Procure, politica e giornali

L'Italia e il terrore sui vaccini

Claudio Cerasa

Per governare l’Rt della paura non basta invocare la responsabilità dell’Europa: serve, prima di tutto, invocare la responsabilità della nostra classe dirigente. Calma e gesso, please

Una volta che sarà chiaro quello che potrà fare l’Ema per provare a sedare il panico generato dalla sospensione improvvisa in diversi paesi europei del vaccino AstraZeneca bisognerà fermarsi un attimo e chiedersi, dopo esserci leccati ancora una volta le ferite generate da un principio di precauzione che tiene purtroppo in ostaggio l’Europa, cosa potrà fare un paese come l’Italia per evitare di trasformare la paura, la paura del vaccino, in un virus non meno pericoloso rispetto a quello pandemico. L’Ema giovedì (faster, please) emetterà una raccomandazione sul vaccino AstraZeneca che i governi di Italia, Germania, Francia e Spagna – che ieri hanno sospeso in via precauzionale la somministrazione del più europeo tra i vaccini in circolazione – si augurano sia sufficiente per ritornare a vaccinare a pieno regime. Ma la verità è che su questo tema per combattere il sentimento di sfiducia non è sufficiente affidarsi a ciò che può fare l’Europa e non è sufficiente interrogarsi su quanto sia disastrosa la comunicazione di AstraZeneca. E’ necessario invece fare un passo in avanti e chiedersi cosa possa fare per se stesso un paese come l’Italia per provare a non alimentare la spirale del panico.

 

Il primo problema riguarda la capacità del governo di rassicurare i cittadini su questo tema e il problema ha a che fare anche con lo stile della comunicazione scelto da Mario Draghi. Scegliere un profilo sobrio aiuta a dare più peso alle parole. Ma quando un paese viene travolto da un’ondata di panico scegliere di non comunicare significa comunicare smarrimento. E’ stato un errore per esempio quello fatto ieri dal ministro della Salute e dal direttore dell’Aifa, che non hanno convocato all’istante una conferenza stampa per spiegare cosa stesse succedendo. E continua a essere un errore, da parte del governo, non avere una voce istituzionale autorevole, credibile, chiara e convincente che possa servire da riferimento quotidiano per spiegare ai cittadini a che punto è la pandemia (serve con urgenza un Fauci a Palazzo Chigi). Il secondo problema, non meno grave, ha a che fare con buona parte del sistema mediatico italiano, che essendo abituato da tempo a trasformare con disinvoltura ogni problema in un’emergenza (tutti i farmaci e vaccini possono avere effetti collaterali, purtroppo) fa fatica oggi a trovare un equilibrio giusto tra la necessità di informare e il dovere di non allarmare (è facile fare un titolo che colleghi al vaccino un qualsiasi vaccinato morto, meno facile è invece ricordare che secondo gli indicatori demografici Istat, nel 2019 sono morte in Italia 647.000 persone, ossia l’1,07 per cento circa della popolazione residente, dunque 1.773 al giorno, e che prima di considerare un vaccino colpevole fino a prova contraria bisognerebbe prendersi il tempo di dire che più persone saranno vaccinate più aumenterà la probabilità di avere decessi dopo le vaccinazioni: non perché i decessi sono causati dai vaccini ma perché più persone vaccinate ci sono e più alta è la possibilità che possano purtroppo morire persone vaccinate per problemi che con i vaccini non c’entrano).  


Il terzo problema, altrettanto grave, riguarda un altro grosso guaio con il quale si ritrova a fare i conti ancora una volta l’Italia e quel problema è il ruolo che potrebbe giocare la magistratura in questa fase della pandemia. Sulla sua pagina Facebook, un brillante avvocato di Grosseto di nome Marco Fanti ha messo in fila alcuni elementi preoccupanti relativi alla scelta fatta dalla procura di Siracusa, all’indomani della morte ad Augusta di un militare che il giorno prima aveva ricevuto il vaccino AstraZeneca, di aprire un’indagine che ha portato a iscrivere sul registro degli indagati l’ad di AstraZeneca Italia, il medico e l’infermiere della Marina militare che hanno somministrato la dose nella base di Augusta e il medico del 118 che ha provato a rianimare il militare (ipotesi di reato: omicidio colposo). Innanzitutto, non potendosi conoscere le cause della morte prima dell’autopsia, non era affatto “dovuta” l’iscrizione di chicchessia nel registro degli indagati, potendosi benissimo procedere a carico di ignoti, e il fatto che a un magistrato sia venuto in mente di portare la responsabilità per danni da vaccino su un piano penale e non civile dovrebbe suggerire al governo centrale una prontezza di riflessi che ancora non si è vista. Occorrerebbe cioè dire che non può essere la magistratura a decidere la politica sanitaria di un paese. Occorrerebbe cioè una qualche forma di “scudo penale” per non dissuadere i medici dall’offrire la propria disponibilità a partecipare alla campagna in corso. E occorrerebbe infine un intervento della politica per restituire interamente il controllo della campagna vaccinale non alla magistratura ma alle autorità sanitarie competenti. L’Europa può fare molto per aiutare i cittadini dei paesi membri a non perdere fiducia nei vaccini (sarebbe un disastro). Ma per governare l’Rt della paura non basta invocare la responsabilità dell’Europa: serve, prima di tutto, invocare la responsabilità della nostra classe dirigente. Calma e gesso, please. 

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.