Il retroscena

"Beppe, ragioniamo". Conte telefona a Grillo per evitare lo show davanti ai deputati

Si litiga sullo statuto: il Garante non vuole la formula "d'intesa con il capo politico"

Simone Canettieri

L'ex premier teme l'imprevedibilità del Garante del Movimento e prova a placarlo in vista dell'appuntamento di domani

La telefonata c’è stata. Giuseppe Conte ha chiamato Beppe Grillo per evitare lo showdown davanti ai deputati. L’obiettivo di Conte è chiaro: sminare la calata di Grillo a Roma. L’appuntamento odierno con i deputati, anticipato da questo giornale, potrebbe registrare la rottura definitiva tra “Beppe e Giuseppi”, con scenari ignoti. Oppure, al contrario,  passare come “la giornata della pace”. E dunque come quella dell’accordo  sullo statuto del nuovo Movimento.   


Grillo non vuole rinunciare alle prerogative che esercita  come Garante del partito che ha fondato.  Nello schema di Conte invece è a dir poco depotenziato: per  i poteri di nomina, per la linea politica, per la comunicazione. Il raggio d’azione del Garante sarebbe dunque sempre sottoposto alla formula: “d’intesa con il capo politico”.

Un commissariamento, dunque, che nel caso della comunicazione sarebbe anche surreale: l’ex comico per scrivere un post sul suo blog dovrebbe chiedere il permesso a Rocco Casalino. Dal punto di vista di Conte il nuovo statuto deve servire a metterlo al riparo dall’imprevedibilità di Grillo. La tensione fino a ieri sera alle 20 era ancora alta.  Il pomeriggio è stato segnato dal blitz dell’ex premier a Palazzo Madama, dove vanta la totale devozione dei senatori.

Al contrario  della Camera. Conte oggi ha rincuorato le truppe  M5s: “Ci sono le condizioni per un accordo”, ha detto. Ma ha anche sottolineato e ribadito che “la linea politica la darò io”, smentendo  l’ipotesi di un partito personale, qualora  non ci fosse l’intesa con Grillo. “Ma o c’è fiducia reciproca o mi sfilo”. Conte ha detto ai senatori che il nuovo statuto sarà diviso in tre rami (politico, garanzia e amministrativo). Ma si tratta di teoria, in attesa che Grillo parli ai deputati per “raccontare la mia verità” e dettare ancora la linea.
Ma la telefonata in extremis di questa sera potrebbe aver evitato il peggio. Anche se con Grillo il mai dire mai è d’obbligo.

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero, prima ancora Parma, Firenze e Viterbo, dove iniziò a 19 anni con un pezzo sul pattinaggio artistico. Ama i giornali, e soprattutto le notizie. Molto meno le bio. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.