“L'anticasta depotenziata che diventa casta”. Il M5s oggi, secondo Dal Lago

Marianna Rizzini

“Il Movimento è diventato “una sorta di Dc ultima fase, cioè un assemblaggio tenuto insieme da interessi elettorali, ma senza una cultura politica alla base e senza una visione di ampio respiro”

Roma. I Cinque stelle e il governo, i Cinque stelle e l’emergenza epidemiologica, i Cinque stelle visti – oggi – da chi, ieri, aveva analizzato il fenomeno del populismo digitale. “Mi meraviglia che il M5s mantenga il 16 per cento di preferenze elettorali nei sondaggi, per di più senza un leader, vista l’eclissi di Beppe Grillo e l’inconsistenza degli altri”, dice Alessandro Dal Lago, sociologo e autore, tra gli altri saggi, di “Populismo digitale. La crisi, la rete e la nuova destra” (Cortina ed.), di “Clic. Grillo, Casaleggio e la demagogia elettronica” (ed. Procopio) e, quest’anno, di “Viva la sinistra, il futuro di un’idea” (ed. Il Mulino). Dal Lago è infatti uomo di sinistra, anche se spesso si trova isolato: “Sono un libertario”, dice rammaricandosi del fatto che l’interazione Pd-Cinque stelle porti il Pd “quasi per osmosi” a dimenticare “il ruolo di una sinistra che, a mio avviso, dovrebbe avere l’anti-giustizialismo come faro”. E insomma sono passati sette anni da quando gli intellettuali corteggiavano Grillo al grido di “se non ora quando?”, e poco meno di un anno da quando i Cinque stelle governano con il Pd. Chi sono oggi i grillini?

 

 

“Il M5s è diventato”, dice Dal Lago, “una sorta di Dc ultima fase, cioè un assemblaggio tenuto insieme da interessi elettorali, ma senza una cultura politica alla base e senza una visione di ampio respiro”. Si era detto, ai tempi del governo gialloverde, che l’alleanza con Matteo Salvini svelasse il lato “di destra” dei Cinque stelle. Ma quella con il Pd non sembra svelare un’anima davvero di sinistra. “Infatti non c’è né destra né sinistra, nel suddetto assemblaggio arrivato al governo per circostanze miracolose nel 2018 – miracolose per loro: i Cinque stelle sono e vogliono essere di centro, nel senso del mettere il cappotto su varie istanze, lungo un arco abbastanza ampio”. Miracolati in qualche modo due volte, è il concetto: “Salvini non è stato buttato giù da loro né da altri, si è auto-buttato giù. Il M5s, che non ha un vero leader, ha espresso come premier Giuseppe Conte, uno che ha lo stile di chi sa gestire un consiglio di facoltà, e questo magari, anche all’estero, lo fa percepire come affidabile, anche se durante le conferenze stampa sembra un pedagogista. E insomma: c’è un governo che governa attraverso una forma di non-governo”.

 

 

I Cinque stelle, dice Dal Lago, cercano di “restare a galla, litigando all’interno ma non troppo, facendo perno su alcuni luoghi comuni ricorrenti: il ritorno di Alessandro Di Battista, il ruolo calante o crescente di Vito Crimi, le parole di Luigi Di Maio ministro degli Esteri, cosa che è già un problema dal punto di vista politico e geopolitico”. Ma proprio perché “il M5s è una delle gambe di un governo che governa non governando è difficile scalzarlo. Non per merito, ma per le circostanze, non ultime le scelte sbagliate dell’opposizione, i Cinque Stelle sopravvivono, nonostante sia un altro mondo, per loro, rispetto ai fasti precedenti”. Non vede, Dal Lago, nei pentastellati in fase 2 dell’emergenza, “tutta questa voglia di sinistra che da più parti si crede di intravedere”, per ragioni economiche e non solo. “Anzi. E’ il Pd che si è fatto contaminare, basti vedere l’atteggiamento ambiguo nei confronti della magistratura”. E i Cinque stelle, in prospettiva, non sono facilmente “trasportabili” dalla parte degli alleati di governo: “La politica di contenimento del M5s che il Pd diceva di volere mettere in atto”, dice Dal Lago, “non è riuscita”. C’è però un dato: “Il depotenziamento della virulenza anticasta, visto che il M5s si è fatto casta lui stesso. D’altronde non è cosa nuova, basta rileggere Gaetano Mosca a proposito della circolazione delle elite”. Il futuro prossimo, per il M5s, “è quello di un partito – perché ormai il M5s lo è – che si auto-perpetua attraverso il non-governo. A questo proposito l’emergenza Covid, necessità siderale a cui tutti sono sensibili, ha congelato la situazione e i potenziali pericoli per il governo. Non lo vedo così traballante, al momento”.

  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.