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La contendibilità di Forza Italia è una boiata pazzesca

Lo conosco bene, il Cav. Portargli via il partito è un progetto demenziale, visto che non esiste, c’è sempre stato solo Lui. Non ha successori e poi no: non si gioca con i sentimenti. Piccola storia personale

4 Agosto 2019 alle 06:20

La contendibilità di Forza Italia è una boiata pazzesca

Silvio Berlusconi (foto LaPresse)

Lasciatevelo dire da me, dal malandrino, dal malandro: la contendibilità di Forza Italia è sempre stata un concetto grottesco. E’ come chiedergli la moglie, la fidanzata o il patrimonio, aziende e amici cari, per di più senza contropartita. Mi innamorai di lui quando la Rai di Biagio Agnes già mi pagava come un calciatore perché ero grasso, barbuto, spontaneo, strano e facevo ascolti bestiali da idolo dei bambini e delle famiglie.

  

Mi convocò in via dell’Anima, lui seduceva e Fedele Confalonieri controllava di lato, e mi offrì il doppio, intuendo che ero goloso (chissà come ha fatto a capirlo). Adoravo i programmi interrotti dagli spot, mi sembrava una tv più onesta (l’etica è sempre stata il mio forte!). Con l’editore ho litigato, e sono stato un anno senza tv ma a stipendio pieno fin dal primo contratto, non vi dico la mia gioia (l’ho detto, sono strano!). Con il politico solo una volta, quando mi negò l’apparentamento della lista “Aborto? No, grazie” perché non voleva litigare con la sua prediletta Emma Bonino, con Maro Pannella suo tormento, e voleva vincere alla grande le elezioni del 2008 (malgrado i nostri 130.000 voti, fatto!). Per il resto anni di collaborazionismo vivace, gli scrivevo per competenza anche “buongiorno” e “buonasera”, mi dava una mano per il Foglio che amava ma avrebbe voluto diverso fin dalla testata: “Faccia Il Quadrifoglio”, eppure era sempre lui che parlava perché so fare il mio mestiere di ventriloquo, sebbene da consigliori creda di aver avuto la mia brava influenza (negativa, s’intende: mai al livello dei Tremonti, degli Alfano, dei Toti). Forza Italia mi ha sempre fatto ridere, fin da quando mi mostrò a Arcore il kit elettorale del 1994 e lo sconsigliai, con Letta e Fidel, di entrare in politica (errore blu!). Ero diverso dalla sua truppa scelta, fin dal modo di pervestirmi, non mi ha mai portato da Messegué, lo volevo come un Boris Johnson europeista capace di governare anche da sinistra, e quando ho dato la caccia a Di Pietro nel Mugello preferivo invadere le Case del Popolo e parlare ai sindaci comunisti (ho ancora in terrazzo un ulivo di Reggello avuto in dono di cortesia, sta benissimo) o scatenare le poche e non convinte truppe di An circondate da vaste folle minacciose a Sesto Fiorentino, addirittura fare l’uomo-sandwich contro Prodi, D’Alema e Veltroni venuti a battezzare l’idolo di mani pulite, piuttosto che comparire, somma onta raramente ripetuta, con le bandiere calcistiche del partito, cui non mi sono mai sognato neanche lontanamente di appartenere (d’altra parte neanche al Psi: sono adepto del partito unico). Ma lasciatevelo ripetere da me, l’Intimissimo dell’Amor Nostro (copyright Marcenaro) o del Cav. (copyright mio), amico del Creatore ma non del creato: portargli via il partito è un progetto demenziale, visto che non esiste, c’è sempre stato solo Lui.

 

Ora il partito del Cav. vale meno, ma non importa, anche la mia fede matrimoniale vale meno, eppure ci tengo. Berlusconi è un dolce vecchione che ne ha viste di ogni, e che ora Aspesi Veronesi e molti altri rimpiangono (potevano pensarci prima, io ci ho provato anche in mutande a farli desistere) ma non si gioca con i sentimenti. Tajani ha il difetto di non esistere, ma per il quid di essere che è in lui l’ha capito: non ha successori.

Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

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Commenti all'articolo

  • gpcanz

    05 Agosto 2019 - 14:02

    Il problema è proprio questo. L’ultima e suprema impresa dei grandi leader è trovare il loro successore. In questo Berlusconi non ha fallito, non ci ha mai neanche davvero provato.

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  • robycarletti

    robycarletti

    04 Agosto 2019 - 19:01

    Chi meglio di lei conosce il Cav ed ha ragione non può esistere un altro leader per forza italia perché forza italia senza il Cav e un guscio vuoto

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  • carlo.trinchi

    04 Agosto 2019 - 18:04

    Scoperta dell’acqua calda. Infatti finirà solo, con un movimento da numeri zero virgola, mai un partito in cui avevamo creduto come cosa seria. Invece era un suo giocattolo per farlo continuare ad esistere. Agli storici la sentenza. A noi, cioè a lui, il solo merito di aver invertito la tendenza bloccando Occhetto sulla soglia di Palazzo Chigi. Quelli si che sarebbero stati cazzi amari. Per il resto, di ciò che poteva fare, a conti fatti, è stato una delusione. Scendere dal predellino al 7% o meno cosa si vuole che sia se non una fine ingloriosa, una discesa dalle stelle del quasi 40% al fine delle trasmissioni? I ricordi del direttore sono belli, forse gagliardi ma nulla se poi non lasciano traccia e tutto si riduce o riconduce ad un truce da spiaggia e ad un comico con quattro marionette che si prendono a bastonate in testa come nei teatrini di paese.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    04 Agosto 2019 - 16:49

    Caro Ferrara - Mi sono chiesto più volte se fosse un intrinseco impedimento caratteriale o fosse voluta scelta. La continuità delle aziende e attività imprenditoriali che ha creato è sempre stata ben curata e realizzata con Paolo e Marina. Ha superato anche l’affaire Veronica innescato dalla lettera assassina dalla stessa, inviata a Rep. Forse erro, ma riguardo alle sue creature politiche, FI e PdL, sembra aver seguito: “Après moi, le deluge”. Sempre lottando gagliardamente e rialzandosi mai domo, senza risparmiarsi. Però il dubbio che fosse mosso più dal “moi politique” che da un progetto di continuità, sgorga spontaneo. Lei sintetizza: “Le sue creature politiche erano Lui stesso” Concordo. Ne deriva l’implacabilità del: simul stant, simul cadent. Un grande unico vir, degno di rispetto e che comunque passerà alla Storia.

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