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Salvini ammette l’inganno di quota 100

Una pensione, tre lavori. Anzi no: mezzo. La realtà è meglio dell’antifascismo

23 Maggio 2019 alle 06:18

Salvini ammette l’inganno di quota 100

Matteo Salvini (foto LaPresse)

Non vorremmo distogliere l’opinione pubblica dalle disquisizioni sul fascismo e sulle leggi razziali, ma forse per contrastare il Truce sarebbe utile ricorrere alla servetta trace: è la donna che prendeva in giro il filosofo Talete che per guardare gli astri cadde in un fosso. Allo stesso modo, forse un po’ troppo impegnati a guardare Zorro e gli striscioni sui balconi, non ci si accorge di ciò che accade davanti ai nostri piedi.

 

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E’ infatti passata piuttosto inosservata un’affermazione rilasciata da Salvini nell’intervista al Corriere a proposito dei risultati della Lega al governo: “Quota 100, di chi era? Chi chiedeva il superamento della Fornero? – dice Salvini – A oggi abbiamo cambiato la vita a più di 200 mila persone. E si stabilizzerà il rapporto che vede un posto di lavoro ogni due persone che andranno in pensione”. Non si nota qualcosa di diverso, diciamo un ridimensionamento delle sparate di qualche mese fa? “Un posto di lavoro ogni due persone che andranno in pensione”. Cos’è successo, si è ridotto il magico moltiplicatore pensionistico? Per mesi, ogni giorno, sui giornali e in tv, Di Maio e Salvini hanno detto che il miglior modo per aumentare l’occupazione giovanile era pagare una pensione anticipata agli anziani. Gli effetti dovevano essere mirabolanti. “Per ogni pensionato che ci sarà, l’anno prossimo alcune aziende assumeranno tre giovani”, diceva Di Maio e per lui garantiva anche il premier Conte. Tre a uno. “Sono pieno di imprenditori che mi dicono che se possono mandare in pensione un 62enne, poi assumono due ragazzi”, diceva Salvini.

 

Non più tre, ma due a uno. Poi il ministro dell’Interno ha abbassato la stima: “Il diritto alla pensione per un milione di italiani diventa diritto al lavoro per altrettanti giovani”. Uno a uno, quindi. Man mano che la realtà si avvicina, Salvini dimezza le promesse e ora garantisce “un posto di lavoro ogni due persone che andranno in pensione”. Uno su due: mezzo. Sperando che almeno questa stima sia vera (anche se è difficile), è l’ammissione di aver approvato un provvedimento tanto costoso quanto dannoso. Ecco i dati di realtà che bisogna mostrare al Truce. Sono sotto i nostri occhi, se solo la smettessimo di guardare i balconi.

Redazione

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  • carlo.trinchi

    23 Maggio 2019 - 16:04

    A chi le colpe se non ad una sinistra imbelle e imbalsamata? A chi le colpe se non ad un Renzi guascone che imbarcava migliaia di disgraziati senza logica e mestieri? A chi se non allo stesso che si impantanava in un referendum sbagliato nei modi e nei contenuti? A chi se non a chi non vedeva la sconquasso dei mestieri e le tasse da strozzini? Il populismo cari noi è frutto di questo, del non credere più in niente e nessuno. Quando arrivarono con il loro reddito di cittadinanza e quota cento tutti capimmo l’inganno e la miseria loro, e questa fu la nostra tristezza. Come pure capire che non c’è salvezza da un PD che va a marcia indietro. Votiamo per l’Europa ma con occhio rovescio e ben sapendo che solo l’Europa ci farà sopravvivere perché solo l’Europa potrà garantirci un’identità’, la nostra, che, se non integrata, sarà superata dai tempi e dalla storia.

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  • guido.valota

    23 Maggio 2019 - 10:10

    Sta a vedere che l'unico moltiplicatore alto riguarderà le assunzioni alla Digos, che dovrà rivolgersi ai navigator di Di Maio per trovare gente da impiegare a tirare giù gli striscioni dell'opposizione al contraente-avversario. Con questi Game of Thrones non ce la può fare.

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  • giantrombetta

    23 Maggio 2019 - 09:09

    Complimenti. Ci sarebbe da sottolineare che in tutti ma proprio tutti i talk show quotidiani alcun economista serio e accreditato viene ospitato a confutare con cifre e statistiche non opinabili tutte le balle che raccontano Conte, Salvini e Di Maio. Avete ragione: al centro delle interviste ci sono sempre altre banalità e stupidaggini di alcun interesse per il nostro futuro. Certo va notata la corresponsabilità politica delle opposizioni strenuamente incatenate ai luoghi comuni e agli slogan vuoti di proposte e contenuti, ma la rinuncia dei media ad assolvere alle loro responsabilità di corretta informazione contribuisce non poco a render più confusa e indecifrabile la già sciagurata stagione dei ciarlatani al potere.

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