La rivolta contro Toninelli della commissione sulle grandi opere

Luciano Capone

Gli errori clamorosi nella relazione sui costi e benefici del Terzo Valico aprono un altro fronte nel governo

Ma chi, e in che modo, sta valutando le grandi opere al Ministero dei Trasporti? Il ministro Danilo Toninelli aveva assicurato che le decisioni sarebbero state prese in maniera “tecnica” sulla base di analisi costi-benefici fatte dalla Struttura tecnica di missione, ma in realtà non è così. Dopo l’editoriale del Foglio di venerdì scorso, che ha mostrato diverse incongruità e un errore marchiano nella valutazione sul completamento del Terzo Valico, diversi membri della struttura – in particolare il gruppo che fa riferimento al professor Marco Ponti – affermano di aver visto la relazione finale solo dopo la pubblicazione. E ora chiedono al ministero di fare chiarezza sui veri autori.

 

La vicenda è complessa. Presentando i risultati della valutazione sulla linea ad alta capacità, Toninelli parla di esito favorevole al completamento dell’opera e scrive su Facebook: “Il Terzo Valico non può che andare avanti”. La decisione si basa su due analisi, una economica e l’altra giuridica. L’analisi costi-benefici in senso stretto fatta dal gruppo di Ponti stabilisce che  il costo dell’opera – considerando 1,5 miliardi di costi “affondati” per le spese già sostenute – supera i benefici per altri 1,5 miliardi. Dentro questi costi ci sono voci come i minori ricavi dei concessionari autostradali (864 milioni) e la perdita di entrate fiscali da accise sui carburanti per la riduzione di traffico stradale (905 milioni). Un costo, quest’ultimo, che però viene contestato dalla stessa relazione del ministero (su questo punto torneremo a breve).

 

La valutazione, secondo Toninelli, sarebbe positiva perché i costi dell’analisi economica sarebbero più che compensati dall’analisi giuridica, che valuta le penali in caso di abbandono dell’opera (rescissione e contenzioso), che ammontano a 1,2 miliardi. Ma così il bilancio è ancora negativo di 300 milioni, cioè sarebbe più conveniente bloccare il Terzo Valico. Alla fine, però, i conti tornano favorevoli all’opera perché nella relazione conclusiva ministero aggiunge ai costi da sostenere 1,5 miliardi “già spesi”. Ma è un errore grave, da matita blu, per un’analisi costi-benefici: le somme già spese sono “costi affondati” e in quanto tali non devono essere conteggiati una seconda volta (gli economisti chiamano questo errore logico “sunk cost fallacy”). Il gruppo di Ponti si dissocia da questo errore (“non è presente nella nostra analisi costi-benefici”) e dice di non aver partecipato alla stesura della relazione finale. Anzi, nonostante ripetute richieste, non hanno neppure potuto vedere il testo prima della pubblicazione. Anche perché quel documento contesta la metodologia usata da Ponti per l’analisi costi-benefici (“considerare la perdita di accise per lo Stato non è pienamente in linea con le linee guida Mit ed europee”).

 

Il problema è che questa relazione è su carta intestata della Struttura di missione del Mit, di cui Ponti e i suoi fanno parte, e quindi delegittima i suoi stessi componenti. Che ora pretendono da Toninelli che, quantomeno, compaia il nome dell’autore (ignoto) di una relazione pubblicata a nome di un organo collegiale che non si è mai riunito e che non ha condiviso né i lavori preparatori né quelli finali. Dal Mit dicono che non è vero che i membri della Struttura siano stati tenuti all’oscuro: “Hanno visto in anteprima il post su Facebook” di Toninelli. Insomma, la Struttura di missione è stata consultata all’unanimità per un lavoro da social media manager, ma non per la valutazione tecnica. 

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  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali