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Così le resistenze di Franceschini complicano la vita a Draghi sul Recovery

Valerio Valentini

Il ministero della Cultura si mette di traverso sul Superbonus: "Non può diventare una sanatoria o un condono". Ma le scadenze sul Pnrr incombono, e a Palazzo Chigi c'è insofferenza. Il decreto Semplificazioni slitta: prima la governance e il Sostegni

Lui, va detto, la sua giustificazione ce l’ha quasi sempre pronta. “Non posso essere, che sono il ministro della Cultura, a mettermi contro le Soprintendenze”, dice Dario Franceschini. Solo che, di fronte a questa sua ricorrente difesa d’ufficio, i colleghi del governo coinvolti come lui nel cantiere del Recovery plan quasi sempre alzano il sopracciglio, e obiettano che “se sapeva che ai suoi burocrati non poteva dare delusioni, allora poteva dirlo prima, così sul Superbonus evitavamo di metterci 18 miliardi”. Eccolo, lo gnommero: non l’unico, certo, ma evidentemente il più complicato dei garbugli che gli uffici legislativi di Palazzo Chigi si trovano a dover sbrogliare.

 

Un rallentamento che, in effetti, un primo effetto l’ha già prodotto: perché, nella tabella di marcia che Mario Draghi tiene sulla sua scrivania, il decreto Semplificazioni, che la norma sul Superbonus dovrà contenere, è stato separato da quello sulla governance del Pnrr, che accoglierà anche le norme per il piano straordinario di assunzioni nella Pa messo a punto da Renato Brunetta, e che potrebbe essere approvato già nel corso della settimana prossima, verosimilmente prima del nuovo provvedimento sui sostegni all imprese colpite dal Covid. E, solo in seguito, in coda alla lista, arriveranno le semplificazioni. Il tutto, però, entro la scadenza indicata nel Piano e confermata anche per le vie informali alla Commissione europea: e cioè fine maggio. 

 

E insomma anche alla luce di questa fretta si comprende l’insofferenza di Palazzo Chigi verso quello che, nelle riunioni tra i vari gabinetti ministeriali, viene definito “uno dei due ministeri per la Complicazione delle cose semplici”. L’altro, cioè quello dell’Ambiente, pare essere uscito dalle sabbie mobili, anche grazie alla determinazione di quel Roberto Cingolani che, dopo settimane di stallo, ha superato le resistenze di molti suoi funzionari.

 

Non così, invece, Franceschini. I  cui consiglieri s’ostinano anzi a dire che no, quella svolta voluta da Palazzo Chigi sul Semplificazioni proprio non può essere accettata, così com’è. E sì che la richiesta viene direttamente da Draghi, che continua a ripetere che “il Superbonus tira poco perché è troppo complicato” e che non a caso ha provveduto a inserire l’avviso ai naviganti anche nel testo del Pnrr. “L’attuazione del Superbonus ha incontrato molti ostacoli connessi alla necessità di attestare la conformità edilizia particolarmente complessa per gli edifici più datati, con attese fino a sei mesi per l’accesso agli archivi edilizi”. Il problema, in fondo, è tutto qua. Nel timore, condiviso da Franceschini coi colleghi del M5s, che una misura pensata per finanziare con soldi pubblici l’efficientamento energetico degli immobili finisca col favorire  condoni e sanatorie. Perché, al momento, i palazzi non conformi ai progetti originari, anche solo per via di abusi marginali, non possono accedere al bonus se non dopo aver regolarizzato la pratica al catasto. Solo che negli uffici comunali, i tempi sono quelli che sono: e le attese diventano spesso lunghissime. Cosa che contrasta con la logica del Pnrr. “E siccome Pd e M5s hanno insistito per inserire il Superbonus nel piano del Recovery - sbuffano nei corridoi del Mef - ora devono assecondarne le logiche”.

 

E le logiche sono appunto quelle dei tempi contingentati: entro il 2026 tutti i soldi vanno spesi, e già a fine 2021 l’erogazione dei fondi europei sarà subordinato al raggiungimento di alcuni obiettivi intermedi. Ecco perché le remore delle soprintendenze, la loro contrarietà a qualsiasi ipotesi di aggirare i ritardi col principio del silenzio assenso da parte della pubblica amministrazione (di cui ne sa qualcosa anche Vittorio Colao: che col ministero della Cultura sta battagliando non poco, per l’installazione delle infrastrutture necessarie alla banda ultralarga), diventano ogni giorno più insostenibili. E di giorni, di qui alla fine di maggio, non ne restano molti. 

  • Valerio Valentini
  • Nato a L'Aquila, nel 1991. Cresciuto a Collemare, lassù sull'Appennino. Maturità classica, laurea in Lettere moderne all'Università di Trento. Al Foglio dal 2017. Ho scritto un libro, "Gli 80 di Camporammaglia", edito da Laterza, con cui ho vinto il premio Campiello Opera Prima nel 2018. Mi piacciono i bei libri e il bel cinema. E il ciclismo, tutto, anche quello brutto.