Il racconto

"Ma Italia viva non ha futuro". La difficoltà di essere renziano se non sei Renzi

C'è il rischio che alle comunali Iv non si presenti a Milano, Torino e Bologna. E c'è chi ammette: "Sì, siamo antipatici, ma non è una categoria politica"

Simone Canettieri

L'ex premier ancora sott'attacco sembra divertirsi. Ma intanto i suoi parlamentari mormorano. Voci di addii e uscite dalle chat del gruppo. L'ultimo sondaggio: 1,7%

Dentro Italia viva è difficile essere Robin. Se Matteo Renzi è il Batman dell’antipatia e della faccia tosta nonché il giustiziere notturno del sovranismo e del populismo, le sue truppe parlamentari mormorano. Scuotono la testa nei corridoi. No, non ce la possono fare. Ogni settimana ce n’è una. Ora tocca al mistero buffo (e fuffoso) dell’Autogrill: l’incontro con l’agente segreto Marco Mancini. Renzi se ne impipa: Riad o Fiano Romano per lui pari sono. Spiega, argomenta e attacca. I suoi parlamentari però sono gente normale.  Il  partito intanto si sgonfia come un palloncino. Ultimo sondaggio di Swg per La7: 1,7 per cento.  Intanto Luciano Nobili, simpaticissimo agit prop, sarà il capo dell’organizzazione: il Pietro Secchia di Iv. “Resiste il cerchio magico, ma non c’è più la magia”, dice Camillo D’Alessandro, renziano critico. Uno dei tanti. 

 
Giorni fa Luigi Marattin, mente economica del gruppo,  ha perso un po’ le staffe ed è uscito da tutte le chat del partito. Ora vi è rientrato.  Bisogna andarlo a cercare, farsela raccontare, vedere se sputa il rospo. Anche perché i maliziosi dicono che intrattenga rapporti con Carlo Calenda, leader di Azione,  il competitor diretto di Italia viva,  per nulla interessato a  costruire una casa comune con Renzi. Allora Marattin, è uscito dal gruppo come Jack Frusciante? “Ma no, mi  era impazzito il cellulare. Lo giuro”. Certo, ci crediamo. “Dopodiché ho denunciato da tempo i problemi di Italia viva: la mancanza di organizzazione e di prospettiva politica. Non penso di essere un eretico”. Calenda le fa il filo e Renzi ne è geloso? “Macché è normale che abbia un dialogo con chi la pensa come noi, compresa Base Italia di Marco Bentivogli. Il nostro problema si chiama futuro, certo. Ma non si risolve  decapitando il leader”.

E’ difficile militare nel partito degli antipatici? “Lo siamo, lo so, ma non credo che questa sia una categoria politica. E personalmente, e la mia storia sta qui a testimoniarlo, non ho paura a espormi e a dire la mia: sul ddl Zan sono per approvarlo subito, per esempio. E anche sull’Arabia Saudita ho la mia opinione”,  dice Gennaro Migliore,  passato negli anni da Rifondazione comunista alla Leopolda. 
 

La storia di “Report” questa volta sembra non aver destabilizzato i gruppi. “Si commenta da sola, no?”, dice Migliore. “Abbastanza risibile”, aggiunge Marattin, prima di partecipare a un webinar con Calenda. “E’ una storia da studiare nei manuali di complottismo”,  interviene proprio Renzi,  nel pomeriggio, con la sua E-news, appuntamento una volta molto seguito. Il Pd non la commenta questa storia, il M5s la cavalca con tanto d’interrogazione (d’altronde dà guazza alla teoria bettiniana del complotto contro Conte), ma indovinate chi difende Renzi? Matteo Salvini: “E’ una polemica inesistente”. 


Nel cortile della Camera c’è ancora D’Alessandro, il renziano ipercritico che con altri progetta la fuga, come quella dei gregari di Paolo Conte. “Ora Salvini  o non Salvini il nostro problema è proprio questo: noi con chi stiamo? Con il centrosinistra o con il centrodestra? Per questo chiedo un congresso”. Periodicamente gira la voce che un gruppetto di deputati e senatori sia pronto al “ciaone”. Insomma ad andarsene.  A non aspettare proprio che si arrivi alla fine della legislatura guardandosi negli occhi, l’ultimo giorno, per dirsi: bene, e ora che facciamo? “E’ ovvio che prima o poi qualcosa dovrà accadere”, dice ancora Marattin. Che aggiunge: “Nessuna diserzione, Matteo è un leader e i problemi si risolvono insieme”. E però l’essere diventato un bersaglio mobile, avere quella sfrontatezza nel  navigare tutti i casi e i casotti che gli cadono addosso, non aiuta la crescita di un partito che alle prossime comunali rischia di non presentarsi   a Bologna (dove la renziana Isabella Conti ha già preso le distanze dal leader) né a Torino, né a Milano. Rimane Napoli. “Io ci sono – dice ancora Migliore – nonostante l’arroganza di Pd e M5s che non vogliono fare le primarie”.

Ecco che passa Catello Vitiello, massone in sonno iscritto fino al 2017 a Grande oriente d’Italia, subito espulso dal M5s. Persona sempre disponibile e dai modi gentili. “Dentro Iv non ho mai avuto problemi per i miei trascorsi nel Goi, stimo Matteo per le sue battaglie politiche. Il futuro? Ho un lavoro fuori da qui”. Ma come si sta in un partito antipatico? “Abbiamo dato Draghi a questo paese. Renzi? A chi lo attacca dico attenzione all’effetto martire: magari alla fine ridiventa simpatico”.
     

  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.