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Perché Renzi e Berlusconi aiutano Mattarella ad allontanare il patto per procura dei populisti

Meglio il 5 marzo del 4 marzo. Gli sconfitti sono riusciti a fare quello che i vincenti finora, tra un capriccio e un altro, si sono sognati: far pesare i propri voti per mostrare i limiti degli avversari

24 Aprile 2018 alle 06:12

Perché Renzi e Berlusconi aiutano Mattarella ad allontanare il patto per procura dei populisti

Foto LaPresse

Il patto del Nazareno, inteso come l’incrocio eroico e passionale tra il centrosinistra di Matteo Renzi e il centrodestra di Silvio Berlusconi, come avrete forse notato negli ultimi mesi, e in particolare il 4 marzo, piuttosto che risorgere, come qui notoriamente ci si augurava, è stato clamorosamente affossato dagli elettori, e alle ultime elezioni il Pd e Forza Italia, lo sapete, hanno ottenuto il peggior risultato della loro storia: sotto il 20 per cento il primo, sotto il 15 per cento il secondo.

 

Fino al 4 marzo la strategia di Berlusconi e Renzi non ha prodotto i risultati sperati e in campagna elettorale l’ex capo del centrodestra e l’ex capo del Pd hanno commesso gli errori che tutti conosciamo. Ma dal 5 marzo in poi, dal giorno cioè successivo alla vittoria di Luigi Di Maio e Matteo Salvini, gli sconfitti sono riusciti a fare quello che i vincenti finora, tra un capriccio e un altro, si sono sognati: far pesare i propri voti per mostrare i limiti degli avversari. Berlusconi lo ha fatto mettendo il Movimento 5 stelle di fronte al drammatico principio di realtà – se volete governare con il centrodestra, turisti della democrazia che non siete altro, dovete governare anche con me, e con i cinque milioni di elettori che hanno contribuito a far diventare la mia coalizione la prima d’Italia – e la sua pazza alleanza con Salvini almeno finora ha avuto l’effetto di rendere impossibile la nascita di un governo formato solo dalla Lega e dal M5s (e la sentenza di primo grado sulla trattativa stato-mafia paradossalmente complica il possibile piano di rottura di Salvini dal Cav. più del risultato del Molise: può davvero permettersi il nuovo leader del centrodestra di farsi dettare l’agenda da una procura?). Dall’altra parte Renzi, contribuendo a congelare i voti del Pd con la strategia del popcorn, ha permesso di testare la non abilità dei vincitori in materia di compromesso, ha permesso di mostrare in che misura Salvini e Di Maio siano in fondo due facce della stessa medaglia populista, ha permesso al presidente della Repubblica di osservare da vicino il grado di non affidabilità dei due leader populisti, ha permesso di mettere in luce fino a che punto Di Maio sia disposto a tradire i farlocchi princìpi grillini pur di trovare un modo per governare e ha permesso infine di arrivare al punto di ritrovarci di fronte a uno scenario in cui ad affermare la sostanziale pazzia del programma grillino è lo stesso professore (Giacinto della Cananea) incaricato da Di Maio di trovare una forma di compatibilità con gli altri partiti: “Il punto di fondo è chiaro: le divergenze che si sono manifestate ben prima dell’ultima campagna elettorale, riguardano temi e problemi tra quelli più rilevanti per l’azione dello stato, all’interno e all’esterno, e sono quindi tali da rendere ardua la formazione di un governo coeso”.

 

Non sappiamo ancora che traiettoria seguirà questa complicata legislatura. Eppure allo stato attuale sappiamo – e l’incarico al presidente della Camera Roberto Fico aiuterà a capirlo ancora meglio – che per andare al governo a entrambi i populisti non basterà solo l’appoggio esterno di un procuratore della Repubblica; occorrerà avere il sostegno di uno a scelta tra Berlusconi e Renzi. Sempre che i due populisti vogliano evitare di dover dire di sì alla nascita di un governo formato non da uno a scelta tra Pd e Forza Italia ma da tutti e due insieme. E così se la XVIII legislatura non passerà alla storia per aver dato alla luce un governo formato da un leader anti sistema alleato con un leader sovranista aiutato nella sua impresa da una procura della Repubblica e da una becera cultura giustizialista abituata a trasformare in gargarismo ogni forma di garantismo, per quanto possa sembrare paradossale il merito, oltre che di Sergio Mattarella, sarà anche dei due grandi sconfitti del 4 marzo. Vincere le elezioni è importante. Ma vincere il dopo elezioni in alcuni casi lo è ancora di più.

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Commenti all'articolo

  • Skybolt

    24 Aprile 2018 - 17:05

    Poi succederà che il Nazareno 2 farà una legge TV punitiva per accontentare 5S e B. si accorgerà di quanto lo ama il rignanese.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    24 Aprile 2018 - 16:04

    Assistiamo allo spettacolo tragico comico di tre, quatto autisti che si combattono ferocemente tra loro per sedersi al posto di guida di un autobus coi serbatoi a secco e che rifiutano infantilmente di accordarsi sul come e dove trovare il carburante. Sembra, ma non è così. La lotta autentica è che, comunque trovato un po’ di carburante, ogni autista pretende che a pagare il carburante siano solo i passeggeri che fanno capo agli altri autisti. Furbi, eh?

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  • Giovanni Attinà

    24 Aprile 2018 - 12:12

    Ma il sogno di Berlusconi ne Renzi pare destinato a non realizzarsi. Infatti non mi pare che si possa arrivare al Nazareno bis, sognato anche da"Il Foglio". Poi sulla situazione politica italiana velo pietoso e nel frattempo s'intrecciano incontri, colloqui , etc , senza arrivare a conclusioni. Tra l'altro, in questa situazione caotica, nessuno parla più di riforme da fare.

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    24 Aprile 2018 - 11:11

    L'incrocio "eroico e passionale" fra Renzino e il Cav. ha prodotto una riforma istituzionale non commestibile e giustamente bocciata ed una legge elettorale incostituzionale, oltre che al tracollo elettorale. Bell'affare. Poi perseverare diabolicum: così come non si prendeva nemmeno in considerazione la possibilità di un governo 5S-PD, si continua erroneamente a definire Lega e 5S le due facce della stessa medaglia. Casomai, ammessa e non concessa la definizione di populismo per la Lega (in questo caso in realtà populismo = buonsenso), Salvini e Di Maio ne occuperebbero la stessa. L'altra, the dark side of the moon, è rappresentata dal PD, col suo populismo da salotto buono neanche tanto ben camuffato. Fino ad ora Salvini ha mantenuto la parola data alla sua coalizione, a costo di perderci, in più il Senato è andato ad una forzista, la Camera al mejo Fico der bigoncio, sempre con i voti leghisti. Ma il Cav. come si comporterebbe in caso di governo del presidente? Domanda retorica

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