Stefania Pucciarelli (foto via Facebook)

Le ruspe, le commissioni e i diritti umani

Redazione

Le parole contano. L’inopportunità di nominare la senatrice Pucciarelli

Stefania Pucciarelli, senatrice della Lega, è stata eletta presidente della Commissione per i diritti umani del Senato. “Finalmente al campo rom di via Gragnola, a Castelnuovo Magra, sono ritornate le ruspe”, aveva dichiarato il 9 novembre 2018. E aveva messo un like a un post che diceva: “Certe persone andrebbero eliminate dalla graduatoria dal tenore di vita che hanno. E poi vogliono la casa popolare. Un forno gli darei”. Un like che poi la Pucciarelli aveva tolto, ma che non è bastato a evitarle una denuncia. “Troviamo singolare che i paladini della difesa della condizione femminile si scaglino con così tanto livore nei confronti di una donna della Lega” ha detto il capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo. “Che per loro la salvaguardia delle prerogative delle donne vale solo a sinistra?”. Per la Lega, la senatrice sarebbe dunque una figura di “comprovata esperienza politica” grazie alla quale “saprà attendere ai compiti cui è chiamata dedicandosi con imparzialità, rispetto istituzionale e grande attenzione verso una tematica trasversale e di fondamentale importanza per la convivenza civile delle moderne democrazie”. Possibile. Queste commissioni per i diritti umani sono spesso orwelliane. Se ne potrebbe quasi fare a meno. Ma siccome esistono, non si comprende come a guidarle possano essere chiamate senatrici quali Stefania Pucciarelli, che parte con il piede quanto meno sbagliato. Un’alternativa c’era, dicono i Radicali. Quella di Emma Bonino, che avrà i suoi difetti, ma che ha una storia di instancabile difesa dei diritti umani, e la cui nomina sarebbe stata comunque un segnale di “smarcamento” da parte del governo rispetto alla visione di sinistra degli stessi diritti. Si è preferita la strada della mera politicizzazione.

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