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Doppia solitudine

Confalonieri e Scalfari sognano un Nazareno-bis. Ma l’intendenza, e le opposte redazioni, non seguono

28 Gennaio 2018 alle 06:10

Doppia solitudine

Fedele Confalonieri (foto LaPresse)

Roma. Tra le tante storie parallele e bislacche che prendono forma durante la campagna elettorale nel centrosinistra e nel centrodestra politico-mediatico, ce n’è una che riguarda specularmente Fedele Confalonieri (e Mediaset) ed Eugenio Scalfari (e Repubblica). Si dà il caso, infatti, che i due grandi padri della tv di Cologno Monzese e del quotidiano di Largo Fochetti si trovino nella singolare posizione di coloro che spingono in direzione per così dire opposta rispetto al corpaccione aziendal-redazionale. Partendo dalla fine, ecco che Confalonieri, sul Fatto quotidiano di ieri, dice che il futuro, secondo lui, sebbene in un quadro di stallo politico, e forse di Gentiloni bis, riserva ancora un patto del Nazareno, una seconda edizione dell’intesa cordiale tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi. Lo dice anche con paragone estero: “Martin Schulz ha lottato contro Angela Merkel per mesi, anche in maniera feroce. E oggi si stringono la mano per l’ennesima coalizione. Al momento Silvio e Matteo sono divisi, domani vedremo”. E non è la prima volta.

 

Ci sono stati giorni in cui, nell’estate del 2016, a monte del referendum costituzionale e della sconfitta dell’ex premier, Confalonieri auspicava il ritorno di Berlusconi alla politica proprio in chiave di “aiuto” all’allora governo Renzi: “Vorrei qualcosa che somigli al Nazareno”, diceva alla Stampa, e aggiungeva: “Dovremmo dare ancora fiducia, in fondo Renzi non ha fatto male”. Ma già allora l’animo moderato del presidente di Mediaset se ne andava in direzione opposta a quella degli schermi di casa sua, tanto che qualche mese dopo, nel marzo del 2017, intervistato da questo giornale, pronunciava un “cui prodest? a chi giova?” all’indirizzo della pratica (anche targata Mediaset) della tv che insegue il populismo politico: “C’è un clima in una parte del paese, un malumore che la televisione intercetta, e che poi a volte, per fortuna non sempre, enfatizza. I nostri conduttori sono bravi, ma in questa logica dell’urlo adesso stiamo esagerando”, diceva. E chissà se oggi trova qualcosa di troppo gridato nel palinsesto a volte pencolante in direzione anti casta (specie al mattino). Intanto c’è chi, a Cologno Monzese, si è domandato se “la salvinizzazione di alcune ospitate” non sia “controproducente”; chi si è ritrovato a confidare in Barbara D’Urso per un “rassicurante pomeriggio” e chi ha sperato che la trasformazione in “dibattito più pensoso” di alcuni programmi tradizionalmente urlati non desse l’impressione “di aver messo un vestito da sera a un culturista”).

 

Per non dire di Eugenio Scalfari, Fondatore di Rep. che non molto tempo fa, su La7, nel salotto di Giovanni Floris, a “DiMartedì”, ha detto: “A chi affiderei il governo del paese, dovendo scegliere tra Berlusconi e Di Maio? Sceglierei Berlusconi” (seguiva risposta dell’Ingegnere ed ex editore Carlo De Benedetti sul Corriere della Sera: “Questione improponibile, si può restare a casa o votare scheda bianca”). E se è vero che in seguito, sul tema Repubblica in sé, il Fondatore è stato difeso da direzione e redazione quando l’ex editore l’ha attaccato dal salotto di Lilli Gruber a “Otto e mezzo”, sempre su La7, definendolo tra le altre cose “ingrato” e criticando la linea editoriale, è pure vero che il tono generale dei commenti, a Rep., non è parso negli ultimi mesi in linea con il “berlusconismo” obtorto collo di Scalfari. Ed è come se i due padri si trovassero immersi nella grande solitudine di chi vede i figli andare per conto loro, e non sempre nella direzione auspicata. “Sia Scalfari sia Confalonieri”, dice il conduttore di “Matrix” Nicola Porro, “ne hanno viste talmente tante che è inevitabile siano anche i più lucidi. Spesso non si trovano d’accordo con la versione più facile e non si fanno ingannare dall’ultimo titolo. Unica differenza: uno parla con Dio, l’altro con Beethoven”.

Marianna Rizzini

Marianna Rizzini

Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.

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