di sfiducia che le imporrebbe l’uscita dal Comune prima del tempo, ma soprattutto con ignominia: botta finale a qualsiasi speranza di rielezione. Ma questi sono dettagli, quasi, rispetto a quanto sta accadendo ai piani alti del Movimento. Conte ha capito che l’idea di mettersi in proprio di fondare nuovi gruppi, sfruttando il simbolo del Maie in Senato (ve li ricordate i responsabili?) è comunque complicato e doloroso. Nel dubbio ieri, tra una telefonata e l’altra, l’ex premier ha riallacciato i contatti con quei senatori su cui pensava di puntare per salvarsi dalla furia di Matteo Renzi (ve li ricordate i Costruttori-Responsabili?). Conte in serata dice che è pronto a illustrate il suo statuto, così contestato da Grillo, ai deputati. Anche questo è un modo per prendere tempo, secondo molti. Ma è anche una maniera, per esercitare il fascino (da quasi) leader dell’ex presidente del Consiglio. Anche il comico è pronto a presentarsi a Roma, di nuovo. Fino a ieri sera  non  risultano contatti telefonici tra i due sfidanti. L’ultima mossa, qualora dovesse esserci, sarà quella esiziale. Al netto della pace, le opzioni sono due: la sfiducia a Grillo con un voto, la partenza di Conte per un nuovo viaggio. Ah, Beppe Grillo agli amici dice che è sicuro che Di Maio e Fico non andranno mai nel partito di Conte. Chissà. Adesso, intanto, c’è questa grana del voto.

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.