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La rivolta gentile contro la cultura nazi-pop

Claudio Cerasa

Le sardine e la domanda a cui nessuno risponde: cosa possiamo fare noi per loro?

Non dicono vaffa, non sventolano cappi, non mostrano manette, non urlano, non inveiscono, non insultano, non attaccano i partiti, non soffiano sull’antipolitica, non masticano l’anticasta, non giocano a fare i leader, non si fanno eterodirigere, non cascano nei tranelli dei giornali, restano indifferenti ai sondaggi e si limitano a portare in giro buon umore per parlare un po’ meno alla pancia e un po’ più al cervello degli elettori. E’ possibile che quest’incantesimo termini presto e che qualche sardina finisca per montarsi la testa. Ma almeno per il momento il miracolo di avere, qui in Italia, un movimento ultra politico deciso a riempire le piazze combattendo la cultura del livore dovrebbe portare ciascuno di noi a ragionare intorno a un tema non più rinviabile.

 

Il tema non è cosa potrebbero fare per noi tutti quei ragazzi che si preparano a colorare le piazze di Torino, oggi, e di Roma, sabato. Il tema vero dovrebbe essere un altro: non cosa possono fare loro per noi, ma cosa potremmo fare noi per loro. Molti avversari di Salvini si augurano che un giorno le sardine possano trasformarsi in qualcosa di simile a un movimento per portare ai partiti che oggi non riescono a sfondare una qualche forma di vitalità elettorale. Eppure la bellezza delle sardine è quella di essere non solo un veicolo di resistenza contro i nazionalismi nemici della libertà ma anche uno specchio del nostro impegno personale per difenderci dagli amici delle democrazie illiberali. Osservare le sardine per quello che sono – e non per quello che secondo i nostalgici di Pancho Pardi e Nanni Moretti dovrebbero essere – significa questo. Significa guardarsi allo specchio e chiedersi cosa ciascuno di noi faccia ogni giorno nel suo piccolo per sensibilizzare il prossimo di fronte alle oscenità del pensiero nazi-pop (nazionalista-populista).

 

In Gran Bretagna, un attore molto famoso di nome Hugh Grant da qualche settimana a questa parte ha scelto di mettere in secondo piano la sua attività professionale per dedicarsi a una piccola ma importante missione civile in vista del voto per le elezioni del 12 dicembre. Hugh Grant è preoccupato per la possibilità che una Gran Bretagna guidata da Boris Johnson possa uscire definitivamente dall’Unione europea (“Lei non fotterà il futuro dei miei figli. Lei non distruggerà le libertà che mio nonno ha combattuto due guerre mondiali per difendere”, ha scritto l’attore su Twitter rivolgendosi a BoJo) e per questa ragione ha deciso di supportare a Londra quella che considera la candidata migliore per portare in Parlamento le istanze anti Brexit: Luciana Berger, dei Liberal democratici. Per farlo, Grant ha scelto in questi giorni di bussare alla porta del numero più alto possibile di cittadini londinesi per discutere dei rischi che correrebbe il Regno Unito a mettersi fuori dall’Unione europea. “Non voglio sembrare drammatico, anche se in fondo è il mio lavoro, ma – ha detto l’attore – davvero penso che stiamo affrontando un’emergenza nazionale, che potrebbe portarci a una uscita senza dubbio caotica dall’Unione europea”.

  

Il messaggio è chiaro: alzate subito il sedere dal divano e nel vostro piccolo impegnatevi tutti in prima persona se non volete evitare di ritrovarvi di fronte a politici che, giocando con il futuro dell’Europa, sono capaci di farci finire presto con il sedere per terra. Le sardine, nel loro piccolo, ci ricordano questo. Ci ricordano, non importa come e non importa dove, che semplicemente è arrivato il momento di non essere più indifferenti e di scegliere da che parte stare contro i pericolosi cialtroni della cultura nazi pop.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.