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I teorici del governissimo ci spiegano come si fa l’esecutivo Mattarella

Ceccanti: “Governo atlantico, con i filo-Putin all’opposizione”. Verini: “Se M5s si costituzionalizza è un bene”. Pronti i renziani

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19 Aprile 2018 alle 20:30

I teorici del governissimo ci spiegano come si fa l’esecutivo Mattarella

Danilo Toninelli, Luigi Di Maio e Giulia Grillo (foto LaPresse)

Roma. Stefano Ceccanti lo ha ribattezzato “governo atlantico: Pd, Cinque stelle, Forza Italia”. E’ quello che potrebbe nascere qualora il dialogo fra Matteo Salvini e Luigi Di Maio dovesse ufficialmente naufragare (giovedì il cosiddetto capo politico del M5s ha ribadito ancora una volta il no a Berlusconi) e un nuovo eventuale incarico di esploratore a Roberto Fico andasse a vuoto. Sarebbe questo il “governo del presidente”, da molti evocato nelle ultime ore, persino dai renziani, che Sergio Mattarella potrebbe spendere. Non è secondario capire naturalmente come ci si arrivi a questo governo. Anche perché se per settimane sono andati avanti i veti incrociati fra M5s e Forza Italia, perché poi dovrebbero stare (più o meno) tutti in un esecutivo trasversale? Spiega Ceccanti al Foglio: “Non sarebbe un governo politico. Mattarella d’altronde potrebbe dire: io ho fatto di tutto, adesso mi rivolgo alle persone responsabili. Come potrebbe il M5s dire di no? Ci sarebbero le convergenze parallele di tutti gli atlantici… All’opposizione resterebbero solo i leghisti, che sono pro-Putin”.

 

Naturalmente, prima dovrebbe affondare la trattativa Salvini-Di Maio e ci dovrebbe essere l’incarico a Fico, poi il Pd “dovrebbe trovare il modo di dire un no argomentato a Fico senza rompere i rapporti e quindi senza precludere il governo del presidente”. Walter Verini vede di fronte “scenari obiettivamente nuovi”, qualora la “trattativa” fra Lega e 5 stelle andasse in malora. “Se si esaurisce un primo scenario, se ne apre un altro. E’ complicato pensare a governi Pd-5 stelle, però se i Cinque stelle rinunciano a estremizzazioni e a concezioni talebane della vita politica dobbiamo valutarlo positivamente”.

  

“In questo scenario – dice Verini al Foglio – e con una personalità considerata un punto di riferimento ampio, non espressione partitica, ci potrebbe anche essere un tentativo per identificare 10 punti su cui lavorare insieme, sotto la regia di Mattarella, senza abiurare niente e senza svendere il nostro patrimonio riformista”.

 

Anche perché, dice Verini, fra gli elettori del M5s ce ne sono tanti che non troppo tempo fa votavano Pd “e adesso ci hanno lasciato. Questi elettori non sono nemici della democrazia e ho fiducia che possano essere riconquistati. E’ nell’interesse dell’Italia ma anche nostro quindi se un movimento, che ha un carattere populista e una democrazia interna opaca e discutibile, si parlamentarizza e si costituzionalizza pienamente. Non è un danno per la democrazia, anzi. Per questo non ho mai tifato perché Di Maio e Salvini si mettessero d’accordo: quello sì che sì che sarebbe un danno”. Dunque anche il Pd potrebbe avere un vantaggio da una parlamentarizzazione del M5s. Così come poterci dialogare. “Essere minoranza non significa essere minoritari. Si può essere minoranza ma riuscire comunque a far prevalere i nostri temi nel dibattito pubblico”. Per fare questo però c’è anche bisogno che il Pd cambi impostazione. Non solo a livello nazionale, ma anche sui territori. “Le federazioni regionali vanno commissariate prima del congresso. Il lanciafiamme andrebbe usato per davvero, ma contro il correntismo. Servirebbero 20 figure come Gianrico Carofiglio, Paolo Siani, Peppe Provenzano, per azzerare il correntismo e il notabilato che domina il Pd. Bisogna tornare allo spirito del Lingotto: un partito né pesante né leggero, ma aperto”. La partita però, avverte Matteo Ricci, responsabile enti locali del Pd, è ancora lunga. Intanto, spiega al Foglio, “bisogna vedere se dà il secondo mandato esplorativo eppoi se Salvini e Di Maio capiscono che c’è l’ipotesi di un governo del presidente potrebbero accelerare. Di certo Mattarella li ha spiazzati con un calendario che non è quello che volevano loro. Loro volevano un calendario più lungo per giocare con i risultati amministrativi e le regionali. La sostanza tuttavia non cambia. L’unico governo al quale noi possiamo dare la disponibilità è un governo del presidente. Bisogna capire per che cosa e su quale figura. E’ evidente che a quello faremo fatica a sottrarci. Ma non esiste né governo con i cinque stelle né con il centrodestra”.

 

Il “governo Mattarella” resta tuttavia un oggetto misterioso, per ora. Siamo sicuri che Di Maio toglierebbe il veto su Forza Italia? Siamo sicuri che Forza Italia accetterebbe di mandare la Lega all’opposizione? Potrebbe essere sufficiente un appello al senso di responsabilità, dice al Foglio il deputato renziano David Ermini: “Esaurite le possibilità politiche, Sergio Mattarella non potrà che rivolgere un appello. Chi è responsabile dovrà prenderne atto. Poi, certo, ci sono irresponsabili che pensano di essere in campagna elettorale permanente, tant’è non riescono a mettersi d’accordo, senza peraltro spiegarci esattamente su che cosa non si trovano: reddito di cittadinanza? Lavoro? Sanità?”.

 

L’oggetto misterioso deve però sopravvivere alle evoluzioni delle ultime ore. Le continue scaramucce fra centrodestra e M5s per ora continuano ad andare avanti. “Il supplemento di veto pronunciato dal Movimento 5 stelle – dice Forza Italia – dimostra, al di là di ogni ragionevole dubbio, il rifiuto di formare un governo. Si tratta dell’ennesima prova di immaturità consumata a danno degli italiani”.

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