Il "trend non uniforme" ma in crescita di Gentiloni

Marianna Rizzini

In sei mesi il premier ha raggiunto il "44 per cento di fiducia". Parla Baldassarri, presidente dell’Istituto Piepoli

Roma. Era nato come governo-Caronte, il governo Gentiloni: dopo la vittoria del “no” al referendum costituzionale del 4 dicembre, dopo le dimissioni di Matteo Renzi, prima delle primarie del Pd in cui Matteo Renzi è stato confermato segretario, in mezzo al mare e alla tempesta per il principale partito di centrosinistra a un passo dalla scissione. E il nome di Paolo Gentiloni, anche conte Silverj, già politico di lungo corso, era stato visto come salvagente, sì, ma a tempo (giusto il tempo di una mezza traversata). E invece. Invece, dice Roberto Baldassarri, presidente dell’Istituto Piepoli, c’è un “caso Gentiloni”, il premier che, sondaggi alla mano, il 17 luglio scorso “registrava il 44 per cento di fiducia”, essendo partito, nelle prime settimane dall’insediamento, con il 38 per cento. E, nel giro di sei mesi, sebbene “con trend non uniforme”, Gentiloni ha guadagnato punti, attestandosi su posizioni non distantissime da quelle del presidente della Repubblica Sergio Mattarella (58 per cento di “fiducia”). E il perché, secondo Baldassarri, sta nell’immagine dell’attuale premier – diversissima da quella di Renzi. Un’immagine che, all’inizio, per molti osservatori, era stata considerata adatta al momento e alle scelte politiche di un Pd in crisi, ma un impedimento alla corsa di lungo respiro dello stesso Gentiloni premier – che ora però si sta affermando nel gradimento dell’elettorato, dice il presidente dell’Istituto Piepoli, come “forza calma, figura di garanzia che si allinea perfettamente con la figura di Sergio Mattarella al Colle. Renzi al contrario segmenta. O lo ami o lo odi: la sua figura era considerata operativa, con tutti i pro e i contro, rispetto al Mattarella istituzionale. E chi è considerato operativo può piacere moltissimo o pochissimo”. Fatto sta che Gentiloni, con il 44 per cento a livello di “fiducia”, sta un passo avanti al suo stesso governo (41 per cento), forse perché, dice Baldassarri, “la compagine del suo governo non era stata del tutto rinnovata rispetto al governo precedente o perché non tutti i ministri riscuotono lo stesso successo di Dario Franceschini e Graziano Del Rio, che l’8 e il 7 per cento del campione vedrebbe addirittura adatti a ricoprire il ruolo di premier” .

   

Dopo la Sicilia

Questo non vuol dire che il gradimento per la “forza calma” di Gentiloni abbia cancellato nell’opinione pubblica la passione per le personalità politiche più muscolari: “Luigi Di Maio e Matteo Salvini”, dice Baldassarri, “sono rispettivamente al venti e al diciannove per cento” del gradimento come possibili presidenti del Consiglio, prima di Giuliano Pisapia, al 13 per cento, di Silvio Berlusconi, che è al 9 per cento, e di Carlo Calenda, Andrea Orlando e Pier Carlo Padoan, che sono al 4 per cento”. E il fatto che il Gentiloni ex-traghettatore piaccia come presidente del Consiglio ha “una valenza politica: a partire da febbraio, il premier si è guadagnato la fiducia di una parte stabile dell’elettorato, compreso il 16 per cento degli elettori del M5s e di uno su tre elettori del centrodestra”. Alla luce di questo ragionamento, dice Baldassarri, “e in vista delle prossime elezioni politiche, il fatto che Gentiloni sia per così dire meno ‘segmentante’ di Renzi e che riesca da attrarre consensi da altri poli può essere un punto a favore, e un elemento più o meno importante a seconda di come andranno le amministrative in Sicilia, il 5 novembre. La Sicilia sarà infatti un banco di prova per il Pd e per lo stesso Renzi, che farà naturalmente la sua campagna elettorale sull’isola”. Intanto, in Sicilia, il Pd è alle prese con il caso del governatore uscente Rosario Crocetta, che annuncia di voler correre di nuovo per la presidenza della Regione, primarie o non primarie. Subito dopo, dice il presidente dell’Istituto Piepoli, “bisognerà pensare alle Politiche. Dopo novembre sarà già campagna elettorale, come se la legislatura finisse in febbraio. E quello che accadrà in Sicilia influenzerà le scelte di tutti i partiti, in vista del voto di marzo o aprile”. E Gentiloni, dice Baldassarri, potrebbe essere utile proprio per la sua attrattiva presso elettorati non soltanto targati Pd.

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  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.