Davide Bono (M5s) dice che il M5s fa troppe “promesse sbagliate”

David Allegranti

"Ci metto la faccia e poi mi arriva un Di Maio qualsiasi a rovinare tutto". Anche gli elettori grillini contro il voltafaccia del governo sulle grandi opere

Roma. Gli elettori No Euro sono stati sedotti dai vari santoni e santini eletti con la Lega (a partire dal senatore Alberto Bagnai e dal deputato Claudio Borghi) e poi abbandonati, ma non sono gli unici. Possiamo rassicurarli. Prendete i Cinque stelle, che a marzo si erano recati speranzosi alle urne per assestare un colpo letale alle grandi opere. Bel colpo: il Tap si fa, l’Ilva è al suo posto, e il Terzo Valico? Si fa, come ha spiegato il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli.

 

D’altronde, fermarsi adesso significherebbe buttare via i soldi già spesi (1,5 miliardi), dice la relazione finale della Struttura di missione manipolando – come ha mostrato il Foglio (articolo in prima pagina) – i risultati dell’analisi costi-benefici. “Quattro lotti su sei sono in corso di costruzione”, ha detto Toninelli. “Il primo lotto è vicino al 90 per cento, gli altri dal 60 per cento al 20 per cento. Per il quinto lotto i lavori non sono partiti, il sesto deve invece essere ancora finanziato… Il totale dei costi del recesso ammonterebbe a circa 1 miliardo e 200 milioni di euro di soldi pubblici. Di conseguenza il Terzo Valico non può che andare avanti”. Un brutto momento per i No euro, No Tap. No Ilva, No Terzo Valico.

 

Per la prima volta, però, pare esserci una parvenza di autocoscienza tra gli elettori dei Cinque stelle, che accusano i loro eletti di averli truffati. E per la prima volta i Cinque stelle ammettono di aver fatto promesse irrealizzabili. Davide Bono, capo del M5s in Piemonte e consigliere regionale al secondo mandato, è stato bersagliato sul suo profilo privato di Facebook: “Cari amici M5s non facciamoci prendere troppo dalle emozioni. Il Terzo Valico non si poteva fermare e lo sapevamo tutti. E’ già difficile bloccare opere non ancora iniziate, figurarsi opere già in avanzato stato dei lavori. Non c’è scandalo né retromarcia, Toninelli dovremmo ringraziarlo per aver finalmente lanciato un metodo scientifico per valutare le spese pubbliche sempre sotto aggressione dei prenditori di stato e dalla politica collusa. Non tutte le battaglie si vincono, ma già vincerne qualcuna è un grande risultato…”.

 

Attivisti ed elettori però sono furibondi: “Terza promessa di chiusura non mantenuta dopo Tap e Ilva di Taranto”, scrive l’elettore Michele Cascioli. “È proprio quello il problema! Il fatto che lo sapevamo tutti ed è stato promesso in campagna elettorale per accaparrarsi la fiducia è un comportamento da Berlusconi, non da M5s”, scrive Davide Pelà. “Io vi seguo e voto dal 2009 quando sfidavi Bresso e Cota, però il Cinque stelle si sta rivelando come tutti gli altri, quando diranno che il Tav in Valsusa sarà da fare, segnerà la morte del movimento”, aggiunge Pelà. “Se lo si sapeva, bastava non promettere di fermare l’opera solo per accaparrarsi voti”, scrive Gionata Borin. “Caro amico, quanto affermi è lo stesso che sostenevi in campagna elettorale? O forse ti sei ritrovato in qualche marcia con chi lotta per il no?”, provoca Daniela Albano. “Bono per favore, lascia perdere, qui il problema è la serietà e la coerenza, non puoi fare campagne elettorali urlando al mondo che fermi certe opere e poi al governo fai il contrario, io faccio gazebi parlo con la gente, ci metto la faccia e poi mi arriva un Di Maio qualsiasi a rovinare tutto? No, mi spiace, profondamente deluso da come si è gestita la cosa”, scrive Luciano Massara.

 

Alla fine insomma tutti devono fare i conti con la realtà: gli elettori con le promesse non mantenute, gli eletti con i costi in termini di consenso che queste promesse non mantenute hanno. “Qualcuno ha sbagliato a fare promesse sbagliate”, dice candidamente Bono, che dopo due mandati dovrà dedicarsi ad altro. A meno che, certo, il M5s non metta in discussione anche la regola del limite dei due mandati. Di questi tempi, come hanno capito No Euro e No Sviluppo a loro spese, è tutto davvero possibile.

  • David Allegranti
  • David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Nel 2020 ha vinto il premio Biagio Agnes categoria Under 40. Su Twitter è @davidallegranti.