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Umiliato e offeso da Beppe Grillo. Oggi cercato. Mastella ha già vinto

Carmelo Caruso

Beppe Grillo lo insultava. Il M5s lo indicava come esempio di casta. Oggi, Clemente Mastella, è l'uomo che può salvare il governo. Le telefonate, le profezie, i successi: "Morirete mastelliani"

Il M5s gli ha di fatto già chiesto scusa. Nell’ora più buia, quando suona la campana, Beppe Grillo non si trova ma Clemente Mastella invece sì (“Sono un uomo che sa dimenticare. Io non ho rancori”) Telefona e accarezza. Racconta e sorride. Propone e dispone. Una sua chiamata in questo momento vale più di quella di Papa Francesco.

 

Per gestire il traffico ha affidato un telefonino al suo autista: “A questo rispondi tu. Con l’altro chiamo io”. Ci ha provato perfino con Carlo Calenda, che per il Pd è il futuro indomabile da domare, una specie di Matteo Renzi che si sta assemblando, ed è stato Calenda a renderlo noto ma per farsi pubblicità, un po’ come nei ristoranti si affiggono al muro le fotografie dei famosi: “Pure io ho avuto l’onore di una telefonata del simpatico Clemente. Una roba tipo tu appoggi Conte e il Pd appoggia te a Roma”. Mastella ha replicato: "Sei una persona di uno squallore umano incredibile. Ti ho cercato solo per chiederti cosa facevi e mi hai detto che eri contro Renzi. Sei rimasto quello che conoscevo all'epoca del Cis di Nola, che era il referente per le segnalazioni. Ruolo modesto, perché sei moralmente modesto".

 

Il Pd ha dovuto subito smentire: “Totalmente estranei a questa proposta”. E che male ci sarebbe stato? Almeno lui ci prova. Non è stanco neppure a 73 anni. In passato ha spiegato: “Il congedo non dipende dalla biologia. Giuseppe Verdi compose le sue opere più belle a 80 anni. Alfred Hitchock considerava la pensione un’idea orribile. A me la politica allunga la vita”. Come si può non amarlo? E’ colui che starebbe fissando il prezzo della lealtà con Giuseppe Conte e con lo stesso Pd che ne prende le distanze ma che gli riconosce l’expertise: “I costruttori non sono polli”. Nessuno può ancora sapere come andrà a finire. Ma una cosa si può dire. Mastella è la conferma che il M5s ha sbagliato tutto. E’ la dimostrazione che la profezia che Grillo fece sul palco a Luigi Di Maio: “Vedrete, diventerà come Mastella” è quanto di meglio gli abbia mai potuto augurare.

 

Guardate un po’ come l’uomo dalle mille avventure e dai mille partiti (“Anche nella moda ci sono capi continuativi che non vanno mai in saldo. Io sono un continuativo della politica”) sta umiliando quei deputi e i senatori del M5s, i no-mastellax, che per anni lo hanno insolentito, indicato come lo strame della terra, come un rifiuto dell’umanità: “Basta con i Mastella. Via. Questo qui è da trent’anni che è pagato da noi. E' il simbolo della casta”. Se rimarranno al governo buona parte del merito sarà suo. Se si salveranno sarà perché quei parlamentari che il M5s voleva cacciare sono gli stessi a cui da sempre Mastella dà la caccia. Che ne sanno loro? “Sono un classico. In ogni italiano c’è un po’ di Mastella. Sono l’Alberto Sordi della democrazia”. Anche Mastella è stato nessuno, è stato un peones, ma ha scritto il diario del peones per il settimanale Panorama. E’ una delle opere fondamentali della politologia e che merita di stare accanto ai testi di Max Weber e ai numeri di Topolino.

 

Per attaccarlo stanno sussurrando che si è accordato per un ministero per la sua Sandra che definisce “il mio Prozac”. E’ anche per lei che sta lottando contro Matteo Renzi uno che in passato “mi ha considerato tra i primi tre grandi politici italiani. Sono l’unico ad avergli detto che la rottamazione era una stronzata”. Il loro amore somiglia a quello che ci fu fra l’artista bulgaro Crhisto e la moglie Jeanne-Claude. Renzi ha fatto qualcosa di grosso. Non la crisi. Ha chiamato Sandra Lonardo “Lady Mastella”. E lui: “Perché se la prende con lei e non con me?”. C’è chi ventila che la sua attività apostolica di queste ore sarebbe finalizzata a ottenere fondi per Benevento (il sindaco lo ha sempre fatto gratis. “Io ho rinunciato all’indennità sul serio”). Sono tutti tentativi per delegittimarlo. E’ il teorico della pacca sulla spalla, il democristiano che si sbraccia e che pasticcia, che si perde ma si ritrova. Esistono anche dolci di pasta frolla che si chiamano “mastellini”, un’autostrada “la Mastellese” (Cainello-Benevento) che porta il suo nome.

 

Da quanti anni il M5s lo massacra? Il reddito di cittadinanza secondo Mastella non è altro che la raccomandazione venuta male: “La raccomandazione la considero una pratica onesta se segnala un talento e una virtù. Io l'ho praticata. Mi sono sempre sentito un missionario in un ospedale da campo. Ho solo esercitato la provvidenza”. Come è che adesso i giornali che più ferocemente lo hanno sporcato sono teneri con lui? Mastella è certo che Conte avrà i numeri al Senato e che i responsabili sono “come i vietcong” che appaiono quando nessuno se lo aspetta.

 

Lo hanno paragonato a Denis Verdini (un altro che in parlamento pure i grillini adesso rimpiangono: “Se ci fosse stato Verdini, sarebbe stato più semplice”) ma Mastella è il rettore dell’università responsabili: “Io non tramonto”. Lo aveva già intuito alcuni anni fa, quando sorprendendo tutti, venne eletto a sindaco della sua Benevento. Questo era il futuro che attendeva l’Italia secondo Mastella: “Non morirete democristiani. Continuerete solamente a essere mastelliani”.

 

  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica, ha scritto otto anni per Panorama occupandosi di politica, cronaca, cultura. Nel 2018 a Il Giornale. Oggi in redazione a Il Foglio.