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Veltroni e Gentiloni parlano di Roma come metafora dell'Italia a 5 Stelle

L'ex segretario del Pd e il premier al Tempio di Adriano per la presentazione del libro di Marco Causi. Veltroni: “Com’è che la città cresceva quando c’eravamo noi? La città era governata”

15 Marzo 2018 alle 17:03

Veltroni e Gentiloni parlano di Roma come metafora dell'Italia a 5 Stelle

Walter Veltroni e Paolo Gentiloni (foto LaPresse)

L'ultima volta insieme, su un palco, era stata lo scorso 25 febbraio. Teatro Eliseo. Walter Veltroni e Paolo Gentiloni a parlare delle “idee della sinistra di governo” a poco più di una settimana dal voto. Ieri l'ex segretario del Pd e il premier si sono ritrovati al Tempio di Adriano per la presentazione del libro di Marco Causi “Sos Roma. La crisi della capitale da dove viene, come uscirne”. 

 

Poco spazio, quindi, per parlare di governi di scopo, di alleanze post elettorali, della crisi del Pd. Attenzione focalizzata sulla Capitale e sulla crisi che la città sta attraversando. “Verso la fine del mio mandato - ha raccontato Veltroni - fui inviato dall’amministrazione di Milano per raccontate il modello Roma. E ricordo che nel 2006 la nostra campagna elettorale si svolse con il seguente slogan: 'Orgogliosi di essere romani'. La città in questo momento ha uno stato d’animo piegato. E con uno stato d’animo piegato una comunità non va da nessuna parte”

 

E ancora: “Roma è ingovernabile? Impossibile? Non credo. È difficile. Come Londra e Parigi. Non credo di più. Ed è come fosse un problema per il paese. Mentre di solito le capitali sono una risorsa. Non è impossibile governare Roma, bisogna avere visione. Com’è che la città cresceva quando c’eravamo noi? Cosa è successo? È successo che la città era governata. Roma può avere un grande futuro davanti a sé, dipende dallo spirito di squadra di un paese che insieme vince e insieme perde”.

 

Insomma, si parla di Roma, ma sullo sfondo c'è l'Italia che in questo momento vive un momento di impasse. Un concetto ribadito anche da Gentiloni: “Il futuro del paese è il futuro della sua Capitale. Oggi, per tirarsi fuori, credo Roma abbia bisogno innanzitutto di visione e grandi progetti. Certamente anche di collaborazione istituzionale. Io penso che chiunque abbia la responsabilità di servire un’amministrazione pubblica debba servire in generale, quindi debba avere un atteggiamento di leale collaborazione tra i diversi livelli istituzionali”.

 

“Naturalmente - ha concluso - dobbiamo tradurre questa collaborazione in progetti ambiziosi e priorità comuni, questo era l’obiettivo del tavolo messo in capo dal ministro Calenda con sindacati, comune di Roma, e Regione. Individuare vocazione e progetti sui quali insistere. Ci sono settori sui quali Roma può sviluppare le proprie vocazioni moderne, proiettate sul futuro, senza immaginare di difendere un modello è un tipo di economia che è già molto cambiata”.

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Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    15 Marzo 2018 - 19:07

    Se la piccola Raggi a Roma resiste è perché ha avuto voi come apripista. Al peggio c’è sempre un più peggio quindi si aspetta. Anche perché la speranza non è un nuovo che arriva ma l’angoscia del vecchio che torna.

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