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Il discreto protagonismo di Andrea Paganella, capo della segreteria di Salvini

Ha coordinato la campagna del leader, e ora lo assiste al Viminale. Ma è soprattutto il socio di Morisi, spin doctor del “Capitano”

3 Luglio 2018 alle 13:13

Il discreto protagonismo di Andrea Paganella, capo della segreteria di Salvini

Andrea Paganella e Matteo Salvini (foto Facebook Andrea Paganella)

Roma. Tra i piloti del C27 che stava per riportare Matteo Salvini e il suo staff a Roma, il 25 giugno scorso, pare sia corso uno sguardo un po’ impacciato, di fronte alla richiesta dell’ennesimo selfie. Ma del resto, di foto irrituali, quel giorno, ce n’erano già state parecchie, compresa quella del pranzo a bordo dell’aereo, “con cotoletta e patatine”, e cabina di pilotaggio in bella vista. E insomma a dissimulare una certa irritazione i militari dell’aeronautica s’erano già abituati: per cui, foto più o foto meno, poco cambiava.

 

 

 

Ed è così che Andrea Paganella, con le cuffie d’ordinanza alle orecchie – forse emulando “Sully” Sullenberger, il pilota celebrato dall’amatissimo Clint Eastwood – si è concesso anche lui lo scatto celebrativo, subito postato sul proprio profilo Facebook: “Con Salvini si vola!!!” (foto sopra). E a guardarlo, quel sorriso così studiato, lo stesso esibito, sempre a favore di social, anche domenica scorsa nel retropalco di Pontida e poi condiviso, dice molto del personaggio. In particolare, di quel suo riuscire a passare inosservato nonostante uno sforzo costante di mostrarsi.

 

Del ministro dell’Interno, del resto, Paganella è da tempo una compagnia immancabile: non solo ora, che al Viminale ricopre il ruolo di capo della segreteria, ma anche durante l’interminabile campagna elettorale del segretario del Carroccio. Oltre trecento comizi in meno di un mese e mezzo. Una prova di resistenza che, a vederla con gli occhi di chi quel tour de force lo ha gestito come responsabile, si può riassumere con “quattro chili persi in quaranta giorni”. Fatica ben spesa, in ogni caso: specie col senno di poi, alla luce dei sondaggi di questo inizio di luglio che danno la Lega come primo partito. Un successo di certo imputabile a Salvini, ma evidentemente rivendicato – e a ragione – dai suoi due più fedeli scudieri: Paganella, appunto, e Luca Morisi. Ovvero “il braccio e la mente della nostra propaganda”, sorride un leghista di peso. Se Paganella era “l’addetto al traffico”, infatti, quello che ad esempio organizzava la fila dei fan deliranti che a fine comizio desideravano un selfie con “Matteo”, Morisi è il social media strategist, quello che cioè pianificava, e pianifica tuttora, la comunicazione online del “Capitano”. Ma dello spin doctor Morisi molto si è detto e scritto; Paganella, invece, è rimasto finora nell’ombra. Eppure i due si conoscono bene, e da tempo. Mantovani entrambi, entrambi studenti con ottimo profitto al liceo scientifico Belfiore della città lombarda. La stessa, peraltro, cui Salvini è particolarmente legato per via delle origini della nonna materna, Agnese, nata in quel di Marcaria. Amici, Morisi e Paganella, e quasi coetanei: classe ’73 Morisi, come pure Salvini; di un anno più giovane Paganella.

 

Amici ma anche soci. Entrambi appassionati di quel che ruota intorno all’Itc, nel 2009 fondano infatti “Sistema Intranet”, una srl che si occupa di sviluppare software e piattaforme digitali per gestire apparati complessi, specie nel settore sanitario. E non a caso tra i principali clienti di Morisi e Paganella ci sono le Asl di mezza Lombardia: da Cremona a Monza, da Lecco a Melegnano, passando per l’immancabile Mantova. Rischio di conflitto d’interessi? A sostenerlo, velatamente, in tempi non sospetti, furono coloro che oggi con la Lega governano. Accadde nel maggio del 2016, al Pirellone, quando l’allora consigliere regionale Stefano Buffagni, oggi fedelissimo di Luigi Di Maio, denunciò l’assegnazione senza gara di una commessa da 38.500 euro affidata dall’allora direttore generale dell’Asst Franciacorta, considerato in quota Lega, proprio alla società di Morisi e Paganella. Altri tempi, comunque. Almeno a giudicare dalle parole benevole che oggi gli stessi vertici del M5s spendono in favore di Paganella, dopo esserselo ritrovato più volte, come prezioso collaboratore di Salvini e Giorgetti, negli incontri riservati finalizzati a definire il “contratto di governo”. E se tra la vecchia guardia leghista il protagonismo mai troppo discreto di Paganella non è apprezzato, gli esponenti del nuovo corso lo stimano eccome. “Un gran lavoratore, che anche nei momenti di scoramento mantiene il sorriso”, dicono. E non si riferiscono solo alla sua fede milanista. Pure quella, peraltro, condivisa con Salvini.

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