In Sicilia la corazzata del M5s si sfalda in mini scissioni e correnti

Riccardo Lo Verso

L'eurodeputato Ignazio Corrao sospeso dai probiviri del Movimento. Ma è solo l'ultima di una lunga serie di ferite che stanno lacerando i grillini siciliani

Sarebbe bello seguirlo per un mese, nella sua attività politica, s'intende. Giusto per capire cosa significhi nella pratica quotidiana sospendere per un mese un parlamentare europeo come Ignazio Corrao. Su di lui, uno dei leader storici del Movimento 5 stelle in Sicilia, si è abbattuto il provvedimento del Collegio dei probiviri pentastellati, l'entità suprema che decide chi deve stare dentro e chi va messo alla porta. È lo stesso collegio che bacchetta i furbetti che non versano una parte dello stipendio e che ha espulso il senatore Gianluigi Paragone (nel suo caso per sempre) per il dissenso alla legge di Bilancio.

 

Tutto sommato è andata meglio a Corrao che se l'è cavata con trenta giorni di sospensione. Si dice che la punizione impone di non utilizzare il simbolo. Che farà? Fino al 4 luglio Corrao dovrà dire in pubblico che parla sempre e comunque a titolo personale oppure il divieto di dichiararsi grillino varrà anche mentre prende il caffè a Bruxelles con qualche collega deputato?

 

Che confusione. Meno male che un mese passa in fretta. È l'ennesima e lacerante ferita che il tempo non rimarginerà, specialmente in terra di Sicilia. Era l'Isola del cappotto. Alle politiche del 2018 in grillini conquistarono tutti e 28 i collegi uninominali. Una corazzata del consenso. La forza di Corrao, originario di Alcamo, nel trapanese, si era manifestata già quattro anni prima con l'elezione al Parlamento europeo con 71.372, che schizzarono a 115.820 con la riconferma del 2019. Corrao paga oggi il voto contrario alla volontà del gruppo sul pacchetto di investimenti economici adottati per fronteggiare il coronavirus. Non si è allineato.

 

L'europarlamentare non ha intenzione di presentare reclami (è previsto anche questo nel codice grillino) contro la decisione dei probiviri, ma annuncia battaglia. Si presenterà agli “stati generali per cambiare il Movimento cinque stelle". Nei vecchi partiti si chiamavano congressi, ora "stati generali" sa meno di odore stantio, ma la sostanza è la stessa. Comunque la si voglia chiamare, entro la fine del 2020, ci sarà la resa dei conti all'interno del Movimento. Il lockdown ha solo rinviato l'inevitabile. L'emorragia di consenso non si nasconde sotto il tappeto. C'è da attendersi il grande ritorno di Alessandro Di Battista, a cui Corrao è da sempre legato. A “Dibba” la sospensione, seppure temporanea, non sarà piaciuta come non era piaciuta l'espulsione di Paragone. Coincidenze?

 

Chissà cosa ne pensa dell'addio al Movimento di cinque deputati regionali. Pochi giorni fa Angela Foti, Elena Pagana, Valentina Palmeri, Matteo Mangiacavallo e Sergio Tancredi hanno fondato Attiva Sicilia. Un nuovo partitino o forse una corrente. Gli onorevoli del Parlamento siciliano erano stufi di essere tacciati come “collaborazionisti del governo Musumeci solo perché avevamo le nostre idee sui provvedimenti giusti da portare avanti". E così se ne sono andati proprio come si faceva e si fa nei partiti che tanto hanno avversato.

 

Il Movimento 5 Stelle perde pezzi e voti. L'ultimo dato disponibile in Sicilia è quello delle elezioni comunali del 2019, quando persero un paio di grossi comuni dove avevano stravinto cinque anni prima. La corazzata del consenso si è fermata. Non per i vertici del Movimento, che dei vecchi partiti hanno preso anche il vizietto di dire che si vince anche quando si perde.

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