Il caso

"Se paghi le mie querele, non sarò più garante M5s". Grillo e la proposta a Conte

Anche il leader di Italia viva si sente diffamato dal fondatore del Movimento. Della gestione legale di Beppe potrebbe occuparsene proprio il nuovo leader grillino. A una condizione

Simone Canettieri

Senza Casaleggio e Rousseau, il comico  è senza scudo. Ma ha una decina di processi civili in corso. E una richiesta di risarcimento danni da parte di Renzi

Non c’è solo il processo del figlio Ciro a metterlo in fuorigioco. A preoccupare Beppe Grillo sono almeno una decina di cause civili. Richieste di risarcimenti per le decisioni che ha assunto come capo politico del M5s prima di passare la mano a Luigi Di Maio nel 2017. Ma anche affermazioni ritenute dai querelanti diffamatorie. Soldi, soldi, soldi. Che ora Davide Casaleggio, mister Rousseau, non pagherà più. Un dato: solo nel 2018 l’associazione ha tirato fuori 275 mila euro per curare i problemi legali di Beppe. E adesso? Non è escluso che Grillo chieda a Giuseppe Conte, in cambio del passo indietro come Garante, il pagamento delle spese legali in corso. Anche perché si è fatto sotto pure Matteo Renzi: vuole essere risarcito da Grillo.   

E, come si sa, davanti alle querele l’ex premier non gioca. “Sono una fonte di reddito”, scherza spesso il leader di Italia viva. I parlamentari vicini al senatore semplice di Rignano raccontano che nelle scorse settimane Matteo Renzi ha dato di nuovo mandato ai suoi avvocati per riaprire una vecchia vicenda che sembrava superata con il governo Pd-M5s.

Si tratta della querela che l’allora segretario del Nazareno presentò nei confronti di Grillo. Era il 2016: e il blog del comico accusava Renzi e Maria Elena Boschi di fare “gli interessi dei parenti, degli amici e delle lobby” sulla vicenda Tempa rossa, inchiesta  sull’estrazione petrolifera in Basilicata che portò alle dimissioni del ministro Federica Guidi (risultata poi estranea a tutto). Bene, per farla breve: Renzi chiese un risarcimento da un milione di euro al capo del M5s. La vicenda  si è trascinata a lungo, ma con una svolta repentina. Appena Pd e M5s si sono messi a governare hanno chiuso la faccenda con una stretta di mano:  procedimento estinto, come da dispositivo del giudice Stefania Ciani del tribunale di Roma. La notizia è che appunto Matteo Renzi ha deciso di presentare la medesima querela già sporta dal Pd ma a titolo personale.

E questa non può che non essere una grana per Grillo. Anche perché nel frattempo si trova ancora sulle spalle tutti i processi civili per gli espulsi dal M5s, con le conseguenti richieste risarcitorie, risalenti a quando era il capo supremo di tutto e tutti. Lo aspettano al varco, per esempio, Mario Canino e Roberto Ionta, fatti fuori dalle comunali di Roma e Napoli nel 2016. E poi Riccardo Nuti e altri colleghi ex parlamentari, mandati via dal Movimento in un’epoca  in cui i Post scriptum in fondo ai post di Grillo equivalevano a una condanna a morte. Che tempi e quante cause soprattutto. E poi ci sono gli spettacoli del comico, altra occasione di invettive finite in tribunale. Nel corso di questi anni di sberleffi e accuse feroci dell’“Elevato”, in più di un’occasione è stato proprio Davide Casaleggio a metteremano al portafoglio per arrivare a miti transazioni con le parti offese. Ma anche quella, per Grillo, era politica, e dunque esigeva in un certo senso uno scudo legale ed economico.

Ora però sta cambiando tutto in maniera velocissima.  E se Rousseau è pronto ad andarsene con l’unico tesoro che ha (il database degli iscritti), allo stesso tempo svanisce per Grillo l’ombrello che gli è sempre stato più caro. Da qui l’idea del baratto che ha in mente per tutelarsi. Come anticipato dal Foglio, è pronto a fare un passo indietro rispetto al suo ruolo di Garante. Ma in cambio chiederebbe a Conte, in versione leader del M5s, la cura di tutte le vicende legali rimaste ancora sospese. Eventuali condanne pecuniarie comprese. La proposta è ritenuta giusta da chi sta vicino all’ex premier, intenzionato a presentare a maggio il nuovo statuto del Movimento. Quello della svolta (sì a una sede di partito, sì a una segreteria politica), ma anche e soprattutto quello dell’affrancamento dal comico-leader. Che appunto potrebbe perdere lo status e i super poteri che nel 2017 gli furono dati e che si prese con l’avvento di Luigi Di Maio, come nuovo capo politico.

E’ questa dunque l’ennesima trattativa nella trattativa. Il video in difesa del figlio Ciro, ha creato intorno a Grillo una cortina di imbarazzo generale da parte dei tanti colonnelli che abitano il palazzo e il governo in nome del M5s. Il primo ad aver capito la portata di questa faccenda è stato proprio Conte: prima è stato in silenzio per 24 ore, poi ha dato un colpo al cerchio e uno alle botte (“sto con Beppe e la ragazza”) e alla fine sabato scorso ha dettato l’agenda da futuro leader del M5s, senza mai citare il caro Grillo. Alle prese con gli affari legali di Ciro (gli altri avvocati dei ragazzi indagati adesso lo accusano per per non aver concordato il video) e i propri. Un pubblico e privato che si mischia, mentre i suoi ragazzi lo scaricano. Tipo Giancarlo Cancelleri, sottosegretario alle Infrastrutture: “Il Beppe che conosco io non avrebbe mai fatto quel video”.
 
  

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero, prima ancora Parma, Firenze e Viterbo, dove iniziò a 19 anni con un pezzo sul pattinaggio artistico. Ama i giornali, e soprattutto le notizie. Molto meno le bio. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.