"Altro che Berlusconi, il vero partito padronale è quello di Grillo"

“Con il nuovo codice dei Cinque Stelle viene messo nero su bianco che non si vogliono parlamentari, ma parlamentari al guinzaglio”, ci dice l’avvocato Gianluigi Pellegrino

"Altro che Berlusconi, il vero partito padronale è quello di Grillo"

Anteprima all'interno degli Hangar del Carnevale di Viareggio a 20 giorni dall'inizio della manifestazione (foto LaPresse)

Roma. “Con il nuovo codice dei Cinque Stelle viene messo nero su bianco che non si vogliono parlamentari, ma parlamentari al guinzaglio”, dice l’avvocato Gianluigi Pellegrino al Foglio. “Il paradosso di tutta questa vicenda è che il M5s doveva essere una forza politica che sceglie i suoi candidati con metodo democratico anche se portato alle sue estreme conseguenze (uno vale uno, plebiscito della rete) e cioè condotto sino alla democrazia plebiscitaria. Le nuove regole del M5s invece codificano la negazione persino della minimale democrazia interna ai partiti, in palese violazione dell’articolo 49 della Costituzione: ‘Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale’”.

 

Certo, dice Pellegrino, abbiamo dei limiti che derivano da un forte ritardo: “Non è stata mai approvata una legge per l’attuazione dell’articolo 49. Ma un minimo principio democratico nella vita dei partiti deve essere comunque rispettato. Qui invece si vuole imporre agli elettori e ai candidati la negazione delle basilari norme democratiche. Il nuovo codice del M5s sancisce che il parlamentare non risponde a chi l’ha eletto, ma ai vertici del M5s a loro volta mai democraticamente scelti. Con il vincolo di mandato il parlamentare risponde al Capo Politico, che nessuno ha eletto, ai suoi delegati e persino a un ente privato che detiene il simbolo, prevedendosi attraverso una sanzione pecuniaria in caso di ‘disobbedienza’ a queste autorità. Siamo in evidente contrasto con l’articolo 49 e con il 67 della Costituzione sulla libertà senza vincolo di mandato dei parlamentari”.

 

Tuttavia, dice l’avvocato Pellegrino, “credo che non si sogneranno mai di applicare davvero quelle sanzioni perché andrebbero per direttissima verso una pronuncia di nullità da parte di qualsiasi giudice. E però la sola approvazione e divulgazione di questo codice vuole dare all’esterno un messaggio: il controllo sui parlamentari sarà esercitato con il guinzaglio. Se pensiamo a quanto abbiamo criticato Berlusconi, che avrebbe introdotto surrettiziamente il partito padronale, troviamo qui invece la qua quintessenza: non c’è più bisogno di infingimenti. Mi ricordo quando Alfano era segretario del Pdl ma rispondeva al presidente Berlusconi. Ci divertivamo a dire che Alfano era il ‘segretario del presidente’ e non del partito. Ma lì era surrettizio, celato, qui invece l’operazione è smaccata, alla luce del sole. Approvano un codice con cui stabiliscono, attraverso un’associazione privata, cosa debba fare il parlamentare, minacciando sanzioni se questi non risponde agli ordini. Siamo all’apoteosi della negazione dell’articolo 49. Le liste di un partito che si presenta così non dovrebbero essere accettate da una democrazia che si consideri tale”.

 

Anche perché, sottolinea l’avvocato Pellegrino, “finché si tratta di un partito marginale, si può anche chiudere un occhio. Ma ora non è più così se è vero che il M5s si candida con molte aspettative al governo del paese. Allora tutti dovrebbero porsi questi dubbi, giuristi e non. A Roma abbiamo avuto l’antefatto, con l’imposizione a Virginia Raggi del contratto in cui c’era scritto che lei avrebbe formato lo staff su indicazione del suo capo politico. E’ anche qui la quintessenza della partitocrazia che Pannella denunciava: il controllo dei partiti nell’esercizio della vita pubblica. Non mi meraviglia allora che ci sia un giustamente allarmato ricorso in appello presentato dall’avvocato Venerando Monello. Non possiamo non occuparcene, è una questione non solo politica o giuridica, ma sociale”.

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