Il signor Rai

"La lottizzazione Rai è una questione retorica. I partiti devono starci". Parla Giampaolo Rossi

E' il consigliere in Cda quota Fdi che conta più di tutti

Carmelo Caruso

"Chi vuole i partiti fuori dalla Rai vuole solo gli altri partiti fuori dalla Rai. Fedez? Un danno di reputazione. La Rai di Guglielmi era quella del Cencelli. Mi piacerebbe vedere sulla televisione di stato Buttafuoco". Intervista a Giampaolo Rossi, l'uomo forte di Giorgia Meloni in Cda

Roma. E dunque lei il “signor Rai”, l’uomo che senza comandarla la comanda? “Non scherziamo. Chi pensa che la Rai possa essere comandata da un solo uomo dimostra di non conoscerla. Ci sono competenze, professionalità di cui bisognerebbe andare orgogliosi. Sono queste che governano la Rai”. La Rai ha censurato Fedez? “La Rai non ha censurato nessuno. C’è invece un danno reputazionale enorme per l’azienda la quale dovrebbe tutelarsi in ogni sede. Quella del rapper è stata una grande operazione di marketing personale”. Insomma, Giampaolo Rossi chi è? “Sono entrato in Rai nel 2004. Era la Rai di Flavio Cattaneo. Mi sono laureato in Lettere. Mi occupo di media da decenni in aziende e in ricerca. Sono stato presidente di Rainet, la digital factory Rai. Questa azienda ho avuto il privilegio non solo di studiarla ma di viverla”. Giorgia Meloni che l’ha voluta come suo consigliere d’amministrazione come l’ha incontrata? “Ci conosciamo da molti anni, sono sentieri che si sono incrociati. C’è un stima che è reciproca”.

 

Volete adesso sapere perché la leader di Fdi è l’unica del centrodestra che in Rai conta qualcosa pur rimanendo minoranza? La ragione è che in Rai ha indicato il migliore dei suoi mentre gli altri partiti spingevano gli anonimi dei loro. Volete sapere perché al prossimo Cda riproporrà ancora il nome di Rossi? Perché perfino la Rai di sinistra rispetta questo consigliere di destra. Si cerca di dire questo quando si dice che la Rai è un paese sottosopra. E’ normale che le parole più aziendaliste le dica lui? E’ normale che il primo a difendere la Rai sia un consigliere d’amministrazione di un partito che di fatto la Rai non la amministra?

 

La Rai è l’altra Alitalia? E’ un’azienda irredimibile? Risponde Rossi: “Definirla in questo modo è un’ingenerosità. La verità è che è un’azienda esposta e che attaccarla è lo sport nazionale. In questo momento la Rai si sente accerchiata e ha paura di difendersi”. Non è giustamente la più odiata? Non è la mosca al naso del contribuente? Ribatte: “E’ talmente odiata che ancora oggi è la più vista. Evidentemente è molto di più di ciò a cui alcuni cercano di ridurla”. Fuori i partiti dalla televisione di stato? Pensa Rossi: “Solitamente chi dice queste cose vuole che siano gli altri partiti a uscire dalla Rai e che ci rimanga quello suo”. Nella nuova Rai, quella che sarà, i partiti che ruolo dovranno svolgere? Scomparire? Sorpresa: “Io penso tutto il contrario. Il servizio pubblico esiste per garantire il pluralismo. Dovrebbe rappresentare le diverse narrazioni e identità della nazione. I partiti sono lo strumento della rappresentanza democratica e quindi non possono non avere un ruolo di indirizzo e vigilanza. Che i partiti indichino professionisti validi ai vertici dell’azienda è una garanzia e non un pericolo” Quindi più lottizzazione? Precisa Rossi: “Io credo che la lottizzazione sia una questione retorica. Credo che la politica debba recuperare il primato. E’ curioso che si rimpianga la grande Rai della prima repubblica. Mi riferisco a quella di Guglielmi, Zaccaria, Zavoli, Agnes o di Bernabei. Si dimentica che quella, sì, era figlia del manuale Cencelli”.

 

Ci hanno provato tutti e riuscito nessuno. Cosa è infine la Rai? E’ un grande stimolo letterario. Carlo Verdelli ha scritto perfino un libro che è più tormentato di un memoriale. Mario Draghi non può occuparsene al momento e nessuno può dargli torto. E infatti i vertici cambieranno ma perché andranno in scadenza. Si dice spesso: servono bravi manager. Ma non servirebbe anche un editore solido? L’ad Fabrizio Salini ha visto cambiare tre governi. Il prossimo ad ci impiegherà almeno un anno per padroneggiare i dossier e non se ne vuole fare una colpa. Dice allora Rossi: “Spero che il prossimo ad, colui che sarà chiamato a guidarla, non possa che essere una figura che già la conosce. La Rai deve affrontare nei prossimi anni una grande sfida. Quale deve essere il suo ruolo nell’epoca della disintermediazione e del calo delle risorse di mercato? Questa è la domanda”. Ma lei in Rai chi ci porterebbe al posto di Fedez? “Auspico una Rai pluralista e al fianco di Fedez vorrei veri personaggi non conformisti”. E chi sarebbero questi personaggi? “Penso a Buttafuoco, Lindo Ferretti e molti altri”. E’ vero, come si scrive, che sogna di fare il presidente di garanzia della Rai? “Sono cattolico e ai cattolici non è chiesto di sognare ma di vivere il presente. Sono marinettiano”. Presidente futurista? “Mi piacerebbe contribuire a costruire una Rai capace di lanciare la sua sfida alle stelle”.
 

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  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica, ha scritto otto anni per Panorama occupandosi di politica, cronaca, cultura. Nel 2018 a Il Giornale. Oggi in redazione a Il Foglio.