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Perché è meglio votare, e farlo presto

Chi vuole “salvare la democrazia” dal presunto pericolo fascista-leghista deve in primo luogo praticarla. Chi vuole battere il rampantismo di Salvini deve farlo nelle urne

12 Agosto 2019 alle 15:04

Perché è meglio votare, e farlo presto

Per evitare le elezioni è necessario che si costruisca una maggioranza parlamentare a sostegno di un nuovo governo. Che il governo sia tecnico, politico, di scopo o di salvezza nazionale importa poco, per essere un governo democratico deve avere una maggioranza. Un governo minoritario porterebbe comunque a elezioni in tempi rapidi e finirebbe con l’incoraggiare tutte le spinte antiparlamentari già largamente presenti nel paese. Chi vuole “salvare la democrazia” dal presunto pericolo fascista-leghista deve in primo luogo praticare la democrazia, il cui basamento è la sovranità popolare. L’alternativa è solo un governo basato su una vera intesa politica e programmatica tra 5 stelle e Partito democratico, che sembra assai improbabile e che avrebbe una maggioranza numerica che faticherebbe a essere confermata nelle elezioni successive, che prima o poi comunque ci saranno.

   

Si è creata una netta discrasia tra l’orientamento elettorale e la composizione del Parlamento: questo di per se non rende necessaria una verifica elettorale, ma farebbe sembrare un artificio la costruzione di un esecutivo che avrebbe lo scopo di salvaguardare gruppi parlamentari renziani e grillini. Per questo è meglio votare, e se bisogna votare meglio farlo presto. Chi vuole battere il rampantismo di Matteo Salvini deve farlo nelle urne, non con trucchetti che chissà perché vengono chiamati istituzionali o con qualche marchingegno giustizialista, che finirebbe poi per ritorcersi contro gli apprendisti stregoni.

Sergio Soave

Nato ad Alessandria, in Piemonte, nel 1947, studia a Milano, dove svolge attività nelle organizzazioni politiche, sindacali e cooperative della sinistra. Costretto ad abbandonare queste attività dallo scoppio di Tangentopoli, trova asilo politico e professionale nel Foglio, al quale collabora dalla fondazione. Scrive anche come commentatore politico su altre testate, come l’Avvenire. Ora vive nelle Langhe e passa lunghi periodi in Catalogna e, sul confronto tra il nostro sistema politico e quello di Madrid ha scritto un libretto, “Pasticcio italiano in salsa spagnola”, per Boroli editore.

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  • miozzif

    12 Agosto 2019 - 23:11

    L'oppposizione pensi a vincere le elezioni invece di considerare fatale la vittoria leghista. Si trovi un leader da contrapporre all'attorucolo lombardo che recita una parte. Certo Zingaretti (Nicola) non può fare neppure la spalla. In due mesi circa il Cavaliere mise su un'armata vincente e sbaragliò il centro-sinistra favorito dai sondaggisti.

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  • Andrew

    12 Agosto 2019 - 18:06

    Questo significa parlar chiaro. Bravo Sergio!

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  • Giovanni

    12 Agosto 2019 - 18:06

    Perfettamente d'accordo

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  • albertoxmura

    12 Agosto 2019 - 15:03

    Ben detto. Mattarella non ha l'obbligo costituzionale di sciogliere le Camere perché il Parlamento non è più rappresentativo della volontà popolare ma, secondo me, ha il dovere morale di farlo nell'interesse del Paese.

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