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Caro Salvini, mi creda, tutta quella sofferenza in più non le serve. E lei ha già perso

La sua idea di chiudere i porti è un braccio di ferro inutile. Su quel tavolato di Open Arms io ci sono stato: è solido, ma è duro. Una lettera di Sandro Veronesi

17 Agosto 2019 alle 06:00

Caro Salvini, mi creda, tutta quella sofferenza in più non le serve. E lei ha già perso

Foto LaPresse

Gentile ministro Salvini, dunque siamo a questo: la nave Open Arms può entrare in acque territoriali italiane, può avvicinarsi all’isola di Lampedusa e può sostare alla fonda a poche centinaia di metri dal porto; a bordo possono salire ospiti, medici, funzionari, per testimoniare sulle condizioni dei naufraghi (ha salvato più di 150 persone, questa nave, da morte certa, in due successivi interventi), ed essi possono successivamente anche scendere mentre i naufraghi no, sono trattenuti a bordo con coercizione, a meno che – e negli ultimi 15 giorni è già successo sei volte – non si trovino in condizioni di emergenza sanitaria. Cioè, l’ultimo baluardo della sua azione in difesa della sicurezza nazionale è che questi naufraghi possono scendere soltanto feriti, in barella, in condizioni di pericolo. Chi resiste alla tortura continua a subirla, mentre per chi non ce la fa scatta l’opzione umanitaria.

 

Quindici giorni, signor ministro. Questa manfrina va avanti da quindici giorni. Non sfugge a nessuno che questa sua posizione è una posizione di principio, volta a scoraggiare non si sa chi dalla tentazione di considerare l’Italia come il molo d’attracco per l’Europa. Ed è diventata una manfrina anche ciò che da quattordici mesi le viene ripetuto in tutti i modi dalla gente come me, quelli che i suoi sostenitori chiamano “sinistri”, “pidioti” “pagati da Soros”, e cioè che la sua idea di chiudere i porti, oltre che impossibile, è una grave violazione del diritto internazionale. Non starò dunque qui a ripeterle ciò che le abbiamo già ripetuto per più di un anno.

 

Andrò direttamente alla fine del ragionamento, comunicandole che in questo braccio di ferro lei ha già perso, per due ragioni:

1) è certo, signor ministro, che uno alla volta tutti i naufraghi trattenuti a bordo di Open Arms si ammaleranno, vedranno infettarsi le loro ferite, impazziranno, compiranno gesti di autolesionismo, verranno rosi dalla scabbia o si butteranno in acqua, rientrando così nella categoria dell’emergenza sanitaria che darà loro diritto di sbarco. Quanta sofferenza sarà necessaria non si può prevederlo, ma si può prevedere con certezza che prima o poi tutte le 134 persone rimaste a bordo di Open Arms raggiungeranno il limite di sopportazione fisica che darà loro diritto di sbarcare nel nostro paese. E anche se qualcuno morisse, badi bene, il suo corpo non verrebbe dato in pasto ai pesci, come i suoi simpatici sostenitori non mancano mai di augurarsi, ma verrà egualmente portato a terra.

 

E, 2) un suo ipotetico ripensamento, con concessione del permesso di sbarco, subito, di tutti e 134, per motivi umanitari, non verrebbe nemmeno notato come tale, nella tempesta di ripensamenti clamorosi, repentini e spesso anche ridicoli, che infuria su di lei e sul suo operato da quando è in carica nel governo.

  

Cioè: non si preoccupi di difendere alcun principio, signor ministro, per una mera questione di coerenza, perché tutto il mondo ormai ha constatato che lei e la coerenza siete come il giorno e la notte, quando c’è l’uno di sicuro non c’è l’altra. Mi ascolti, mi dia retta e li faccia scendere, tutti, subito: anche i suoi interessi politici personali, nell’angolino dove al momento si ritrova inchiodato, non potranno che giovarsene. Al contrario, prolungare oltre questa tortura nei confronti di persone che non hanno commesso alcun male, la indebolisce ancor più di quanto già non si sia indebolito da solo.

 

Su quel tavolato di Open Arms io ci sono stato: è solido, ma è duro. Gli attivisti e i volontari dell’organizzazione sono persone generose, ma a bordo ci sono solo tre gabinetti. Il mal di mare, dopo un po’, diventa insopportabile. La fregheranno, signor ministro, la fregheranno di sicuro: si ammaleranno tutti, uno alla volta, e così facendo scenderanno a terra, e a lei non resterà che prendersela con la Croce Rossa, coi protocolli sanitari e soprattutto con i batteri che, divorandoli, avranno salvato i corpi dei suoi nemici naufraghi.

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Commenti all'articolo

  • verypeoplista

    verypeoplista

    19 Agosto 2019 - 09:32

    Politicamente Lei perde da una vita e anche questo scritto lo dimostra: questi non sono episodi da specularci con vecchie e risibili ideologie cosmopolite come fanno

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    18 Agosto 2019 - 19:57

    Sulla chiusura dei porti, ha perso. Non avrebbe mai potuto vincere. Se arrivano in porto dieci, venti persone su un barcone, che fai, li mitragli? Se sbarcano in luoghi non "ufficiali", che fai, li ributti in mare? Il nodo è che in democrazia è legittima, assiomatica, la ricerca dei consensi e dei voti. Gli stessi sono nelle masse, non nei sinedri. Coi "vaffa" si ottenne il 32,3% dei voti, coi porti chiusi oltre il 34% I vaffa erano concettualmente osceni e truffaldini, la chiusura dei porti impossibile e parimente truffaldina. Allora li accogli tutti? Impossibile. Il vero, autentico problema è che nella democrazia di massa, figlia dell'ineliminabile suffragio universale prevalgono gli istinti e le sensazioni e le percezioni, non i ragionamenti. Grillo e Salvini hanno sfruttato quella realtà. Allora? Fate voi.

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  • carlo.trinchi

    18 Agosto 2019 - 19:48

    Tutto vero, tutto umano, tutto condivisibile tutto tutto tutto, ma poi? Vede Veronesi, lei è un uomo buono, onesto, emozionale ma un paese è diverso dai sentimenti di pochi. Ho detto pochi perché siete una manciata e non la collettività che delle vostre sofferenze a direzione unica non ne possono più. Un Europa seria ha due vie. Li accoglie in distribuzione paritaria o li rifiuta in blocco andando in Libia e bloccando l’esodo di questi poveretti che vengono dal sub saa e fanno il gioco delle tribù libiche rivitalizzate dai francesi. Questo è il quadro Veronesi non un cesso o tre a bordo per 130 naufraghi a comando dei libici. Se lei si fa un giro nei nostri mercati rionali si accorgerà che l’ggente, quella che non conta na minchia non ne può più. Non giochi sulla sanità a bordo perché quella delle ong non è umanità ma complicità con gli scafisti e con un Europa che se ne frega dell’Europa che, a parole, vuole costruire e nei fatti massacra i paesi membri con accoglienze a senso unico.

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  • fiorevalter

    18 Agosto 2019 - 00:27

    ottimo articolo, complimenti!

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