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Flat tax e altre false promesse

Una vera aliquota unica c’è già, ed è l’Imposta sul Reddito dell’Imprenditore. Parla l’ex viceministro Enrico Morando

14 Agosto 2018 alle 06:08

Flat tax e altre false promesse

Enrico Morando (foto Imagoeconomica)

Roma. Lega e Cinque stelle vogliono introdurre la flat tax (anche se non è “flat” visto che avrebbe due o addirittura tre aliquote) senza aver predisposto adeguate coperture. Il che è paradossale, osserva l’ex viceministro dell’Economia Enrico Morando parlando con il Foglio, perché una vera flat tax c’è già: si chiama Iri e non c’entra nulla con il vecchio istituto per la ricostruzione industriale. “Stiamo discutendo tutti del contratto di governo Lega-Cinque stelle che prevede la flat tax – dice Morando al Foglio – ma la cosa curiosa è che nessuno sta ponendo al governo, per la verità neanche l’opposizione, il seguente problema: nella legislazione vigente, a partire dal primo gennaio 2019 c’è scritto – legge di Bilancio dell’anno scorso, in vigore quest’anno – che deve partire l’Iri, una imposta sul reddito delle imprese personali, pensata in particolare per gli artigiani ma che vale per tutti gli autonomi, commercianti compresi”.

 

Questa imposta, ricorda Morando, ha richiesto una copertura, per il primo anno – quando si sommano saldo e acconto – di quasi due miliardi, e un po’ meno della metà a regime. Nasce dall’esigenza di ridurre la pressione fiscale sull’impresa distinguendo – nel reddito dell’impresa minore – ciò che serve per il mantenimento della famiglia dell’imprenditore, sul quale si paga l’Iperf normale con scaglioni e aliquote diverse, da ciò che ‘ritorna’ all’attività d’impresa, sotto forma di investimento, formazione o altro. Le organizzazioni del lavoro autonomo – Confartigianato e Cna in testa – la proponevano da anni. Alla fine del dibattito – proseguito fino al 2016 – fra i governi precedenti e le categorie è nata appunto l’Iri, Imposta sul Reddito dell’Imprenditore, una vera flat tax per le imprese personali, nata con l’obiettivo di allineare all’Ires, l’Imposta sul Reddito della Società, la tassazione dei redditi d’impresa prodotti da imprenditori individuali e società di persone e reimpiegati in azienda. Dunque, spiega Morando, l’Iri “doveva entrare in vigore il primo gennaio 2018 ma il governo Gentiloni, a causa del contesto difficile dal punto di vista finanziario e, aggiungo, commettendo un errore politico, decise di non farla partire. Lasciò inalterata la norma facendola però slittare dal primo gennaio 2018 sui redditi del 2017 al primo gennaio 2019 sui redditi sui redditi 2018”. Adesso non è chiaro che cosa voglia fare il nuovo esecutivo. Non è questione di poco conto, vista l’entità delle risorse stanziate in bilancio per finanziarla.

 

Insomma, per Morando lo slittamento fatto dal governo Gentiloni è stato un errore politico e oggi il governo Lega e Cinque stelle propone una finta flat tax dal costo di svariati miliardi a fronte di una vera flat tax per la quale peraltro, ricorda l’ex viceministro, il governo aveva già trovato le coperture. “E’ evidente. Se io scrivo in un bilancio pluriennale che intendo realizzare una certa cosa nell’anno X, naturalmente le coperture le apposto in bilancio nell’anno X. Solo Di Maio può pensare di introdurre una misura in un bilancio pluriennale senza reperire contestualmente le risorse”.

 

Ecco, dice Morando, “io trovo curioso che nel momento in cui si parla in continuazione di flat tax nessuno stia chiedendo al governo se l’unica flat tax già in vigore e già coperta finanziariamente resterà oppure se Lega e Cinque stelle intendono papparsi i quasi due miliardi di euro con cui è coperta per fare qualcos’altro. La cosa ridicola è che tutti, compreso il ministro Tria, ci stanno dicendo che nella legge di bilancio ci sarà un avvio di flat tax. Io però se fossi un esponente del governo che la vuole realizzare direi, magari aggiungendo una nota polemica nei confronti del governo precedente che l’ha fatta slittare, che intanto è pronta un’imposta piatta per tutti i lavoratori autonomi e gli artigiani. Ma siccome a pensar male si fa peccato però, come noto, spesso ci si azzecca, a me viene da pensare che con i soldi dell’Iri vogliano finanziare un’altra cosa”.

 

Magari, appunto, la (non) flat tax a tre aliquote. D’altronde, per il governo Conte sarebbe uno smacco ammettere che anche il Pd ha fatto cose buone. Già sta capitando sugli ottanta euro, che qualcuno dalle parti dei Cinque stelle vorrebbe togliere. Ipotesi subito bloccata da Matteo Salvini, che dopo alcune indiscrezioni ha detto: “Il governo non pensa di togliere gli 80 euro e non vuole aumentare l’Iva. Lavoriamo per attuare il programma”.

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    14 Agosto 2018 - 10:10

    Sinceramente non credo che continuare a farci intendere che il governo del Pd ha fatto (pure) cose buone aiuti molto a contrastare l’avanzata anche elettorale di chi alle urne ha dato ripetutamente una sonora batosta a quel Pd. Forse sarebbe più utile suggerire al Pd di riflettere su tutte le cose non buone fatte dal suo governo, e soprattutto su quelle non fatte. Senza una svolta profonda nel segno ben percepito della discontinuità non intravedo grandi prospettive di rinascita per chi ora sta all’opposizione. Costruire il futuro si può smettendola di baloccarsi con il passato, mi hanno insegnato.

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