Ragioni semplici per capire perché la Sicilia non è come l’Ohio

Da Musumeci a Cancelleri, da Fava a Micari cu’? Domenica si vota nell'isola e da lunedì succederà di tutto. In realtà non succederà nulla

3 Novembre 2017 alle 06:01

Ragioni semplici per capire perché la Sicilia non è come l’Ohio

Foto LaPresse

Succederà qualsiasi cosa ma alla fine non succederà niente e anche se nelle prossime ore i giornali tenteranno di dimostrare che il voto delle regionali siciliane non è solo su Nello Musumeci (centrodestra), Giancarlo Cancelleri (M5s), Claudio Fava (sinistra sinistra) e Fabrizio Micari (Micari cu’? cominciano già a dire nel suo Pd) ma è in realtà un voto su Silvio Berlusconi, Matteo Salvini, Luigi Di Maio, Massimo D’Alema e Matteo Renzi, la verità è che nulla di quello che accadrà in Sicilia meriterebbe di essere letto con una lente di ingrandimento diversa da quella siciliana.

 

Nei prossimi giorni succederà qualsiasi cosa ma alla fine non succederà nulla perché nessuna sconfitta e nessuna vittoria di nessun candidato potrà avere un impatto reale sul percorso che accompagnerà i partiti da qui alle elezioni nazionali. Una vittoria del centrodestra permetterà a Berlusconi di essere sì considerato un argine al populismo grillino, ma una vittoria del centrodestra in Sicilia può far notizia fino a un certo punto, dato che dal 1996 a oggi la somma dei partiti di centrodestra, alle regionali siciliane, è sempre stata maggioritaria e mai inferiore al 44,6 per cento del 2012 (51,4 per cento nel 1996, 68,2 per cento nel 2001, 63,9 per cento nel 2006, 57,2 per cento nel 2007, e nel 2012 il centrodestra ha perso le elezioni solo perché si presentò diviso).

 

Domanda: ma una vittoria del centrodestra in Sicilia renderebbe automaticamente vincente il centrodestra a livello nazionale o il centrodestra nazionale potrebbe trovare nei mesi qualche piccolo problema a dover mettere insieme un partito che vuole uscire dall’euro con uno che non vuole uscire dall’euro? Rispondete voi. Allo stesso modo, una sconfitta del centrosinistra sarebbe un duro colpo per Matteo Renzi (martedì, quando il segretario del Pd incontrerà Di Maio a La7, non sappiamo ancora se intervistato da Giovanni Floris o direttamente da Piercamillo Davigo, ci sarà un’intervista già prenotata a Walter Veltroni di Bianca Berlinguer, e l’ex segretario del Pd difficilmente non ricorderà che nel 2010 dopo la sconfitta subita dal Pd in Sardegna lui scelse di dimettersi) ma in realtà il Pd in Sicilia è da anni che non tocca palla e già nel 2012 ai tempi della vittoria di Crocetta il Pd di Bersani venne votato dal 13,4 per cento degli elettori. Domanda: ma una clamorosa sconfitta del Pd in Sicilia non potrebbe far nascere un fronte ampio nel Pd disposto a chiedere a Renzi un passo indietro da candidato premier? Il fronte sicuramente nascerà (e sarà un fronte che proverà, senza riuscirci, a mettere contro Matteo Renzi e Paolo Gentiloni e che alla fine proverà ad accontentarsi di ridisegnare la geografia delle liste, sempre che Renzi glielo conceda) ma sarà un fronte che alla fine dovrà fare i conti con una realtà difficile da negare: il candidato premier che si presenterà alle elezioni è una figura immaginaria (la nuova legge elettorale non prevede neppure il dovere di indicare un capo della coalizione) e il vero candidato premier che guiderà il governo nella prossima legislatura sarà figlio non dei voti delle elezioni ma dei veti del post elezioni.

 

Rimane il Movimento 5 stelle, che in realtà è l’unico partito che ha qualcosa da perdere dalle elezioni siciliane. Non vincere in Sicilia dopo un mandato del governo Crocetta sarebbe come non essere riusciti a vincere a Roma dopo un mandato del governo Marino (sarebbe incredibile, praticamente impossibile) ma una vittoria in Sicilia non cambierebbe nulla a livello nazionale non solo perché negli ultimi quattro anni l’Italia non è stata governata da Crocetta (e i risultati si vedono) ma anche perché il sistema elettorale che esiste fuori dalla Sicilia è un sistema che non rende possibile quello che potrebbe accadere in Sicilia: un partito che a prescindere dai voti presi arrivando primo può vincere le elezioni. Quel sistema, in un certo senso, sarebbe stato possibile con il combinato disposto tra riforma costituzionale e riforma elettorale ma anche grazie al Movimento 5 stelle (che ha detto no a quella riforma) quello che potrebbe accadere in Sicilia non accadrà a livello nazionale. Nei prossimi giorni succederà dunque qualsiasi cosa ma in realtà non succederà niente (e anche un buon risultato della sinistra a sinistra del Pd dimostrerà che l’unica ambizione della sinistra a sinistra del Pd è non far vincere il Pd). La Sicilia forse potrà essere la fine di qualcosa (dell’egemonia di Renzi sul Pd, della forza del grilismo, del peso del leghismo) ma non sarà l’inizio di un bel nulla. L’Ohio è un’altra cosa. Lunedì conviene ricordarselo.

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Commenti all'articolo

  • Nambikwara

    Nambikwara

    03 Novembre 2017 - 12:12

    Caro Direttore, paura eh! Quanto a Cincinnati (Ohio), per gli americani veri(uomini e donne di provincia) e non quelli "turistici" di New York, o i buzzurri italiani che mandano le foto dalla Florida, è sentita come "the best secret of America" e è tra le city a più alto valore per la qualità della vita; città circondata da dolci declivi e una atmosfera finemente piacevole: è delle stesse dimensioni di Catania;si può dire che quest'ultima è the best secret of Italy?(anche se a me CT piace moltissimo come Cincinnati). Mi chiedo ma si possono fare simili paragoni?Forse perchè il fanciullino Renzi è,alla vigilia delle elezioni sicule,corso a Chicago che è vicinissimo a Gary(Indiana classe piccolo borghese e operaia chiamata L'ascella dell'America per le sue ciminiere seguite da quelle in Ohio ) dove "gli amici" del buon Obama hanno perso: Renzi in Sicilia probabilmente perderà si tratta solo di sapere quanto; certo "correlare" il fanciullino a Obama non è il massimo (per Obama :-) ).

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  • Giovanni

    03 Novembre 2017 - 11:11

    Sono d'accordo con lei fino ad un certo punto, Cerasa. Probabilmente si andrà ad un governo dell'isola fatto di centro destra e centro sinistra. Una specie di Grosse Koalition sicula che si ripeterà qualche mese dopo alle elezioni nazionali. Tuttavia il punto che dal punto di vista politico interessa di più è il destino di Renzi e di conseguenza quello del PD di renziana ideologia.

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  • lorenzolodigiani

    03 Novembre 2017 - 11:11

    Caro Cerasa, lei spiega in modo efficace perché quello che accade in Sicilia non può' accadere a livello nazionale. A me sta bene cosi'. Succeda nel paese tutto ciò che deve succedere, ma sia, almeno, caratterizzato da una sua originalità. Mutuare modelli siciliani, sarebbe, inoltre, masochistico. Anche se il masochismo (abbiamo qualche esempio) pare vada piuttosto di moda.

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  • mauro

    03 Novembre 2017 - 09:09

    Non avvilisca così l'importanza di queste elezioni, caro Cerasa. E poi il paragone tra l'Ohio e la nostra isola è ingeneroso; non ha appena ricordato che la Sardegna fu l'Ohio di Veltroni ? Siamo forse figli di un dio minore? Anche se ammetto che di un Dio bizarro lo siamo certamente. Dovremmo inoltre ignorare l'impatto vivificante, quale che sia il risultato, su i languenti talk shows? I quali influenzeranno gli elettori fino alla prossime nazionali. Se non cambieranno canale.

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